sabato 31 gennaio 2026

s messa 29 marzo le Palme




noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
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s messa 29 marzo le Palme
A Gerusalemme, nel IV secolo, nella domenica prima di Pasqua,
una lunga liturgia che durava tutto il giorno inaugurava quella
che veniva chiamata la «grande settimana». Dopo la messa ce-
lebrata come al solito, il vescovo e tutto il popolo si recavano
alla chiesa posta sul monte degli ulivi (l'«Eleona»), dove si leg-
geva il vangelo dell'ingresso di Gesü a Gerusalemme. Poi, una
processione scendeva fino alla basilica della risurrezione («Ana-
stasis»), dove sul tardi si cantava l'ufficio della sera detto «Lu-
cernario». Al termine della celebrazione, larcidiacono annun-
ciava che, durante tutti i giorni della settimana, l'assemblea si
sarebbe riunita all'inizio del pomeriggio, «alle ore 15», nella chie-
sa principale, il «Martyrium», che sorgeva sul Golgota.

A Roma invece, al tempo di papa Leone Magno (440-461),
l'inizio della Settimana santa era ancora molto sobrio: una
messa domenicale nel corso della quale si leggeva il Vangelo
della passione secondo Matteo. ln seguito, slu suggerimento
dei pellegrini che erano andati a Gerusalemme, si introdusse
quest'eucaristia con la processione delle palme, che assunse
in occidente, fin dall'inizio, il carattere di un corteo trionfale
in onore di Cristo re.

Per «fare come a Gerusalemme», la celebrazione ha conser-
vato a lungo un certo carattere di evocazione storica, so-
vraccaricata, durante il medioevo, di elementi di diversa pro-
venienza, semplificata al tempo del rinnovamento della setti-
mana santa (1955), essa ha ritrovato, a partire dalla riforma
del 1970, una grande sobrietà. Nulla distrae più dal vero si-
gnificato di questa processione liturgica. E' stata conservata
la benedizione delle palme, ma puô essere sostituita con una 
preghiera che invita solo ad acclamare «il Cristo trionfante e
chiede che noi portiamo in lui frutti che rendano gloria a Dio.
Ma è la lettura del vangelo a conferire più esplicitamente il
suo senso e la sua portata alla processione delle palme.

Si legge alternativamente il racconto dell'ingresso di Gesů a
Gerusalemme secondo Matteo (anno A), Marco o Giovanni
(anno B), Luca (anno C). Ogni evangelista presenta e inter-
preta l'avvenimento da un punto di vista particolare, ma tut-
ti affermano, in termini pressoché identici, che è stato Gesù
stesso a regolare ogni cosa. Queste precisazioni, i cui detta-
gli evocano oracoli profetici, svelano discretamente il vero
senso del «gioioso ingresso» di Gesù nella cittā della sua pa-
squa di morte-risurrezione e inducono a pensare alla minu-
ziosa preparazione di una liturgia. Si tratta evidentemente di
un evento salvifico, di un «mistero» e non, per memorabile che
sia, di un semplice episodio della vita di Gesù.

Segue la messa della passione, cosi chiamata a causa del van-
gelo che viene proclamato in questa domenica. Per oltre quin-
dici secoli è stato sempre il Vangelo di Matteo. Ora, si pro-
clamano anche quelli di Marco (anno B) e di Luca (anno C),
riservati in passato al lunedi e martedi seguenti, mentre la
passione secondo Giovanni conserva il suo posto tradiziona-
le al Venerdi santo.

Come si presenta attualmente, la liturgia molto spoglia della
domenica delle Palme e della passione costituisce un sorpren-
dente ingresso nella Settimana santa, e specialmente nel Triduo
pasquale che forma un'unità liturgica, praticamente una sola
celebrazione della Pasqua del Signore estesa su tre giorni.
'L'accento viene posto successivamente sull'una o l'altra delle
sue componenti, ma senza mai separarle. così anche nel Ve-
nerdi santo, la liturgia dell'adorazione solenne della croce pre-
senta sorprendenti risonanze pasquali.
La celebrazione della domenica della Palme e della passione
dà per così dire il tono. L'assemblea cristiana va incontro al
Signore che acclama come re dell'universo. Essa lo segue fir- 
no al Calvario. Morto in croce, egli è stato elevato da Dio al
di sopra di ogni cosa, «perché nel nome di Gesů ogni ginoc-
chio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua
proclami che Gesû Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre»
(Fil 2,9-11).
Osanna nel più alto dei cieli! 

