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s messa 8 marzo
La terza, quarta e quinta domenica di Quaresima dell'anno
costituiscono un'unità chiamata «Quaresima catecumenale».
Si leggono, infatti, le pagine di Giovanni sulle quali si
basavano tradizionalmente le ultime catechesi impartite a coloro
che avrebbero ricevuto i sacramenti dell'iniziazione cristiana
nel corso della veglia pasquale.
La liturgia odierna gravita attorno al racconto dell'incontro
di Gesū con una donna di Samaria. Tutto comincia nel modo piū
banale. Gesū, «stanco del viaggio», è rimasto vicino al pozzo,
mentre i suoi discepoli sono andati «in città a far provvista
di cibi». Egli chiede alla donna di attingergli un po' d'acqua.
Una richiesta insolita da parte di un giudeo a una donna samaritana.
Già questo induce a riflettere. Ma l'attenzione si concentra sul
dialogo che si intreccia a partire da quella richiesta, un dialogo
talmente avvincente che Gesū non sembra più sentire la sete e la
donna dimentica persino il motivo della sua venuta al pozzo. E
impossibile esaurire la ricchezza dottrinale e spirituale di
questo dialogo e del seguito del racconto. Ma la liturgia di
questa domenica si sofferma, in particolare, sul mistero
dell'acqua «che zampilla per la vita eterna».
Nella tradizione biblica, come d'altronde in quella di molte
religioni, il simbolo dell'acqua occupa un posto rilevante.
Tutti sanno per esperienza che senza di essa non vi sarebbe
vita sulla terra. Il popolo dell'esodo ha imparato che l'acqua
è veramente un dono del cielo, vedendo come Dio faceva scaturire
dalla dura roccia sorgenti di acqua purissima. Queste
manifestazioni della potenzae della misericordia di Dio
ravvivano, oltre alle forze fisiche, anche la fede zoppicante
di quei nomadi in cammino verso la terra promessa. Cosi l'acqua è
ventata il simbolo di tutti i beni che ci si possono attendere
dal Signore: il dono dello Spirito e, alla fine, la vita eterna.
Gesù è personalmente la fonte di acqua viva che estingue ogni
sete, il tempio di quegli adoratori in spiritoe verità che il Pa-
dre desidera, il messia e il salvatore del mondo. Una donna
samaritana dall'esistenza tumultuosa, beneficiaria di questa
rivelazione è, ancor oggi, la messaggera di questa buona n0-
vella. Alziamo gli occhi e guardiamo i campi che già biondeg-
giano per la mietitura. Beviamo alla fonte della vita!
antifona d'ingresso sal 24,15-16
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore,
perché libera dal laccio i miei piedi.
Volgiti a me e abbi misericordia, Signore,
perché sono povero e solo.
oppure Ez 36,23-26
«Quando manifesterò in voi la mia santità, vi raccoglierò da
tutta la terra; vì aspergerò con acqua pura e sarete purifi-
cati da tutte le vostre sozzure e io vi darò uno spirito nuo-
vo», dice il Signore.
colletta
O Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto
a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di
carità fraterna: guardaa noi che riconosciamo la nostra mi-
seria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci solle-
vi la tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
oppure
O Dio, sorgente della vita, tu offri all'umanità riarsa dalla
sete l'acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia.
Cristo salvatore; concedi al tuo popolo il dono dello Spirito,
perché sappia professare con forza la sua fede, e annunzi
con gioia le meraviglie del tuo amore. Per il nostro Signore
Gesù Cristo...
prima lettura Es 17,3-7
Nell'arido deserto dell'esodo, Dio ha fatto scaturire dalla
roccia l'acqua viva, senza la quale il popolo sarebbe morto
di sete. Si ricorda questo segno della potenza del Signore
e della sua presenza in mezzo ai suoi per mettere in guardia
contro la mancanza di fede e di fiducia in colui che solo
può estinguere ogni sete.
