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s messa 22 marzo
I tre vangeli sinottici riferiscono che,
nei dintorni di Cafarnao,
Gesù ha risuscitato la figlia di un
certo Giairo, capo della si-
nagoga (Mt 9,23-27; Mc 5,35-43; Lc 8,43-56).
Luca parla,
inoltre, del figlio di una vedova di Naim,
villaggio della Gali-
lea, restituito da Gesù a sua madre mentre
lo portava alla se-
poltura (Lc 7,11-17). Entrambi questi
racconti sono molto
brevi. D'altra parte, Gesù è stato spinto
a fare questi miraco-
li straordinari da circostanze impreviste.
Lo si sottolinea espli-
citamente per il figlio della vedova di
Naim: Gesū si è trova-
to per caso sul percorso del corteo funebre.
Quanto alla figlia
di Giairo, Marco e Luca dicono che era
ancora viva quando il
padre pregò Gesù di venire ad imporle le
mani. Ben diverso
è il caso del «vangelo della risurrezione
di Lazzaro» che si leg-
ge oggi in Giovanni, il solo che ne parla.
Il racconto è lungo e dettagliato: 45
versetti (Gv 11,1-45). Pri-
ma di recarsi alla tomba, Gesù sapeva
che il suo amico era
morto ed ề lui stesso che ha deciso di
andare a «svegliarlo».
Marta, la sorella del defunto, non chiede
nulla: si rammarica
solo che Gesù non sia venuto prima, per
guarire il fratello pri-
ma che lo cogliesse la morte. Vi è poi,
soprattutto, il dialogo
fra Gesů e Marta, il modo quasi liturgico
in cui Gesů, dopo
aver reso grazie al Padre con gli occhi
levati al cielo, grida a
Lazzaro di uscire dalla tomba, ordina di
scioglierlo dalle ben-
de che lo tenevano legato e di «lasciarlo
andare». Infine, Ge-
sù stesso dice che questa risurrezione
è un «segno» dato per
suscitare la fede.
Tutto ciò conferisce a questa grande
pagina del vangelo un
notevole sapore di catechesi battesimale,
rivolta a coloro che,
oggi, la sentono proclamare, poiché essa
interpella la loro fe-
de, «lo sono la risurrezione e la vita,
ci dice Gesū. Chi crede
in me, anche se muore, vivrà; chiunque
vive e crede in me
non morrà in eterno. Credi tu questo?».
Paolo, da parte sua, esplicita cið che
significa e implica la fe-
de in Gesü, risurrezione e vita. Lo
Spirito di Dio abita in noi
che quindi non siamo più sotto il
dominio della carne; pur es-
sendo votati alla morte, Gesü renderà
la vita ai nostri corpi
mortali. Noi professiamo la fede nella
risurrezione individua-
le, personale. La professiamo veramente?
antifona d'ingresso Sal 42,1-2
Fammi giustizia, o Dio, e difendi la
mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall'uomo ingiusto e malvagio,
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.
colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre
misericordioso, perché possia-
mo vivere e agire sempre in quella
carità, che spinse il tuo
Figlio a dare la vita per noi. Egli
è Dio e vive e regna con te...
oppure
Eterno Padre, la tua gloria è l'uomo
vivente; tu che hai ma-
nifestato la tua compassione nel
pianto di Gesù per l'amico
Lazzaro, guarda oggi l'afflizione
della Chiesa che piange e
prega per i suoi figli morti a causa
del peccato, e con la for-
za del tuo Spirito richiamali alla
vita nuova. Per il nostro
Signore Gesù Cristo.
prima lettura Ez 37.12-14
Secondo la tradizione biblica,
l'esilio a Babilonia (597-538 a. C.)
è stato per tutto il popolo come la
morte da cui non si ritorna.
Attraverso la voce del profeta, il
Signore Dio si rivolge ai depor-
tati che hanno perso ogni speranza.
Voi dimenticate chi io so-
no, la mia fedeltà e la mia potenza.
Siete morti? Ebbene, farò
risorgere il mio popolo, lo ricondurrò
sulla terra dei suoi padri.
DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE
Cosi dice il Signore Dio: «Ecco,
io apro i vostri sepolcri, vi fac-
cio uscire dalle vostre tombe, o
popolo mio, e vi riconduco nel-
la terra d'lsraele.
Riconoscerete che io sono il
Signore, quando aprirò le vostre
tombe e vi farò uscire dai vostri
sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito
e rivivrete; vi farð riposare
nella vostra terra. Saprete che io
sono il Signore. L'ho detto
e lo farò», Oracolo del Signore Dio. -
Parola di Dio.
salmo responsoriale
129,1-2;3-4;5-6; 7cd-8
Gridare verso Dio è sperare.
Confessare il proprio peccato è
credere al perdono. Nelle tenebre
che ci circondano, già bril-
lano le prime luci della Pasqua.
RIT. Il Signore è bontà e misericordia.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica./R
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi tỉ può resistere?
Ma con te è il perdono:
Cosi avremo il tuo timore./ R
lo spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
piû che le sentinelle all'aurora./R
Piû che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe./R
seconda lettura Rm 8,8-11
Il dono dello Spirito cambia
radicalmente la condizione dei
credenti. Non sfuggono alla morte
fisica, ma, divenuti giusti,
non ne resteranno prigionieri.
La loro morte sara, con il Cri-
sto e come lui, Pasqua di
risurrezione, ingresso nella vita.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO
APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, quelli che si lasciano
dominare dalla carne non pos-
sono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio
della carne, ma dello Spi-
rito, dal momento che lo Spirito
di Dio abita in voi. Se qual-
cuno non ha lo Spirito di Cristo,
non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro
corpo è morto per ll peccato,
ma lo Spirito è vita per la giustizia.
E se lo Spirito di Dio, che
ha risuscitato Gesü dai morti, abita
in voi, colui che ha risu-
scitato Cristo dai morti darà la
vita anche ai vostri corpi mor-
tali per mezzo del suo Spirito che
abita in voi. Parola di Dio.
canto al Vangelo cf. Gv 11,25a-26
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Io sono la risurrezione e la vita,
dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.
Vangelo
Gv 11,1-45
(lett.breve3-7.17.20-27.33b-45)
Il vangelo della risurrezione di
Lazzaro induce a entrare nel
gruppo dei diversi personaggi
del racconto, a seguire le due
sorelle nei loro spostamenti e
poi fino alla tomba, dove il
morto giace già da quattro giorni.
Gli equivoci e i malintesi
che punteggiano i dialoghi invitano
ognuno a interrogarsi
sul modo in cui comprende
personalmente le parole e i gesti
di Gesù. Egli è assolutamente
tranquillo nel trambusto ge-
nerale, ma al tempo stesso
profondamente umano davanti
alla morte dell'amico, che gli
strappa le lacrime. Dopo que-
sto momento di intensa emozione,
eccolo in un atteggiamen-
to sobriamente ieratico, che
rivela la sua straordinaria au-
torità. Coloro che erano venuti
numerosi a consolare le so-
relle del defunto hanno creduto
in Gesu. E noi?oer
* DAL VANGELO SECONDO GIoVANNI
In quel tempo, lun certo Lazzaro di
Betania, il villaggio di Ma-
ria e di Marta sua sorella, era malato.
Maria era quella che
cosparse di profumo il Signore e gli
asciugo' i piedi con i suoi
capelli; suo fratello Lazzaro era
malato.] Le sorelle mandaro-
no dunque a dire a Gesū: «Signore,
ecco, colui che tu ami è
malato»,
All'udire questo, Gesù disse:
«Questa malattia non porterà al-
la morte, ma è per la gloria di Dio,
affinché per mezzo di essa
il Figlio di Dio venga glorificato».
Gesü amava Marta e sua so-
rella e Lazzaro. Quando senti che
era malato, rimase per due
giorni nel luogo dove si trovava.