antifona d'ingresso (se non c'e stata la processione)
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua,
quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono in-
contro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e ac-
clamavano a gran voce: «Osanna nell'alto dei cieli: Gloria a
te che vieni, pieno di bontà e di misericordia».

oppure Sal 23,9-20
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli
uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e
umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre
presente il grande insegnamento della sua passione, per
partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te...

prima lettura Is 50,4-7
Il misterioso «servo di Dio» intravisto da Isaia (Is 42,1-8;
49,1-6; 50,4-9; 52,13-53, 12) si ferma un istante per gettare
uno sguardo sulla sua missione e sul modo in cui l'ha com-
piuta. Nonostante le persecuzioni, egli è restato fedele alla
parola di Dio ascoltata giorno dopo giorno. Poiché in tutte
le sue traversie ha conservato una totale fiducia nel Padre,
nulla ha intaccato la sua forza d'animo e la sua profonda
serenità. In lui, la tradizione cristiana ha visto da sempre
(At 8,26-34) un annuncio del Cristo.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAİA
|| Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io
sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti co-
me i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non
ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho pre-
sentato il mio dorso ai flagelatori, le mie guance a coloro che
mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti
e agli sputi. I| Signore Dio mi assiste, per questo non resto
svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pie-
tra, sapendo di non restare confuso, - Parola di Dio.

salmo responsoriale 21,8-9;17-18a;19-20a; 23-24
Nel più totale smarrimento, il giusto ha la forza di alzare
gli occhi verso Dio, la sua speranza. Nella notte angosciosa
della fede, egli percepisce la risposta alla sua preghiera e già
sale dal suo cuore l'azione di grazie.

RIT. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!»./R

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori:
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa./R

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. /R 

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'lsraele./R

seconda lettura Fil 2,6-11
Di spoliazione in spoliazione fino alla morte ignominiosa
sulla croce: questo è l'itinerario pasquale del Cristo, al qua-
le Dio «ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome».
E mediante una tale obbedienza, opposta alla disobbedien-
za di Adamo, che noi parteciperemo alla gloria di Gesù Cristo, il Signore.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPÈSI
Cristo Gesū, pur essendo nella condizione di Dio, non riten-
ne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso as-
sumendo una condizione di servo, diventando simile agli uo-
mini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umilið se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli dono il nome che è al di sopra
di ogni nome, perché nel nome di Gesü ogni ginocchio si pie-
ghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami:
«Gesū Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. - Parola di Dio.

canto al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Vangelo A
Mt 26,14-27,66 (lett. breve 27,11-54)
Il Vangelo della passione di nostro Signore Gesù Cristo se-
condo Matteo contiene delle risonanze liturgiche: ciò che è
avvenuto in quei giorni compie le Seritture, chiarisce la ve- 
ra identità di Gesù; annuncia ciò che accadrà a tutti coloro
che lo seguono e lo garantisce. Letta alla luce della parola
di Dio, la passione rivela che Gesù è il Figlio dell'uomo che
siede alla destra dell'Altissimo. Alla fine dei tempi, egli ra-
dunerà tutte le nazioni per il giudizio.

Matteo ha scritto il suo Vangelo in un periodo di duri scon-
tri fra la sinagoga e la giovane Chiesa perseguitata. Di qui,
come accade quasi sempre in circostanze del genere, un evi-
dente mancanza di sfumature che induce a ritenere tutto il
popolo responsabile di ciò che è avvenuto. Questo avrebbe
purtroppo tragicamente influenzato, per secoli, le relazioni
fra ebrei e cristiani. Oggi, come ha fatto il concilio Vaticano
II, si deve guardare in modo diverso al popolo cui apparte-
neva Gesù. Il vangelo va letto nella fede: non per giudicare
e condannare chicchessia, credendo così di giustificare se
stessi, ma per rendersi conto delle proprie responsabilità.
Ognuno deve prendere posizione di fronte al Figlio dell'uo-
mo, poiché l'ultima tappa della storia della salvezza è ini-
ziata il giorno in cui il Cristo è morto in croce: risurrezioni
di santi e fenomeni cosmici ricordati dall'evangelista rin-
viano a ciò che avverrà alla fine dei tempi. Allora avverrà il
giudizio che appartiene solo a Dio.
Guardie, sigilli, nulla può vincere la potenza divina, che ha
risuscitato Gesù e renderà la vita anche ai nostri poveri cor-
pi mortali. Colui che è stato visto morire sul monte Calva-
rio dalle donne «che avevano seguito Gesù dalla Galilea» e
dai soldati del governatore, colui che Giuseppe di Arimatea
«avvolse in un candido lenzuolo e depose nella sua tomba
nuova», è veramente il Figlio di Dio.

PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO

In quel tempo, (uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota,
andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi per-
chế io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete
d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per
consegnare Gesů.

Il primo giorno degli Àzzimi, i discepoli si avvicinarono a Ge-
sù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perche tu
possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città
da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino:;
farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero
come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangia-
vano, disse: «ln veritā io vi dico: uno di voi mi tradirà», Ed es-
si, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a doman-
dargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha
messo con me la mano nel piatto, è quello che mí tradirà. Il Fi-
glio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quel-
I'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per
quell'uomo se non fosse mai natol». Giuda, il traditore, disse:
«Rabbi, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la bene-
dizione, lo spezzo e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Pren-
dete, mangiate: questo è il mio corpo», Poi prese il calice, re-
se grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché que-
sto è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti per
il perdono dei peccati. lo vi dico che d'ora in poi non berrò di
questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berro nuovo con
voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l'inno, usci-
rono verso il monte degli Ulivi.

Allora Gesü disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò moti-
vo di scandalo. Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore e sa-
ranno disperse le pecore del gregge". Ma, dopo che saro' ri-
sorto, vi precederò in Galilea.  
Pietro gli disse: «Se tutti si scandal- izzeranno di te, io non mi
scandalizzerò mai», Gli disse Gesü: «ln veritā io ti dico: que-
sta notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre vol-
te». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non
ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

Allora Gesù ando, con loro in un podere, chiamato Getsēma-
ni, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pre-
gare». E, presi con sẽ Pietro e i due figli di Zebedeo, comin-
cið a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia ani-
ma è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
Andò un poco piū avanti, cadde faccia a terra e pregava, di-
cendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo ca-
lice! Però non Come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pie-
tro: «Cosi, non siete stati capaci di vegliare con me una sola
ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spi-
rito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una secon-
da volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non
può passare via senza che io lo beva, si compia la tua vo-
lontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perchế i
loro occhi si erano fatti pesanti. Li lascio, si allontano di nuo-
vo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi
si avvicino ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposa-
tevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegna-
to in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi
tradisce è vicino».

Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Do-
dici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, manda-
ta dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il tradi-
tore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò,
è lui; arrestatelo». Subito si avvicinò a Gesû e disse: «Salve,
Rabbil». E lo bacio. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei
qui!», Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù 
e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesü
impugnò la spada, la estrasse e colpi il servo del Sommo Sa-
cerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesû gli disse: «Ri-
metti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che pren-
dono la spada, di spada moriranno. O credi che io non pos-
sa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia dispo-
sizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si com-
pirebbero le Scritture, secondo le quali cosi deve avvenire?»,
In quello stesso momento Gesû disse alla folla: «Come se fos-
si un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni
giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arre-
stato. Ma tutto questo è avvenuto perché si comnpissero le
Scritture dei profeti», Allora tutti i discepoli lo abbandonaro-
no e fuggirono.

Quelli che avevano arrestato Gesū lo condussero dal sommo
sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli
anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al pa-
lazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi,
per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa te-
stimonianza contro Gesù, per metterlo a morte: ma non la
trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni.
Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui
ha dichiarato: "Posso distruggere il tempio di Dio e rico-
struirlo in tre giorni"». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:
«Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di
te?», Ma Gesů taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti
scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Fi-
glio di Dio», «Tu l'hai detto - gli rispose Gesů -: anzi io vi di-
co: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra
della Potenza e venire sulle nubi del cielo»,
Allora il sommo sacerdote si straccio le vesti dicendo: «Ha be-
stemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco,
ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?», E quelli ri-
sposero: «E' reo di morte!, Allora gli sputarono in faccia e lo
 percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa' il profeta
per noi, Cristol Chi e che ti ha colpito?».