DAL LIBRO DELL'ESODO
In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza
di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché
ci hai fatto salire dall'Egitto per far morire di sete noi,
i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò
io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
I| Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi
con te alcuni anziani d'lsraele. Prendi in mano il bastone
con cui hai percosso il Nilo, e va'! Ecco, io starò davanti
a te là sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia:
ne uscirà acqua e il popolo berrà.
Mose fece cosi, sotto gli Occhi degli anziani d'lsraele.
E chiamo' quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta
degli Israeliti e perche' misero alla prova il Signore,
dicendo: «ll Signore è in mezzo a noi si o no?». - Parola di Dio.
salmo responsoriale 94,1-2;6-7;8-9
Esli è il nostro Dio e noi siamo il suo popolo:
verifica della fede nel deserto dove il Signore sembra assente.
RIT. Ascoltate oggi la voce del Signore:
non indurite il vostro cuore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia./R
Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio
davanti al Signore che ci ha fatti.
E lui il nostro Dio e noi il popolo del suo
pascolo, il gregge che egli conduce./R
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Meriba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere»./R
seconda lettura Rm 5,1-2.5-8
Già giustificati per la fede, forti della speranza
donata dall'amore di Dio effuso nei nostri cuori
dallo Spirito Santo, noi siamo impegnati, sotto la
guida del Signore morto e risorto, in un ultimo esodo
che, dal mondo della grazia, conduce alla gloria di Dio.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con
Dio per mezzo del Signore nostro Gesů Cristo. Per
mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, I'accesso
a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo,
saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio
è stato riversato nei nostri cuori per mezzo
dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo
stabilito Cristo mori per gli empi. Ora, a stento
qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse
qualcuno oserebbe morire per una persona buona.
Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi
nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori,
Cristo è morto per noi. Parola di Dio.
canto al Vangelo Gf 4,42 .15
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del
mondo; dammi dell'acqua viva, perché io non abbia più sete.
Vangelo Gv 45-42 (lett. breve 4,5-15.195 26.39a 40-42)
Gesu' è veramente il salvatore del nondo, il messia
promesso; non dobbiamo aspettarne un altro:è spesso
al termine di un cammino sinuoso che si giunge a questa
scoperta, a volte del tutto inattesa, per se stessi e
per gli altri. Lo attesta in modo avvincente il vangelo
della donna samaritana. Sbaglierebbe chi si accontentasse
di leggerlo come il racconto edificante di ciò che è
accaduto, un giorno, a una donna che nulla sembrava
preparare all'incontro con il Signore. Bisogna piuttosto
meditarlo continuamente, in ogni etù della vita e della
fede. Ognuno, cosi com'e, con i suoi interrogativi,
i suoi dubbi, il suo peccato, scopre allora di essere guidato
ad entrare pian piano in se stess0 e a desiderare l'acqua che
zampilla per la vita eterna. Dopo aver trovato il Signore, che
solo può donarla, abbandonerà la brocca ormai divenuta
inutile e andrà a partecipare agli altri la meravigliosa sco-
perta, in modo che vengano anch'essi ad incontrare il Si-
gnore che li aspetta, seduto sull'orlo del pozzo.
I DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesû giunse a una città della Samaria chia-
mata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giu-
seppe suo figlio: qui c'era un p0zzo di Giacobbe. Gesû dun-
que, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era cir-
ca mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere
acaua. Le dice Gesů: «Dammi da bere!». I suoi discepoli era-
no andati in città a fare provvista di cibi, Allora la donna sa-
maritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da be-
re a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non
hanno rapporti con i Samaritani.
Gesû le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è
colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui
ed egli ti avrebbe dato acqua viva, gli dice la donna:
«Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da
dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse piû
grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il
pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?»
Gesû le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo
sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli daro, non avrà più
sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in
lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore,-gli dice la donna - dammi quest'acqua, perché io
non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere
acqua». (Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui».
