sabato 31 gennaio 2026

s messa 22 marzo




noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me

s messa 22 marzo
I tre vangeli sinottici riferiscono che, 
nei dintorni di Cafarnao,
Gesù ha risuscitato la figlia di un 
certo Giairo, capo della si-
nagoga (Mt 9,23-27; Mc 5,35-43; Lc 8,43-56). 
Luca parla,
inoltre, del figlio di una vedova di Naim, 
villaggio della Gali-
lea, restituito da Gesù a sua madre mentre 
lo portava alla se-
poltura (Lc 7,11-17). Entrambi questi 
racconti sono molto
brevi. D'altra parte, Gesù è stato spinto 
a fare questi miraco-
li straordinari da circostanze impreviste. 
Lo si sottolinea espli-
citamente per il figlio della vedova di 
Naim: Gesū si è trova-
to per caso sul percorso del corteo funebre. 
Quanto alla figlia
di Giairo, Marco e Luca dicono che era 
ancora viva quando il
padre pregò Gesù di venire ad imporle le 
mani. Ben diverso
è il caso del «vangelo della risurrezione 
di Lazzaro» che si leg-
ge oggi in Giovanni, il solo che ne parla.

Il racconto è lungo e dettagliato: 45 
versetti (Gv 11,1-45). Pri-
ma di recarsi alla tomba, Gesù sapeva 
che il suo amico era
morto ed ề lui stesso che ha deciso di 
andare a «svegliarlo».
Marta, la sorella del defunto, non chiede 
nulla: si rammarica
solo che Gesù non sia venuto prima, per 
guarire il fratello pri-
ma che lo cogliesse la morte. Vi è poi, 
soprattutto, il dialogo
fra Gesů e Marta, il modo quasi liturgico 
in cui Gesů, dopo
aver reso grazie al Padre con gli occhi 
levati al cielo, grida a
Lazzaro di uscire dalla tomba, ordina di 
scioglierlo dalle ben-
de che lo tenevano legato e di «lasciarlo 
andare». Infine, Ge-
sù stesso dice che questa risurrezione 
è un «segno» dato per
suscitare la fede.
Tutto ciò conferisce a questa grande 
pagina del vangelo un
notevole sapore di catechesi battesimale, 
rivolta a coloro che,
oggi, la sentono proclamare, poiché essa 
interpella la loro fe- 
de, «lo sono la risurrezione e la vita, 
ci dice Gesū. Chi crede
in me, anche se muore, vivrà; chiunque 
vive e crede in me
non morrà in eterno. Credi tu questo?».

Paolo, da parte sua, esplicita cið che 
significa e implica la fe-
de in Gesü, risurrezione e vita. Lo 
Spirito di Dio abita in noi
che quindi non siamo più sotto il 
dominio della carne; pur es-
sendo votati alla morte, Gesü renderà 
la vita ai nostri corpi
mortali. Noi professiamo la fede nella 
risurrezione individua-
le, personale. La professiamo veramente?

antifona d'ingresso Sal 42,1-2
Fammi giustizia, o Dio, e difendi la 
mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall'uomo ingiusto e malvagio, 
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.

colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre 
misericordioso, perché possia-
mo vivere e agire sempre in quella 
carità, che spinse il tuo
Figlio a dare la vita per noi. Egli 
è Dio e vive e regna con te...

oppure 
Eterno Padre, la tua gloria è l'uomo 
vivente; tu che hai ma-
nifestato la tua compassione nel 
pianto di Gesù per l'amico
Lazzaro, guarda oggi l'afflizione 
della Chiesa che piange e
prega per i suoi figli morti a causa 
del peccato, e con la for-
za del tuo Spirito richiamali alla 
vita nuova. Per il nostro
Signore Gesù Cristo.

prima lettura  Ez 37.12-14
Secondo la tradizione biblica, 
l'esilio a Babilonia (597-538 a. C.)
è stato per tutto il popolo come la 
morte da cui non si ritorna.
Attraverso la voce del profeta, il 
Signore Dio si rivolge ai depor-
tati che hanno perso ogni speranza. 
Voi dimenticate chi io so-
no, la mia fedeltà e la mia potenza. 
Siete morti? Ebbene, farò
risorgere il mio popolo, lo ricondurrò 
sulla terra dei suoi padri. 


DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE
Cosi dice il Signore Dio: «Ecco, 
io apro i vostri sepolcri, vi fac-
cio uscire dalle vostre tombe, o 
popolo mio, e vi riconduco nel-
la terra d'lsraele.
Riconoscerete che io sono il 
Signore, quando aprirò le vostre
tombe e vi farò uscire dai vostri 
sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito 
e rivivrete; vi farð riposare
nella vostra terra. Saprete che io 
sono il Signore. L'ho detto
e lo farò», Oracolo del Signore Dio. - 
Parola di Dio.

salmo responsoriale 
129,1-2;3-4;5-6; 7cd-8
Gridare verso Dio è sperare. 
Confessare il proprio peccato è
credere al perdono. Nelle tenebre 
che ci circondano, già bril-
lano le prime luci della Pasqua.

RIT. Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica./R

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi tỉ può resistere?
Ma con te è il perdono:
Cosi avremo il tuo timore./ R

lo spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
piû che le sentinelle all'aurora./R

Piû che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe./R 

seconda lettura Rm 8,8-11
Il dono dello Spirito cambia 
radicalmente la condizione dei
credenti. Non sfuggono alla morte 
fisica, ma, divenuti giusti,
non ne resteranno prigionieri. 
La loro morte sara, con il Cri-
sto e come lui, Pasqua di 
risurrezione, ingresso nella vita.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO 
APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, quelli che si lasciano 
dominare dalla carne non pos-
sono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio 
della carne, ma dello Spi-
rito, dal momento che lo Spirito 
di Dio abita in voi. Se qual-
cuno non ha lo Spirito di Cristo, 
non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro 
corpo è morto per ll peccato,
ma lo Spirito è vita per la giustizia.
E se lo Spirito di Dio, che
ha risuscitato Gesü dai morti, abita 
in voi, colui che ha risu-
scitato Cristo dai morti darà la 
vita anche ai vostri corpi mor-
tali per mezzo del suo Spirito che 
abita in voi. Parola di Dio.

canto al Vangelo cf. Gv 11,25a-26
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Io sono la risurrezione e la vita,
dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.

Vangelo
Gv 11,1-45 
(lett.breve3-7.17.20-27.33b-45)
Il vangelo della risurrezione di 
Lazzaro induce a entrare nel
gruppo dei diversi personaggi 
del racconto, a seguire le due
sorelle nei loro spostamenti e 
poi fino alla tomba, dove il
morto giace già da quattro giorni. 
Gli equivoci e i malintesi
che punteggiano i dialoghi invitano 
ognuno a interrogarsi
sul modo in cui comprende 
personalmente le parole e i gesti
di Gesù. Egli è assolutamente 
tranquillo nel trambusto ge-
nerale, ma al tempo stesso 
profondamente umano davanti
alla morte dell'amico, che gli 
strappa le lacrime. Dopo que- 
sto momento di intensa emozione, 
eccolo in un atteggiamen-
to sobriamente ieratico, che 
rivela la sua straordinaria au-
torità. Coloro che erano venuti 
numerosi a consolare le so-
relle del defunto hanno creduto 
in Gesu. E noi?oer