Poi disse ai discepoli: «An-
diamo di nuovo in Giudea!». | discepoli
gli dissero: «Rabbi, po-
co fa i Giudei cercavano di lapidarti
e tu ci vai di nuovo?», Ge-
sũ rispose: «Non sono forse dodici
le ore del giorno? Se uno
cammina di giorno, non inciampa,
perché vede la luce di que-
sto mondo; ma se cammina di notte,
inciampa, perché la luce
non è in lui». Disse queste cose
e poi soggiunse loro: «Lazza-
ro, il nostro amico, s'è addormentato;
ma io vado a svegliar-
lo». Gli dissero allora i discepoli:
«Signore, se si è addormen-
tato, si salverà». Gesû aveva parlato
della morte di lui; essi in-
vece pensarono che parlasse del riposo
del sonno. Allora Ge-
sũ disse loro apertamente: «Lazzaro è
morto e io sono con-
tento per voi di non essere stato là,
affinchế voi crediate; ma
andiamo da lui!». Allora Tommaso,
chiamato Didimo, disse agli
altri discepoli: «Andiamo anche noi
a morire con luil».]
Quando Gesü arrivõ, trovò Lazzaro
che già da quattro giorni
era nel sepolcro. Betània distava
da Gerusalemme meno di tre
chilometri e molti Giudei erano venuti
da Marta e Maria a con-
solarle per il fratello. Marta dunque,
come udi che veniva Ge-
sù, gli ando incontro; Maria invece
stava seduta in casa. Mar-
ta disse a Gesü: «Signore, se tu fossi
stato qui, mio fratello non
sarebbe morto! Ma anche ora so che
qualunque cosa tu chie.-
derai a Dio, Dio te la concederà,
Gesû le disse: «Tuo fratelle
risorgerà», Gli rispose Marta: «So che
risorgerà nella risurre-
zione dell'ultimo giorno», Gesù le
disse: «lo sono la risurrezio-
ne e la vita; chi crede in me, anche
se muore, vivrà; chiungue
vive e crede in me, non morirà in eterno.
Credi questo?», Gli
rispose: «Si, o Signore, io credo che
tu sei il Cristo, il Figlio di
Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, ando' a chiamare
Maria, sua sorella, e di
nascosto le disse: «ll Maestro è qui e
ti chíama». Udito questo
ella si alzò subito e andò da lui. Gesů
non era entrato nel vil-
laggio, ma si trovava ancora là dove
Marta gli era andata in-
contro. Allora i Giudei, che erano in
casa con lei a consolarla-
vedendo Maria alzarsi in fretta e
uscire, la seguirono, pensan-
do che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse
dove si trovava Gesů, appena lo vide
si gettò ai suoi piedi di-
cendogli: «Signore, se tu fossi stato
qui, mio fratello non sa-
rebbe morto!».]
Gesü allora, quando la vide piangere,
e piangere anche i Giu-
dei che erano venuti con lei,) si
commosse profondamente e,
molto turbato, domando': «Dove lo
avete posto?». Gli dissero:
«Signore, vieni
a vedere!». Gesü scoppið in pianto.
dissero al-
lora i Giudei: «Guarda come lo amava!».
Ma alcuni di loro dis-
sero: «Lui, che ha aperto gli occhi al
cieco, non poteva anche
far si che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso
profondamente, si
recò al sepolcro: era una grotta e
contro di essa era posta
una pietra. Disse Gesū: «Togliete la
pietra, gli rispose Mar-
ta, la sorella del morto: «Signore,
manda già cattivo odore: è
li da quattro giorni», Le disse Gesû:
«Non ti ho detto che, se
crederai, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra,
Gesû allora alzò gli occhi e disse:
«Padre, ti rendo grazie per-
chế mi hai ascoltato. lo sapevo che
mi dai sempre ascolto, ma
I'ho detto per la gente che mi sta
attorno, perchê credano che
tu mi hai mandato». Detto questo, gridò
a gran voce: Lazza-
ro, vieni fuori». Il morto usci, i piedi
e le mani legati con ben-
de, e il viso avvolto da un sudario.