Gli risponde la donna: «io non ho marito», Le dice Gesū:
«Hai detto bene: "io non ho marito". Infatti hai avuto cinque
mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai
detto il vero». Gli replica la donna: «Signore,] vedo che
tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo
monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui
bisogna adorare». Gesū le dice: «Credimi, donna, viene l'ora
in cui ne su questo monte në a Gerusalemme adorerete il Padre.
Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che
conosciamo, perchẽ la salvezza viene dai Giudei. Ma viene
l'ora- ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno
il Padre in spirito e verità: cosi infatti il Padre vuole
che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli
che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli
rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato
Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa», Le
dice Ges): «Sono io, che parlo con te».
(In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano
che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che
cosa cerchi?», O: «Di che cosa parli con lei?».] La donna
intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente:
«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho
fatto. Che sia lui il Cristo?», [Uscirono dalla città e andavano
da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbi, mangia».
Ma egli rispose loro: «lo ho da mangiare un cibo che voi non
conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro:
«Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro:
ll mio cibo ề fare la volontà di colui che mi ha mandato e
compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro
mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i
vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la
mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per
la vita eterna, perche chi semina gioisca insieme a chi miete.
In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e
l'altro miete. lo vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete
faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella
loro fatica».) Molti Samaritani di quella città credettero in
lui (per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto
tutto quello che ho fatto», E quando i Samaritani giunsero da
lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due
giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla
donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi
crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e
sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.
preghiera
Per questo sacrificio di riconciliazione perdona, o Padre, i
nostri debiti, e donaci la forza di perdonare ai nostri fratel-
li. Per Cristo nostro Signore.
prefazio
Rendiamo grazie al Padre per l'acqua viva dello Spirito, con
cui il Cristo ci disseta.
E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in luogo a te, Signo-
re, Padre santo Dio onnipotente ed eterno, per Crsto nostro
Signore.Egli chiese alla Samaritana l'acqua da bere,
per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe
sete così ardente da accendere in lei la fiamma del tuo
amore. E noi ti lodiamo e ti rendiamo grazie e uniti agli
Angeli celebriamo la tua gloria. Santo..
antifona Gy 4,13-14
Chi beve dell'acqua che io gi darò>, dice il Signore, «avrà
in sé una sorgente che zampilla fino alla vita eterna».
preghiera
0 Dio, che ci nutri in questa vita con il pane del cielo, pe-
gno della tua gloria, fa' che manifestiamo nelle nostre ope-
re la realtà presente nel sacramento che celebriamo. Per
Cristo nostro Signore.
sviluppi
Il mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato
me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne
screpolate, che non tengono l'acqua (Ger 2, 13).
Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza (Is 12,3).
Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in
piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi
crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva
sgorgheranno dal suo seno». Questo egli disse riferendosi allo
Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui (Gu 7,37-39).
Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne usci
sangue e acqua (Gu 19,34).
Tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il
sangue, e questi tre sono concordi (1Gu 5,7-8).
I patriarchi hanno avuto i loro pozzi: certamente Abramo e Isacco,
ma penso anche Giacobbe. Parti da questi pozzi, percorri tutta la
Serittura in cerca di pozzi e arriva ai Vangeli. Troverai quello
accanto al quale nostro Signore si riposava dopo le fatiche del
viaggio, quando giunse una donna samaritana ad attingervi acqua.
Allora egli spiega quali sono le virtù del pozzo -o dei pozzi - nelle
Scritture e, comparando le diverse acque, rivela i segreti del
mistero divino. Si dice, infatti, che se uno beve delle acque fornite dal
pozzo terrestre avrà ancora sete, ma in chi avrà bevuto delle acque
date da Gesù scaturirà una «sorgente d'acqua che zampilla per la
vita eterna», In un altro passo del Vangelo, non si tratta più di
sorgente o di pozzi, ma qualcosa di più importante.
da (giovanipagine@gmail.com)
s messa 15 marzo
ll vangelo della guarigione del
cieco nato» presenta un mi-
racolo, il cui significato e
la cui portata catechesi appaiono
immediatamente, anche se gli
elementi simbolici non costi-
tuiscono il fondamento e la
trama del racconto. La narrazio-
ne è cosi vivace e il numero
delle persone che vanno e ven-
gono, esprimendo i loro sentimenti
e le loro opinioni, cosi ele-
vato che il lettore viene
spontaneamente indotto a seguire i
diversi interlocutori, a prendere
parte alle discussioni e agli
scambi di opinioni, a pronunciarsi.