* DAL VANGELO SECONDO GIoVANNI 
In quel tempo, lun certo Lazzaro di 
Betania, il villaggio di Ma-
ria e di Marta sua sorella, era malato. 
Maria era quella che
cosparse di profumo il Signore e gli 
asciugo' i piedi con i suoi
capelli; suo fratello Lazzaro era 
malato.] Le sorelle mandaro-
no dunque a dire a Gesū: «Signore, 
ecco, colui che tu ami è
malato»,
All'udire questo, Gesù disse: 
«Questa malattia non porterà al-
la morte, ma è per la gloria di Dio, 
affinché per mezzo di essa
il Figlio di Dio venga glorificato». 
Gesü amava Marta e sua so-
rella e Lazzaro. Quando senti che 
era malato, rimase per due
giorni nel luogo dove si trovava. 
Poi disse ai discepoli: «An-
diamo di nuovo in Giudea!». | discepoli 
gli dissero: «Rabbi, po-
co fa i Giudei cercavano di lapidarti 
e tu ci vai di nuovo?», Ge-
sũ rispose: «Non sono forse dodici 
le ore del giorno? Se uno
cammina di giorno, non inciampa, 
perché vede la luce di que-
sto mondo; ma se cammina di notte, 
inciampa, perché la luce
non è in lui». Disse queste cose 
e poi soggiunse loro: «Lazza-
ro, il nostro amico, s'è addormentato; 
ma io vado a svegliar-
lo». Gli dissero allora i discepoli: 
«Signore, se si è addormen-
tato, si salverà». Gesû aveva parlato 
della morte di lui; essi in-
vece pensarono che parlasse del riposo 
del sonno. Allora Ge-
sũ disse loro apertamente: «Lazzaro è 
morto e io sono con-
tento per voi di non essere stato là, 
affinchế voi crediate; ma
andiamo da lui!». Allora Tommaso, 
chiamato Didimo, disse agli
altri discepoli: «Andiamo anche noi 
a morire con luil».]
Quando Gesü arrivõ, trovò Lazzaro 
che già da quattro giorni
era nel sepolcro. Betània distava 
da Gerusalemme meno di tre
chilometri e molti Giudei erano venuti 
da Marta e Maria a con-
solarle per il fratello. Marta dunque,
come udi che veniva Ge-
sù, gli ando incontro; Maria invece 
stava seduta in casa. Mar- 
ta disse a Gesü: «Signore, se tu fossi 
stato qui, mio fratello non
sarebbe morto! Ma anche ora so che 
qualunque cosa tu chie.-
derai a Dio, Dio te la concederà, 
Gesû le disse: «Tuo fratelle
risorgerà», Gli rispose Marta: «So che 
risorgerà nella risurre-
zione dell'ultimo giorno», Gesù le 
disse: «lo sono la risurrezio-
ne e la vita; chi crede in me, anche 
se muore, vivrà; chiungue
vive e crede in me, non morirà in eterno. 
Credi questo?», Gli
rispose: «Si, o Signore, io credo che 
tu sei il Cristo, il Figlio di
Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, ando' a chiamare 
Maria, sua sorella, e di
nascosto le disse: «ll Maestro è qui e 
ti chíama». Udito questo
ella si alzò subito e andò da lui. Gesů 
non era entrato nel vil-
laggio, ma si trovava ancora là dove 
Marta gli era andata in-
contro. Allora i Giudei, che erano in 
casa con lei a consolarla-
vedendo Maria alzarsi in fretta e 
uscire, la seguirono, pensan-
do che andasse a piangere al sepolcro. 
Quando Maria giunse
dove si trovava Gesů, appena lo vide 
si gettò ai suoi piedi di-
cendogli: «Signore, se tu fossi stato 
qui, mio fratello non sa-
rebbe morto!».]
Gesü allora, quando la vide piangere, 
e piangere anche i Giu-
dei che erano venuti con lei,) si 
commosse profondamente e,
molto turbato, domando': «Dove lo 
avete posto?». Gli dissero:
«Signore, vieni
a vedere!». Gesü scoppið in pianto. 
dissero al-
lora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 
Ma alcuni di loro dis-
sero: «Lui, che ha aperto gli occhi al 
cieco, non poteva anche
far si che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso 
profondamente, si
recò al sepolcro: era una grotta e 
contro di essa era posta
una pietra. Disse Gesū: «Togliete la 
pietra, gli rispose Mar-
ta, la sorella del morto: «Signore, 
manda già cattivo odore: è
li da quattro giorni», Le disse Gesû: 
«Non ti ho detto che, se
crederai, vedrai la gloria di Dio?». 
Tolsero dunque la pietra,
Gesû allora alzò gli occhi e disse: 
«Padre, ti rendo grazie per-
chế mi hai ascoltato. lo sapevo che 
mi dai sempre ascolto, ma
I'ho detto per la gente che mi sta 
attorno, perchê credano che
tu mi hai mandato». Detto questo, gridò 
a gran voce: Lazza-
ro, vieni fuori». Il morto usci, i piedi 
e le mani legati con ben-
de, e il viso avvolto da un sudario. 
Gesũ disse loro: «Liberà-
telo e lasciàtelo andare»,
Molti dei Giudei che erano venuti da 
Maria, alla vista di cið che
egli aveva compiuto, credettero in 
lui. - Parola del Signore.

preghiera
Esaudisci, Signore, le nostre preghiere: 
tu che ci hai illu-
minati con gli insegnamenti della fede, 
trasformaci con la
potenza di questo sacrificio. 
Per Cristo nostro Signore.

prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita 
eterna che il Cristo ci ha promesso.