Gesũ disse loro: «Liberà-
telo e lasciàtelo andare»,
Molti dei Giudei che erano venuti da
Maria, alla vista di cið che
egli aveva compiuto, credettero in
lui. - Parola del Signore.
preghiera
Esaudisci, Signore, le nostre preghiere:
tu che ci hai illu-
minati con gli insegnamenti della fede,
trasformaci con la
potenza di questo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.
prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita
eterna che il Cristo ci ha promesso.
E veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e
in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed
eterno, per Cristo no-
stro Signore. Vero uomo come noi,
egli pianse l'amico Laz-
zaro; Dio e Signore della vita, lo
richiamò dal sepolcro; og-
gi estende a tutta l'umanità la sua
misericordia, e con i suoi
sacramnenti ci fa passare dalla morte
alla vita. Per mezzo di
lui ti adorano le schiere degli Angeli
e dei santi e contem-
plano la gloria del tuo volto. Al
loro canto concedi, Signore,
che si uniscano le nostre voci
nell'inno di lode: Santo...
antifona Gv 11,26
«Chiunque vive e crede in me, non
morirà in eterno», dice il
Signore.
preghiera
Dio onnipotente, concedi a noi
tuoi fedeli di essere sempre
inseriti come membra vive nel
Cristo, poiché abbiamo co-
municato al suo corpo e al suo
sangue. Per Cristo nostro
Signore.
sviluppi
lo lo so che il mio Vendicatore
è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla
polvere! Dopo che questa mia pelle
sarà distrutta, senza la mia car-
ne, vedrò Dio (Gb 19,25-26).
In verità, in verità vi dico:
chi ascolta la mia parola e crede
a co-
lui che ni ha mandato, ha la vita
eterna e non va incontro al giu-
dizio, ma è passato dalla morte
alla vita (Gu 5,24).
Il primo uomo tratto dalla terra
è di terra, il secondo uomo viene
dal cielo. E come abbiamo portato
l'immagine dell'uomo di terra,
cosi porteremo l'immagine dell'uomo
celeste (1Cor 15,47.49).
Bisogna sapere che vi sono anche
oggi dei Lazzaro, che si sono
ammalati e sono morti dopo essere
stati amici di Gesù, che sono
rimasti nella tomba e nel regno dei
morti, morti fra i morti, e so-
no stati poi rianimati dalla preghiera
di Gesù, chiamati a gran
voce da Gesù a uscire dalla tomba, Chỉ
gli obbedisce esce, legato,
a causa dei suoi peccati passati, con
le bende meritate dalla sua
condizione di morto, e con il viso
ancora coperto, incapace di ve-
dere, di camminare o fare qualsiasi
cosa, a causa dei vincoli del-
la morte, fino a quando Gesù non
comandi a coloro che possono
farlo di slegarlo e lasciarlo andare.
E chiunque può dire: «Cerca-
te la prova che è il Cristo che parla
in me?» deve diventare tale
che il Cristo gridi a gran voce in lui
queste parole: «Lazzaro, vie-
ni fuori!»,
(Origene, Commento a Giovanni, V)
Non è casuale il fatto che Giovanni
annoti il dettaglio delle bende
e del sudario. Egli annoterà anche
con la stessa precisione che nel
sepolero di Gesù, trovato vuoto
la mattina di Pasqua, le bende era-
no per terra, mentre il sudario
era piegato in un luogo a parte. La
contrapposizione è evidente: Gesù
è veramente risorto; non deve più
morire, è entrato nel mondo di Dio.
Lazzaro invece è ritornato al-
la vita anteriore e morirà di nuovo:
le bende e il sudario sono la
ricordarlo. Il ritorno miracoloso
di Lazzaro alla vita mortale è so-
lo un segno, una prefigurazione.
La risurrezione di Gesiù non sarà
il ritorno alla vita mortale, ma
il passaggio alla vita di Dio. Solo
con Cristo, per Cristo e in Cristo
il cerchio della mortalita' viene de-
finitivamente spezzato. E' lui la
breccia aperta che fonda la nostra
speranza di vivere eternamente. Non
dimentichiamo che eterna-
mente non significa solo senza fine,
ma anche divinamente.
(Pr. Varillon, La parola è il mio regno)