Infine, diverse «parole di
rivelazione» risuonano come
altrettante «rimesse in discus-
sione» della vita e della fede
di ciascuno.
Gesù, il Verbo di Dio, è la luce
venuta nel mondo. Davanti a
lui gli uomini si dividono. Gli
uni lo accolgono e diventano fi-
gli di Dio, gli altri lo rifiutano
e restano nelle tenebre della
carne in cui sono nati. Cið che
proclama la prima pagina del
Vangelo (Gv 1,1-14) assume al
riguardo un senso molto con-
creto: Gesū-luce dona la vista ai
ciechi; lui solo può liberarli
dalle tenebre nelle quali sono
imprigionati. La loro cecità spi-
rituale viene guarita dal lavacro
del battesimo ricevuto nella
Comunità dei credenti.
Catecumeni e neofiti imparano
progressivamente a conosce-
re l'inviato di Dio Padre e lo
Spirito Santo nel cui nome han-
no potuto accedere alla luce. Ma
l'iniziazione cristiana va con-
tinuamente proseguita. La vita di
tutti i cristiani è da un ca-
po all'altro una vita catecumenale.
La Chiesa ha il grave do-
vere di assicurare a tutti i cristiani
i mezzi di formazione per-
manente proporzionati alle necessità
e capacità di ciascuno.
Il concilio Vaticano Il ha compreso
che la liturgia non è certa-
mente il piü piccolo e il meno efficace
di questi mezzi.
Ma questo non basta. Si impara a
conoscere Cristo luce del
mondo vivendo come figli della
luce che fanno attenzione a
non ricadere nelle opere delle tenebre.
Anche coloro che ci cir-
condano giocano un ruolo molto importante:
i nostri fratelli e
le nostre sorelle di fede con la
comunicazione della loro espe-
rienza, gli altri chiedendoci ragione
della nostra fede. Bonarie
o aggressive, le intimazioni di questi
ultimi contribuiscono al
nostro avanzamento sul cammino della
luce e della verită, del-
l'umiltà e della gioia, dell'azione di
grazie per i doni ricevuti.
antifona d'ingresso cf.Is 66,10-11
Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti
che l'amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate
nella tristezza: saziatevi
dell'abbondanza della vostra consolazione.
colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la
nostra redenzione, concedi al popolo
cristiano di affrettarsi
con fede viva e generoso impegno verso
la Pasqua ormai vi-
cina. Per il nostro Signore
Cristo...
oppure
O Dio, Padre della luce, tu vedi le
profondità del nostro cuo-
re: non permettere che ci domini il
potere delle tenebre, ma
apri i nostri occhi con la grazia del
tuo Spirito, perché ve-
díamo colui che hai mandato a illuminare
il mondo, e cre-
diamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo
Figlio, nostro Signore.
Egli è Dio, e vive...
prima lettura 1Sam 16,1b.4.6-7.10-13
Spesso sconcertanti, le scelte di Dio
non sono arbitrarie, poi-
ché il Signore guarda il cuore e non
le apparenze. Così è av-
venuto per la scelta dell'ultimo dei
figli di lesse, Davide, che,
nei dintorni di Betlemme, custodiva
il gregge di suo padre.
La storia della salvezza ha registrato
in quel momento una
svolta decisiva. Gesù, il messia secondo
il cuore di Dio, è in-
fatti figlio di Davide, unto di Spirito
non da un profeta, ma
dal Padre suo celeste.