Pietro intanto se ne stava seduto fuor, nel cortile. Una gio-
vane serva gli si avvicino e disse: «Anche tu eri con Gesú, il
Galileo, ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco
che cosa dici», Mentre usciva verso I'atrio, lo vide un'altra ser-
va e disse ai presentl: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma
egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!», Do-
po un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro:«E'
vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradi-
sce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non co-
nosco quell'uomo, E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordo
della parola di Gesù, che aveva detto; «Prima che il gallo can-
ti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del
popolo tennero consiglio contro Gesů per farlo morire. Poi lo
misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al go-
vernatore Pilato.
Allora Giuda - colui che lo tradi , vedendo che Gesû era sta-
to condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete
d'argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho
peccato, perché ho tradito sangue innocente, ma quelli dis-
sero: «A noi che importa? Pensaci tu. Egli allora, gettate le
monete d'argento nel tempio, si allontano e ando' a impic-
carsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non
è lecito metterle nel tesoro, perchế sono prezzo di sangue».
Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio»
per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato
«Campo di sangue» fino al giorno d'oggi. Allora si compi quan-
to era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero
trenta monete d'argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu
valutato dai figli d'lsraele, e le diedero per il campo del va-
saio, come mi aveva ordinato il Signore». 
Gesû intanto comparve davanti al governatore, e il governa-
tore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesü ri-
spose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani
lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze por-
tano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola,
tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il
governatore era solito rimettere in libertà per la folla un car-
cerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato
famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radu-
nata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi:
Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che
glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:
«Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno,
sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sa-
cerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e
a far morire Gesů. Allora il governatore domando loro: «Di
questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?», Quel-
li risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che
faro' di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifis-
so!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?», Essi allora gri-
davano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto au-
mentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla,
dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensate-
ci voi!». E tutto il popolo rispose: ll suo sangue ricada su di
noi e sui nostri figli. Allora rimise in libertà per loro Barab-
ba e, dopo aver fatto flagellare Gesu, lo consegnò perché fos-
se crocifiss

Allora i soldati del governatore condussero Gesü nel pretorio
e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli
fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una co-
rona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna
nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo de-
 ridevano: «Salve, re dei Giudei!. Sputandogli addosso, gli tol-
sero di mano la canna e lo percuotevano sul capo, Dopo aver-
lo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue ve
sti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato
Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce, giunti al luo-
go detto Golgota, che significa «Luogo del cranio», gli diede-
ro da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggio, ma non
ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti,
tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di so-
pra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna:
«Costui è Gesü, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno
a sinistra.

Quelli che passavano di Ii lo insultavano, scuotendo il capo e
dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo rico-
struisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla
croce!». Cosi anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli an-
ziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non
può salvare se stesso! E' il re d'Israele; Scenda ora dalla cro-
ce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se
gli vuol bene. Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio"!». Anche i
ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del
pomeriggio. Verso le tre, Gesû gridò a gran voce: «Eli, Eli,
lemà sabactāni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perchë mi
hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dice-
vano: «Costui chiama Elia», E subito uno di loro corse a pren-
dere una spugna, la inzuppò di aceto, la fisso su una canna e
gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene
Elia a salvarlo». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emi-
se lo spirito.
 Ed ecco, il velo del tempio si squarcio' in due. da cima a fon-
do la terra tremo', le rocce si spezzarono, i sepolcri si apr-
rono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono
uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nel-
la città santa e apparvero a molti. II centurione, e quelli che
con lui facevano la guardia a Cesū, alla vista del terremoto e
di quello che succedeva, furono presi da grande timore e di-
cevano: Davero costui era Figlio di Dio.
Vi erano là anche molte donne, che ossevavano da lontano:
esse avevano seguito Gesû dalla Galilea per servirlo. Tra que-
ste c'erano Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di
Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato
Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi
si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesū. Pilato allora or-
dino' che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo av-
volse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo , 
che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una gran-
de pietra all'entrata del sepolcro, se ne ando'. Li, sedute di
fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria.

Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono pres-
so Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci
siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse:
"Dopo tre giorni risorgero". Ordina dunque che la tomba ven-
ga vigilata fino al terzo giorno, perchế non arrivino i suoi di-
scepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: "É risorto dai morti".
Cosi quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima.
Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sor-
veglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere
sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
- Parola del Signore. 

prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita eterna che il Cristo ci ot-
tiene con la sua morte.