E veramente cosa buona e giusta, 
nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e 
in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed 
eterno, per Cristo no-
stro Signore. Vero uomo come noi, 
egli pianse l'amico Laz-
zaro; Dio e Signore della vita, lo 
richiamò dal sepolcro; og-
gi estende a tutta l'umanità la sua 
misericordia, e con i suoi
sacramnenti ci fa passare dalla morte 
alla vita. Per mezzo di
lui ti adorano le schiere degli Angeli 
e dei santi e contem-
plano la gloria del tuo volto. Al 
loro canto concedi, Signore,
che si uniscano le nostre voci 
nell'inno di lode: Santo...

antifona  Gv 11,26
«Chiunque vive e crede in me, non 
morirà in eterno», dice il
Signore.

preghiera
Dio onnipotente, concedi a noi 
tuoi fedeli di essere sempre
inseriti come membra vive nel 
Cristo, poiché abbiamo co-
municato al suo corpo e al suo 
sangue. Per Cristo nostro
Signore.

 sviluppi
lo lo so che il mio Vendicatore 
è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla
polvere! Dopo che questa mia pelle 
sarà distrutta, senza la mia car-
ne, vedrò Dio (Gb 19,25-26).

In verità, in verità vi dico: 
chi ascolta la mia parola e crede 
a co-
lui che ni ha mandato, ha la vita 
eterna e non va incontro al giu-
dizio, ma è passato dalla morte 
alla vita (Gu 5,24).

Il primo uomo tratto dalla terra 
è di terra, il secondo uomo viene
dal cielo. E come abbiamo portato 
l'immagine dell'uomo di terra,
cosi porteremo l'immagine dell'uomo 
celeste (1Cor 15,47.49).

Bisogna sapere che vi sono anche 
oggi dei Lazzaro, che si sono
ammalati e sono morti dopo essere 
stati amici di Gesù, che sono
rimasti nella tomba e nel regno dei 
morti, morti fra i morti, e so-
no stati poi rianimati dalla preghiera 
di Gesù, chiamati a gran
voce da Gesù a uscire dalla tomba, Chỉ 
gli obbedisce esce, legato,
a causa dei suoi peccati passati, con 
le bende meritate dalla sua
condizione di morto, e con il viso 
ancora coperto, incapace di ve-
dere, di camminare o fare qualsiasi 
cosa, a causa dei vincoli del-
la morte, fino a quando Gesù non 
comandi a coloro che possono
farlo di slegarlo e lasciarlo andare. 
E chiunque può dire: «Cerca-
te la prova che è il Cristo che parla 
in me?» deve diventare tale
che il Cristo gridi a gran voce in lui 
queste parole: «Lazzaro, vie-
ni fuori!»,
(Origene, Commento a Giovanni, V)

Non è casuale il fatto che Giovanni 
annoti il dettaglio delle bende
e del sudario. Egli annoterà anche 
con la stessa precisione che nel
sepolero di Gesù, trovato vuoto 
la mattina di Pasqua, le bende era-
no per terra, mentre il sudario 
era piegato in un luogo a parte. La
contrapposizione è evidente: Gesù 
è veramente risorto; non deve più
morire, è entrato nel mondo di Dio. 
Lazzaro invece è ritornato al-
la vita anteriore e morirà di nuovo: 
le bende e il sudario sono la
ricordarlo. Il ritorno miracoloso 
di Lazzaro alla vita mortale è so-
lo un segno, una prefigurazione. 
La risurrezione di Gesiù non sarà
il ritorno alla vita mortale, ma 
il passaggio alla vita di Dio. Solo
con Cristo, per Cristo e in Cristo 
il cerchio della mortalita' viene de-
finitivamente spezzato. E' lui la 
breccia aperta che fonda la nostra
speranza di vivere eternamente. Non 
dimentichiamo che eterna-
mente non significa solo senza fine, 
ma anche divinamente.
(Pr. Varillon, La parola è il mio regno)

s messa 29 marzo le Palme
A Gerusalemme, nel IV secolo, nella domenica prima di Pasqua,
una lunga liturgia che durava tutto il giorno inaugurava quella
che veniva chiamata la «grande settimana». Dopo la messa ce-
lebrata come al solito, il vescovo e tutto il popolo si recavano
alla chiesa posta sul monte degli ulivi (l'«Eleona»), dove si leg-
geva il vangelo dell'ingresso di Gesü a Gerusalemme. Poi, una
processione scendeva fino alla basilica della risurrezione («Ana-
stasis»), dove sul tardi si cantava l'ufficio della sera detto «Lu-
cernario». Al termine della celebrazione, larcidiacono annun-
ciava che, durante tutti i giorni della settimana, l'assemblea si
sarebbe riunita all'inizio del pomeriggio, «alle ore 15», nella chie-
sa principale, il «Martyrium», che sorgeva sul Golgota.

A Roma invece, al tempo di papa Leone Magno (440-461),
l'inizio della Settimana santa era ancora molto sobrio: una
messa domenicale nel corso della quale si leggeva il Vangelo
della passione secondo Matteo. ln seguito, slu suggerimento
dei pellegrini che erano andati a Gerusalemme, si introdusse
quest'eucaristia con la processione delle palme, che assunse
in occidente, fin dall'inizio, il carattere di un corteo trionfale
in onore di Cristo re.