DAL PRIMO LIBRO DI SAMUELE
In quei giorni, il Signore disse a
Samuele: «Riempi d'olio il tuo
corno e parti. Ti mando da Iesse il
Betlemmita, perché mi so-
no scelto tra i suoi figli un re».
Samuele fece quello che il Si-
gnore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliab
e disse: «Certo, davanti al
Signore sta il suo consacrato!». Il
Signore replicò a Samuele:
«Non guardare al suo aspetto né alla
sua alta statura. lo l'ho
scartato, perché non conta quel che
vede l'uomo: infatti l'uo-
mo vede l'apparenza, ma il Signore
vede il cuore»
lesse fece passare davanti a Samuele
i suoi sette figli e Sa-
muele ripeté a lesse: ll Signore non
ha scelto nessuno di que-
sti». Samuele chiese a lesse: «Sono
qui tutti i giovani?». Ri-
spose lesse: «Rimane ancora il più
piccolo, che ora sta a pa-
scolare il gregge». Samuele disse a
lesse: «Manda a prender-
lo, perchế non ci metteremo a tavola
prima che egli sia ve-
nuto qui, lo mandò a chiamare e lo
fece venire. Era fulvo,
con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Ālzati e ungilo: è
lui!». Samuele prese il corno
dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi
fratelli, e lo spirito del Signo-
re irruppe su Davide da quel giorno
in poi. - Parola di Dio.
salmo responsoriale 22,2-3; 4; 5-6
Azione di grazie di Cristo al Padre
che lo ha preservato dal-
la morte; azione di grazie della
Chiesa al Cristo, il pastore
che la guida e la nutre alla tavola
dell'eucaristia.
RIT. I/ Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
I| Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranguille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia./R
Mi guida per il giusto cammino,
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza./R
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca./R
Si, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni./R
seconda lettura Ef 5,8-14
Un'esortazione rivolta a coloro che
hanno ricevuto il batte-
simo, chiamato anticamente «illuminazione».
Diventate ogni
giorno e sempre più ciò che siete: figli
della luce che, attra-
verso la loro condotta, fugano le tenebre
con il loro seguito
di illusioni e fantasmi.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO
AGLI EFESİNI
Fratelli, un tempo eravate tenebra,
ora siete luce nel Signo-
re. Comportatevi percið come figli
della luce; ora il frutto del-
la luce consiste in ogni bontà, giustizia
e verità.
Cercate di capire cið che è gradito
al Signore. Non parteci-
pate alle opere delle tenebre, che non
danno frutto, ma piut-
tosto condannatele apertamente. Di quanto
viene fatto in se-
greto da coloro che disobbediscono a Dio]
è vergognoso per-
fino parlare, mentre tutte le cose
apertamente condannate
sono rivelate dalla luce: tutto quello
che si manifesta è luce.
Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai mor-
ti e Cristo ti illuminerà», - Parola di Dio.
canto al Vangelo ef. Gv 8,12
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Lo sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Vangelo Gv 9,1-41
(lett. breve 9,1.6-9.13-17.35-38)
Una delle pagine più dense del quarto Vangelo.
Rendendo la
vista a un cieco dalla nascita, Gesù si
manifesta come la lu-
ce che illumina ogni uomo, ma senza imporsi.
La fede infatti
è un cammino personale e libero, che spesso
espone alla con-
traddizione, se non al rifiuto, da parte dei
propri familiari
e concittadini: è quanto è accaduto allo
stesso Gesù. D'altra
parte, non sempre si riconosce a prima
vista chi egli è vera-
mente. Questo racconto presenta in rapida
successione i ti-
toli dati a Gesù: maestro, inviato di Dio,
profeta, messia, Fi-
glio dell'uomo e, infine, Signore, un
appellativo che spetta
personalmente, cosi come spetta a Dio suo
Padre. Ciò non si-
gnifica che questi titoli corrispondano a
tappe successive nel
cammino della fede e dell'accesso al
battesimo. Con la rice-
zione di questo sacramento si oltrepassa
certamente una so-
glia importante, ma anche in seguito
bisogna continuare ad
avanzare verso la luce.