E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in ogní luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo no-
stro Signore.
Egli che era senza peccato, accetto la pa-
ssione  per noi
peccatori e, consegnandosi a un'ingiusta condanna, portò il pe-
so dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione ci acquisto' la salvezza.
E noi con tutti gli angeli del cielo innalziamo a te il nostro
canto e proclamiamo insieme la tua lode.

antifona
Mt 26,42; cf. Mc  14,36; cf. Lc 22,42
«Padre, se questo calice non puo passare senza che io lo be-
va, sia fatta la tua volontà».

preghiera
O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la mor-
te del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa'
che per la sua risurrezione possiamo giungere alla mèta del-
la nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

sviluppie
Se si considerano insieme l'odierna processione e la passione, si ve-
de che Gesù è, da un lato, sublime e gloriosoe, dall'altro, umile e
miserabile. Infatti, nella processione egli riceve omaggi regali e nel-
la passione viene punito come un bandito. Là è circondato di gloria
e onore, qui non ha né aspetto né bellezza. Là la gioia degli uomini
e la fierezza del popolo; qui, la vergogna degli uomini e il disprezzo
del popolo. Là lo si acclama: Osanna al figlio di Davide. Benedetto
sia il re di Israele che viene. Qui si grida che merita la mnorte e lo si
schernisce per essersi fatto re di Israele. Là gli si corre incontro con
palme; qui lo si percuote in faccia con le palme delle mani e gli si
colpisce la testa con una canna. Là lo si colma di elogi; qui lo si riem-
pie di ingiurie. Là ci si disputa per stendere sul suo passaggio le ve-
sti altrui; qui lo si spoglia delle sue vesti. Là lo si accoglie a Geru-
salemme come il re giusto e salvatore; qui lo si caccia da Gerusa-
lemme come un criminale e un impostore. Là viene issato sopra un
asino e omaggiato; qui viene appeso al legno della croce, straziato
con le fruste, cosparso di piaghe e abbandonato dai suoi.
(Guerrico di Igny, Sermone sulla domenica delle Palme) 



















































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.


mercoledì 22 maggio 2019

RICORDATI



ricordati

Uno dei malfattori appesi alla croce disse: «Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno››. Gli rispose: «In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran
voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito››. Detto
questo spirò (Lc 23,45-46).
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in
Cristo Gesù (Ef 2,6).


Dopo averli così a lungo ammaestrati, dopo quaranta giorni,

finalmente, egli si è innalzato al disopra delle turbolenze di questo
mondo. È salito oltre la pesantezza del peccato, della tristezza, del
rimorso che grava sul mondo. E' entrato nel luogo della pace e
della gioia, nella pura luce, nella dimora degli angeli, nei palazzi
dell'Altissimo, dove risuonano continuamente i canti degli spiriti
beati e le lodi dei serafini. Egli è entrato lassù, dando ai suoi fratelli
la possibilità di raggiungerlo nel tempo stabilito, alla luce del suo
esempio e con la grazia del suo Spirito.

Al compimento dei quaranta giorni,

dopo la Risurrezione della Santa Pasqua,
tu hai fatto salire sul Monte degli ulivi
il gruppo che tu hai scelto: gli undici.
E la promessa del Padre, lo Spirito,
tu promettevi di accordarla a loro,
e, benedicendoli, Signore,
sei asceso al Padre nel cielo.
E la nostra natura umana,
che il Maligno aveva resa infernale,
tu l'hai elevata al di sopra
della natura degli esseri di fuoco.
Ti sei assiso alla destra di Colui che ti ha generato,
conformemente al profeta che l'aveva predetto;
sei stato adorato dagli eserciti degli angeli
con il Padre e con lo Spirito.
E io che sono inerte per il bene,
conducimi con te in cielo;
le mie membra putrefatte, terrestri,
ricongiungile di nuovo al tuo Capo.
Pur essendo l'ultimo in tutto,
come la pianta dei piedi,
tuttavia fra le sante membra
ch'io sia contato con la moltitudine!
(Gesù Figlio unigenito del Padre)

lunedì 17 settembre 2018

Il dolore umano







 Il dolore umano
Come  posso  venire  a  te  Signore?  Dove  e  come  consegnarti  la  mia  fatica? 
“Guardami  nel  Getzemani,  davanti  a  Pilato,  sul  Calvario,  così  ho  voluto 
condividere la tua sofferenza per camminare e portare insieme a te il tuo dolore di 
oggi  uniti  dal  giogo  dell'Amore.  Vieni,  cercami,  mi  troverai  dentro  la  tua 
sofferenza, qualsiasi essa sia, ti accorgerai di non essere solo e che, già prima che 
mi consegni il tuo dolore io l'ho già fatto mio, sono qui, ti ascolto, raccontami le 
tue  paure,  le  tue  solitudini.  Ti  sentirai  sollevato  dal  peso  della  fatica, 
dall'oppressione del dolore e si riaccenderà dolce la speranza, perché Io sono con 
te.”