Per «fare come a Gerusalemme», la celebrazione ha conser-
vato a lungo un certo carattere di evocazione storica, so-
vraccaricata, durante il medioevo, di elementi di diversa pro-
venienza, semplificata al tempo del rinnovamento della setti-
mana santa (1955), essa ha ritrovato, a partire dalla riforma
del 1970, una grande sobrietà. Nulla distrae più dal vero si-
gnificato di questa processione liturgica. E' stata conservata
la benedizione delle palme, ma puô essere sostituita con una 
preghiera che invita solo ad acclamare «il Cristo trionfante e
chiede che noi portiamo in lui frutti che rendano gloria a Dio.
Ma è la lettura del vangelo a conferire più esplicitamente il
suo senso e la sua portata alla processione delle palme.

Si legge alternativamente il racconto dell'ingresso di Gesů a
Gerusalemme secondo Matteo (anno A), Marco o Giovanni
(anno B), Luca (anno C). Ogni evangelista presenta e inter-
preta l'avvenimento da un punto di vista particolare, ma tut-
ti affermano, in termini pressoché identici, che è stato Gesù
stesso a regolare ogni cosa. Queste precisazioni, i cui detta-
gli evocano oracoli profetici, svelano discretamente il vero
senso del «gioioso ingresso» di Gesù nella cittā della sua pa-
squa di morte-risurrezione e inducono a pensare alla minu-
ziosa preparazione di una liturgia. Si tratta evidentemente di
un evento salvifico, di un «mistero» e non, per memorabile che
sia, di un semplice episodio della vita di Gesù.

Segue la messa della passione, cosi chiamata a causa del van-
gelo che viene proclamato in questa domenica. Per oltre quin-
dici secoli è stato sempre il Vangelo di Matteo. Ora, si pro-
clamano anche quelli di Marco (anno B) e di Luca (anno C),
riservati in passato al lunedi e martedi seguenti, mentre la
passione secondo Giovanni conserva il suo posto tradiziona-
le al Venerdi santo.

Come si presenta attualmente, la liturgia molto spoglia della
domenica delle Palme e della passione costituisce un sorpren-
dente ingresso nella Settimana santa, e specialmente nel Triduo
pasquale che forma un'unità liturgica, praticamente una sola
celebrazione della Pasqua del Signore estesa su tre giorni.
'L'accento viene posto successivamente sull'una o l'altra delle
sue componenti, ma senza mai separarle. così anche nel Ve-
nerdi santo, la liturgia dell'adorazione solenne della croce pre-
senta sorprendenti risonanze pasquali.
La celebrazione della domenica della Palme e della passione
dà per così dire il tono. L'assemblea cristiana va incontro al
Signore che acclama come re dell'universo. Essa lo segue fir- 
no al Calvario. Morto in croce, egli è stato elevato da Dio al
di sopra di ogni cosa, «perché nel nome di Gesů ogni ginoc-
chio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua
proclami che Gesû Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre»
(Fil 2,9-11).
Osanna nel più alto dei cieli! 

antifona d'ingresso (se non c'e stata la processione)
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua,
quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono in-
contro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e ac-
clamavano a gran voce: «Osanna nell'alto dei cieli: Gloria a
te che vieni, pieno di bontà e di misericordia».

oppure Sal 23,9-20
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli
uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e
umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre
presente il grande insegnamento della sua passione, per
partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te...

prima lettura Is 50,4-7
Il misterioso «servo di Dio» intravisto da Isaia (Is 42,1-8;
49,1-6; 50,4-9; 52,13-53, 12) si ferma un istante per gettare
uno sguardo sulla sua missione e sul modo in cui l'ha com-
piuta. Nonostante le persecuzioni, egli è restato fedele alla
parola di Dio ascoltata giorno dopo giorno. Poiché in tutte
le sue traversie ha conservato una totale fiducia nel Padre,
nulla ha intaccato la sua forza d'animo e la sua profonda
serenità. In lui, la tradizione cristiana ha visto da sempre
(At 8,26-34) un annuncio del Cristo.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAİA
|| Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io
sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti co-
me i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non
ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho pre-
sentato il mio dorso ai flagelatori, le mie guance a coloro che
mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti
e agli sputi. I| Signore Dio mi assiste, per questo non resto
svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pie-
tra, sapendo di non restare confuso, - Parola di Dio.

salmo responsoriale 21,8-9;17-18a;19-20a; 23-24
Nel più totale smarrimento, il giusto ha la forza di alzare
gli occhi verso Dio, la sua speranza. Nella notte angosciosa
della fede, egli percepisce la risposta alla sua preghiera e già
sale dal suo cuore l'azione di grazie.