¥ DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesů passando vide un
uomo cieco dalla na-
scita e i suoi discepoli lo interrogarono:
«Rabbi, chi ha pec-
cato, lui o i suoi genitori, perche'
sia nato cieco?». Rispose Ge-
sũ: «Ne lui ha peccato né i suoi genitori,
ma ề perche' in lui
siano manifestate le opere di Dio. Bisogna
che noi compiamo
le opere di colui che mi ha mandato finché
è giorno; poi viene
la notte, quando nessuno puð agire. Finché
io sono nel mon-
do, sono la luce del mondo».
Detto questo], sputò per terra, fece del
fango con la saliva,
spalmò il fango sugli occhi del cieco e
gli disse: Va' a lavarti
nella piscina di Siloe», che significa
«lnviato». Quegli andò, si
lavõ e torno" che ci vedeva. Allora i
vicini e quelli che lo aveva-
no visto prima, perché era un mendicante,
dicevano: «Non è
lui quello che stava seduto a chiedere
l'elemosina?». Alcuni di-
cevano: «E' lui; altri dicevano: «No, ma
è uno che gli assomi-
glia». Ed egli diceva: «Sono io!. (Allora
gli domandarono: in
che modo ti sono stati aperti gli occhi?».
Egli rispose: L'uomo
che si chiama Gesû ha fatto del fango, me
lo ha spalmato su-
gli occhi e mi ha detto: "Va' a Siloe e
làvati!". lo sono andato,
mi sono lavato e ho acquistato la vista».
Gli dissero: «Dov'è co-
stui?». Rispose: «Non lo so».)
Condussero dai farisei quello che era
stato cieco: era un sa-
bato, il giorno in cui Gesù aveva fatto
del fango e gli aveva
aperto gli occhi. Anche i farisei dunque
gli chiesero di nuovo
come aveva acquistato la vista. Ed egli
disse loro: «Mi ha mes-
so del fango sugli occhi, mi sono lavato
e ci vedo». Allora al-
cuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo
non viene da Dio, per-
chế non osserva il sabato», Altri invece
dicevano: «Come può
un peccatore compiere segni di questo
genere?». E c'era dis-
senso tra loro. Allora dissero di nuovo
al cieco: «Tu, che cosa
dici di lui, dal momento che ti ha aperto
gli occhi?». Egli ri-
spose: «È un profeta!. [Ma i Giudei non
credettero di lui che
fosse stato cieco e che avesse acquistato
la vista, finchế non
chiamarono i genitori di colui che aveva
ricuperato la vista. E
li interrogarono: «Ē questo il vostro
figlio, che voi dite essere
nato cieco? Comne mai ora ci vede?». I
genitori di lui rispose-
ro: «Sappiamo che questo è nostro figlio
e che è nato cieco;
ma come ora ci veda non lo sappiamo, e
chi gli abbia aperto
gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo
a lui: ha l'etă, par-
lerà lui di se». Questo dissero i suoi
genitori, perchễ avevano
paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano
già stabilito che, se
uno lo avesse riconosciuto come il Cristo,
venisse espulso dal-
la sinagoga. Per questo i suoi genitori
dissero: «Ha l'età: chie-
detelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che
era stato cieco e gli
dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo
che quest'uomo è un
peccatore». Quello rispose: «Se sia un
peccatore, non lo so.
Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
Allora gli dissero:
«Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto
gli occhi?». Rispose
loro: ve l'ho già detto e non avete
ascoltato; perché volete
udirlo di nuovo? Volete forse diventare
anche voi suoi disce-
poli?». Lo insultarono e dissero: Suo
discepolo sei tu! Noi
siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che
a Mosè ha par-
lato Dio; ma costui non sappiamo di dove
sia». Rispose loro
quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che
voi non sapete di
dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
Sappiamo che Dio
non ascolta i peccatori, ma che, se uno
onora Dio e fa la sua
volontà, egli lo ascolta. Da che mondo
è mondo, non si è mai
sentito dire che uno abbia aperto gli
occhi a un cieco nato.