RIT. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!»./R

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori:
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa./R

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. /R 

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'lsraele./R

seconda lettura Fil 2,6-11
Di spoliazione in spoliazione fino alla morte ignominiosa
sulla croce: questo è l'itinerario pasquale del Cristo, al qua-
le Dio «ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome».
E mediante una tale obbedienza, opposta alla disobbedien-
za di Adamo, che noi parteciperemo alla gloria di Gesù Cristo, il Signore.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPÈSI
Cristo Gesū, pur essendo nella condizione di Dio, non riten-
ne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso as-
sumendo una condizione di servo, diventando simile agli uo-
mini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umilið se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli dono il nome che è al di sopra
di ogni nome, perché nel nome di Gesü ogni ginocchio si pie-
ghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami:
«Gesū Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. - Parola di Dio.

canto al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Vangelo A
Mt 26,14-27,66 (lett. breve 27,11-54)
Il Vangelo della passione di nostro Signore Gesù Cristo se-
condo Matteo contiene delle risonanze liturgiche: ciò che è
avvenuto in quei giorni compie le Seritture, chiarisce la ve- 
ra identità di Gesù; annuncia ciò che accadrà a tutti coloro
che lo seguono e lo garantisce. Letta alla luce della parola
di Dio, la passione rivela che Gesù è il Figlio dell'uomo che
siede alla destra dell'Altissimo. Alla fine dei tempi, egli ra-
dunerà tutte le nazioni per il giudizio.

Matteo ha scritto il suo Vangelo in un periodo di duri scon-
tri fra la sinagoga e la giovane Chiesa perseguitata. Di qui,
come accade quasi sempre in circostanze del genere, un evi-
dente mancanza di sfumature che induce a ritenere tutto il
popolo responsabile di ciò che è avvenuto. Questo avrebbe
purtroppo tragicamente influenzato, per secoli, le relazioni
fra ebrei e cristiani. Oggi, come ha fatto il concilio Vaticano
II, si deve guardare in modo diverso al popolo cui apparte-
neva Gesù. Il vangelo va letto nella fede: non per giudicare
e condannare chicchessia, credendo così di giustificare se
stessi, ma per rendersi conto delle proprie responsabilità.
Ognuno deve prendere posizione di fronte al Figlio dell'uo-
mo, poiché l'ultima tappa della storia della salvezza è ini-
ziata il giorno in cui il Cristo è morto in croce: risurrezioni
di santi e fenomeni cosmici ricordati dall'evangelista rin-
viano a ciò che avverrà alla fine dei tempi. Allora avverrà il
giudizio che appartiene solo a Dio.
Guardie, sigilli, nulla può vincere la potenza divina, che ha
risuscitato Gesù e renderà la vita anche ai nostri poveri cor-
pi mortali. Colui che è stato visto morire sul monte Calva-
rio dalle donne «che avevano seguito Gesù dalla Galilea» e
dai soldati del governatore, colui che Giuseppe di Arimatea
«avvolse in un candido lenzuolo e depose nella sua tomba
nuova», è veramente il Figlio di Dio.

PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO

In quel tempo, (uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota,
andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi per-
chế io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete
d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per
consegnare Gesů.

Il primo giorno degli Àzzimi, i discepoli si avvicinarono a Ge-
sù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perche tu
possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città
da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino:;
farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero
come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangia-
vano, disse: «ln veritā io vi dico: uno di voi mi tradirà», Ed es-
si, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a doman-
dargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha
messo con me la mano nel piatto, è quello che mí tradirà. Il Fi-
glio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quel-
I'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per
quell'uomo se non fosse mai natol». Giuda, il traditore, disse:
«Rabbi, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la bene-
dizione, lo spezzo e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Pren-
dete, mangiate: questo è il mio corpo», Poi prese il calice, re-
se grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché que-
sto è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti per
il perdono dei peccati. lo vi dico che d'ora in poi non berrò di
questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berro nuovo con
voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l'inno, usci-
rono verso il monte degli Ulivi.