Se costui non venisse da Dio, non avrebbe
potuto far nulla».
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei
peccati e insegni a noi?».
E lo cacciarono fuori.]
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori;
quando lo trovo, gli
disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?».
Egli rispose: «E chi è,
Signore, perche' io creda in lui?». Gli
disse Gesů: «Lo hai visto:
è colui che parla con te». Ed egli disse:
«Credo, Signore!». E
si prostrò dinanzi a lui. (Gesù allora
disse: «E' per un giudizio
che io sono venuto in questo mondo,
perché coloro che non
vedono, vedano e quelli che vedono,
diventino ciechi». Alcuni
dei farisei che erano con lui udirono
queste parole e gli dis-
sero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesû
rispose loro: «Se foste
ciechi, non avreste alcun peccato; ma
siccome dite: "Noi ve-
diamo", il vostro peccato rimane».]-
Parola del Signore.
preghiera
Ti offriamo con gioia, Signore,
questi doni per il sacrificio:
aiutaci a celebrarlo con fede
sincera e a offrirlo degnamen-
te per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.
prefazio
Rendiamo grazie al Padre per
la salvezza che ci procura il
battesimo.
E' veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e
in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente
ed eterno, per Cristo no-
stro Signore. Nel mistero della
sua incarnazione egli si è fat-
to guida dell'uomo che camminava
nelle tenebre, per con-
durlo alla grande luce della fede.
Con il sacramento della ri-
nascita ha liberato gli schiavi
dell'antico peccato per ele-
varli alla dignità di figli. Per
questo mistero il cielo e la ter-
ra intonano un canto nuovo, e noi,
uniti agli Angeli, procla-
miamo con voce incessante la tua
lode: Santo...
antifona cf. Gv 9,11
«Il Signore ha spalmato un po' di
fango sui miei occhi: so-
no andato, mi sono lavato, ho
acquistato la vista, ho cre-
duto in Dio»,
preghiera
O Dio, che illumini ogni uomo
che viene in questo mondo,
fa' risplendere su di noi la
luce del tuo volto, perché i nostri
pensieri siano sempre conformi
alla tua sapienza e possia-
mo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.
sviluppi
Su coloro che abitavano in terra
tenebrosa una luce rifulse (Is 9,1).
lo sono la luce del mondo; chi segue
me, non camminerà nelle te-
nebre, ma avrà la luce della vita»
(Gv 8,12).
Questo è il messaggio che abbiamo
udito da lui e che ora vi annun-
ziamo: Dio è luce e in lui non ci
sono tenebre. Se diciamo che siamo
in comunione con lui e camminiamo
nelle tenebre, mentiamo e non
mettiamo in pratica la verità. Ma
se camminiamo nella luce, come
egli è nella luce, siamo in comunione
gli uni con gli altri, e il san-
gue di Gesù, suo Figlio, ci purifica
da ogni peccato (1Gv 1,5-7).
Coloro che vedevano la luce materiale
erano condotti da un cieco
che vedeva la luce dello Spirito; e,
nella sua notte, il cieco era con-
dotto da coloro che vedevano con gli
occhi del corpo, ma erano spi-
ritualmente ciechi. Il cieco lavò il
fango che copriva gli occhi e vide
se stesso; gli altri lavarono la cecità
del loro cuore e fecero un esa-
me di coscienza. Cosi, aprendo
esteriormente gli occhi a un cieco,
nostro Signore apriva segretamente gli
occhi a molti altri ciechi.
Questo cieco fu una vera fortuna per
nostro Signore: grazie a lui,
egli guadagnò molti ciechi, che guari
della cecità del loro cuore.
(Efrem Siro, Diatessaron, XVI, 28-31)