Allora Gesü disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò moti-
vo di scandalo. Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore e sa-
ranno disperse le pecore del gregge". Ma, dopo che saro' ri-
sorto, vi precederò in Galilea.  
Pietro gli disse: «Se tutti si scandal- izzeranno di te, io non mi
scandalizzerò mai», Gli disse Gesü: «ln veritā io ti dico: que-
sta notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre vol-
te». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non
ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

Allora Gesù ando, con loro in un podere, chiamato Getsēma-
ni, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pre-
gare». E, presi con sẽ Pietro e i due figli di Zebedeo, comin-
cið a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia ani-
ma è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
Andò un poco piū avanti, cadde faccia a terra e pregava, di-
cendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo ca-
lice! Però non Come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pie-
tro: «Cosi, non siete stati capaci di vegliare con me una sola
ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spi-
rito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una secon-
da volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non
può passare via senza che io lo beva, si compia la tua vo-
lontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perchế i
loro occhi si erano fatti pesanti. Li lascio, si allontano di nuo-
vo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi
si avvicino ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposa-
tevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegna-
to in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi
tradisce è vicino».

Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Do-
dici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, manda-
ta dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il tradi-
tore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò,
è lui; arrestatelo». Subito si avvicinò a Gesû e disse: «Salve,
Rabbil». E lo bacio. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei
qui!», Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù 
e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesü
impugnò la spada, la estrasse e colpi il servo del Sommo Sa-
cerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesû gli disse: «Ri-
metti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che pren-
dono la spada, di spada moriranno. O credi che io non pos-
sa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia dispo-
sizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si com-
pirebbero le Scritture, secondo le quali cosi deve avvenire?»,
In quello stesso momento Gesû disse alla folla: «Come se fos-
si un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni
giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arre-
stato. Ma tutto questo è avvenuto perché si comnpissero le
Scritture dei profeti», Allora tutti i discepoli lo abbandonaro-
no e fuggirono.

Quelli che avevano arrestato Gesū lo condussero dal sommo
sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli
anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al pa-
lazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi,
per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa te-
stimonianza contro Gesù, per metterlo a morte: ma non la
trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni.
Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui
ha dichiarato: "Posso distruggere il tempio di Dio e rico-
struirlo in tre giorni"». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:
«Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di
te?», Ma Gesů taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti
scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Fi-
glio di Dio», «Tu l'hai detto - gli rispose Gesů -: anzi io vi di-
co: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra
della Potenza e venire sulle nubi del cielo»,
Allora il sommo sacerdote si straccio le vesti dicendo: «Ha be-
stemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco,
ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?», E quelli ri-
sposero: «E' reo di morte!, Allora gli sputarono in faccia e lo
 percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa' il profeta
per noi, Cristol Chi e che ti ha colpito?».

Pietro intanto se ne stava seduto fuor, nel cortile. Una gio-
vane serva gli si avvicino e disse: «Anche tu eri con Gesú, il
Galileo, ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco
che cosa dici», Mentre usciva verso I'atrio, lo vide un'altra ser-
va e disse ai presentl: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma
egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!», Do-
po un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro:«E'
vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradi-
sce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non co-
nosco quell'uomo, E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordo
della parola di Gesù, che aveva detto; «Prima che il gallo can-
ti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del
popolo tennero consiglio contro Gesů per farlo morire. Poi lo
misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al go-
vernatore Pilato.
Allora Giuda - colui che lo tradi , vedendo che Gesû era sta-
to condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete
d'argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho
peccato, perché ho tradito sangue innocente, ma quelli dis-
sero: «A noi che importa? Pensaci tu. Egli allora, gettate le
monete d'argento nel tempio, si allontano e ando' a impic-
carsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non
è lecito metterle nel tesoro, perchế sono prezzo di sangue».
Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio»
per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato
«Campo di sangue» fino al giorno d'oggi. Allora si compi quan-
to era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero
trenta monete d'argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu
valutato dai figli d'lsraele, e le diedero per il campo del va-
saio, come mi aveva ordinato il Signore». 
Gesû intanto comparve davanti al governatore, e il governa-
tore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesü ri-
spose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani
lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze por-
tano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola,
tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il
governatore era solito rimettere in libertà per la folla un car-
cerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato
famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radu-
nata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi:
Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che
glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:
«Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno,
sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sa-
cerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e
a far morire Gesů. Allora il governatore domando loro: «Di
questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?», Quel-
li risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che
faro' di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifis-
so!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?», Essi allora gri-
davano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto au-
mentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla,
dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensate-
ci voi!». E tutto il popolo rispose: ll suo sangue ricada su di
noi e sui nostri figli. Allora rimise in libertà per loro Barab-
ba e, dopo aver fatto flagellare Gesu, lo consegnò perché fos-
se crocifiss

Allora i soldati del governatore condussero Gesü nel pretorio
e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli
fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una co-
rona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna
nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo de-
 ridevano: «Salve, re dei Giudei!. Sputandogli addosso, gli tol-
sero di mano la canna e lo percuotevano sul capo, Dopo aver-
lo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue ve
sti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato
Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce, giunti al luo-
go detto Golgota, che significa «Luogo del cranio», gli diede-
ro da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggio, ma non
ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti,
tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di so-
pra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna:
«Costui è Gesü, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno
a sinistra.

Quelli che passavano di Ii lo insultavano, scuotendo il capo e
dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo rico-
struisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla
croce!». Cosi anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli an-
ziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non
può salvare se stesso! E' il re d'Israele; Scenda ora dalla cro-
ce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se
gli vuol bene. Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio"!». Anche i
ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del
pomeriggio. Verso le tre, Gesû gridò a gran voce: «Eli, Eli,
lemà sabactāni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perchë mi
hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dice-
vano: «Costui chiama Elia», E subito uno di loro corse a pren-
dere una spugna, la inzuppò di aceto, la fisso su una canna e
gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene
Elia a salvarlo». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emi-
se lo spirito.
 Ed ecco, il velo del tempio si squarcio' in due. da cima a fon-
do la terra tremo', le rocce si spezzarono, i sepolcri si apr-
rono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono
uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nel-
la città santa e apparvero a molti. II centurione, e quelli che
con lui facevano la guardia a Cesū, alla vista del terremoto e
di quello che succedeva, furono presi da grande timore e di-
cevano: Davero costui era Figlio di Dio.
Vi erano là anche molte donne, che ossevavano da lontano:
esse avevano seguito Gesû dalla Galilea per servirlo. Tra que-
ste c'erano Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di
Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato
Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi
si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesū. Pilato allora or-
dino' che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo av-
volse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo , 
che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una gran-
de pietra all'entrata del sepolcro, se ne ando'. Li, sedute di
fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria.

Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono pres-
so Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci
siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse:
"Dopo tre giorni risorgero". Ordina dunque che la tomba ven-
ga vigilata fino al terzo giorno, perchế non arrivino i suoi di-
scepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: "É risorto dai morti".
Cosi quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima.
Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sor-
veglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere
sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
- Parola del Signore. 

prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita eterna che il Cristo ci ot-
tiene con la sua morte.

E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in ogní luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo no-
stro Signore.
Egli che era senza peccato, accetto la pa-
ssione  per noi
peccatori e, consegnandosi a un'ingiusta condanna, portò il pe-
so dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione ci acquisto' la salvezza.
E noi con tutti gli angeli del cielo innalziamo a te il nostro
canto e proclamiamo insieme la tua lode.

antifona
Mt 26,42; cf. Mc  14,36; cf. Lc 22,42
«Padre, se questo calice non puo passare senza che io lo be-
va, sia fatta la tua volontà».

preghiera
O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la mor-
te del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa'
che per la sua risurrezione possiamo giungere alla mèta del-
la nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

sviluppie
Se si considerano insieme l'odierna processione e la passione, si ve-
de che Gesù è, da un lato, sublime e gloriosoe, dall'altro, umile e
miserabile. Infatti, nella processione egli riceve omaggi regali e nel-
la passione viene punito come un bandito. Là è circondato di gloria
e onore, qui non ha né aspetto né bellezza. Là la gioia degli uomini
e la fierezza del popolo; qui, la vergogna degli uomini e il disprezzo
del popolo. Là lo si acclama: Osanna al figlio di Davide. Benedetto
sia il re di Israele che viene. Qui si grida che merita la mnorte e lo si
schernisce per essersi fatto re di Israele. Là gli si corre incontro con
palme; qui lo si percuote in faccia con le palme delle mani e gli si
colpisce la testa con una canna. Là lo si colma di elogi; qui lo si riem-
pie di ingiurie. Là ci si disputa per stendere sul suo passaggio le ve-
sti altrui; qui lo si spoglia delle sue vesti. Là lo si accoglie a Geru-
salemme come il re giusto e salvatore; qui lo si caccia da Gerusa-
lemme come un criminale e un impostore. Là viene issato sopra un
asino e omaggiato; qui viene appeso al legno della croce, straziato
con le fruste, cosparso di piaghe e abbandonato dai suoi.
(Guerrico di Igny, Sermone sulla domenica delle Palme) 



















































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.