sabato 31 gennaio 2026

S Messa 19 luglio





s messa 19 luglio
Il credente riconosce e proclama continuamente, sia nel Cre-
do che nella preghiera, l'onnipotenza di Dio, cui nulla e nes-
suno puð dare scacco matto. Ma alla vista di ciò che acccade
nel mondo, è impossibile non porsi delle domande. Come puo'
Dio sopportare tanti plateali disordini, tante intollerabili in-
giustizie, tanti crimini che restano scandalosamente impuni-
ti? Perché interviene così poco, quasi che non avesse i mezzi
per punire il male e arginarne la diffusione? L'appello ango-
sciato degli uni, lo scherno degli altri risuonano dolorosa-
mente agli orecchi del credente (Sal 43,11).
Bisogna affrontare queste domande, non per chiedere conto
a Dio, ma per cercare di capire la sua condotta, che deve de-
terminare la nostra: è ciò che fa il libro della Sapienza. La con-
dotta divina non è una prova di debolezza o di dimissione. Dio
non interviene e si dimostra paziente, perchế è l'Onnipoten-
te. Non ha bisogno di imporsi con la forza; lascia a tutti il
tempo di cambiare la loro condotta, il tempo di convertirsi.

Gesû ha ripreso questo insegnamento e lo ha riproposto at-
traverso delle immagini in tre parabole. Nonostante le appa-
renze, la parola di Dio ha una straordinaria fecondità: come
un granellino di senape, che produce un grande albero, come
un po' di lievito, che fa fermentare tre grandi misure di fari-
na, come il seme, che produce molte spighe.

Quando le piantine escono dalla terra, ci si accorge che sono
mescolate a molta zizzania, un'erba particolarmente nociva
per i cereali. Il padrone vieta di strapparla, perché, strap-
pandola, si rischia di strappare anche il grano ancora in er-
ba, le cui radici affondano certamente nella stessa zolla. E piu'
 saggio attendere la mietitura per fare la cernita: cosi agisce
il divino mietitore, non per debolezza o lasciar correre, ma per
misericordia.
Io Spirito, che solo Conosce i pensieri di Dio e le sue inten-
tioni, apra le nostre orecchie»: è lui che può fare compren-
dere. a intendere», 'insegnamento dispensato da Gesū in pa-
rabole! La preghiera che egli ispira ci introduca nella pro-
spettiva del Signore: cosi, noi impariamo a giudicare e ad agi-
re come lui, a volere ciò che egli vuole.

antifona d'ingresso Sal 53,6.8
Ecco, Dio viene in mio aiuto,9S
il Signore sostiene l'anima mia.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome, Signore, perché sei buono.

colletta
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della
tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, re-
stiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. Peril nostro Si-
gnore Gesù Cristo...

oppure
Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo
amore; fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della
Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere
ľumanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splen-
dere come il sole nel tuo regno. Per il nostro Signore Ge-
sù Cristo..

prima lettura Sap 12,13.16-19
Comunque sia, il ricorso alla forza da parte dell'uomo è un
segno di inconfessata debolezza e paura, di malferma auto-
rita', avendo bisogno della costrizione. Ecco perché il potere
cosi ottenuto è sempre minacciato ed effimero. Dio invece, es-
sendo lOnnipotente, può permettersi la moderazione e mo-
strarsi infinitamente paziente, indulgente e misericordioso.

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché
tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che
sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la
tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l'insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con
molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giu-
sto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona spe
ranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento. - Parola
di Dio.

salmo responsoriale 85,3.6; 9-10; 15-16a
La bontà e la misericordia di Dio sono all'altezza della sua
grandezza e della sua potenza. Nessuno esiti quindi ad accostarsi a lui.

RIT. Tu sei buono, Signore, e ci perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t'invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche./R

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio./R

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pieta./R 

seconda lettura Rm 8,38-27
La preghiera dell'uomo non è uno slancio aleatorio verso un
Dio inaccessibile,; lo Spirito la suscita e ne traduce le paro-
le maldestre.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non
sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo
Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che
scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli in-
tercede per i santi secondo i disegni di Dio. - Parola di Dio.

canto al Vangelo cf. 11,25
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Vangelo Mt 13,24-43 (lett. breve 13,24-30)
Tutti sanno che un granellino di senape produce un grande
albero, che un po' di lievito fa fermentare la pasta nella qua-
le viene nascosto. A maggior ragione, si può essere certi che
il Regno, le cui manifestazioni sono all'inizio assolutamen-
te modeste, si svilupperà e trasformerà il mondo. Gesiù spie-
ga, inoltre, perché Dio non separa fin d'ora i buoni dai cat-
tivi. Da un lato, la zizzania non può impedire al buon gra-
no di germogliare. Inoltre, solo al Figlio dell'uomo spetta il
giudizio. Dall'altro, attendendo il giorno del raccolto, Dio la-
scia a tutti il tempo di convertirsi.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesû espose alla folla un'altra parabola, di-
cendo: «ll regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato
del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano,
venne il suo nemico, seminõ della zizzania in mezzo al grano
e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò
anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di ca-
 sa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel
tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Ed egli rispose loro
"Un nemico ha fatto questo!" E i servi gli dissero: "Vuoi che
andiamo a raccoglierla?" "No, rispose, perchể non succeda
che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il
grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla
mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Rac-
cogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il
grano invece riponètelo nel mio granaio"».
[Espose loro un'altra parabola, dicendo: ll regno dei cieli è
simile a un granello di senape, che un uomo prese e semino'
nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una
volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e di-
venta un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare
il nido fra i suoi rami».
Disse loro un'altra parabola: «ll regno dei cieli è simile al lie-
vito, che una donna prese e mescolo' in tre misure di farina,
finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesû disse alle folle con parabole e non par-
lava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che
era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerõ cose nascoste
fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedo'l la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si av-
vicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel
campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il
Figlio dell'uomo. ll campo è il mondo e il seme buono sono i
figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemi-
co che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del
mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie
la zizzania e la si brucia nel fuoco, cosi avverrā alla fine del
mondo. Il Figlio del'uomo manderà i suoi angeli, i quali rac-
coglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che
commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, do-
ve sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderan-
no come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascol-
til».] - Parola del Signore.

 preghiera
O Dio, che nell'unico e perfetto sacrificio del Cristo hai da-
to valore e compimento alle tante vittime della legge anti-
ca, accogli e santifica questa nostra offerta come un giorno
benedicesti i doni di Abele, e ciò che ognuno di noi presen-
ta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore.

antifona Sal 110,4-5
Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:
buono è il Signore e misericordioso,
egli dà il cibo a coloro che lo temono.

oppure. Ap 3,20
«Ecco, sto alla porta e busso», dice il Signore. «Se uno ascol-
ta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed
egli con me>.

preghiera  cf. Mt 13,38.43
Il buon seme sono i figli del Regno, che alla fine splende-
ranno come il sol8.

preghiera
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia
di questi santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza
del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Ed egli, pietoso, perdonava la colpa, li perdonava invece di di-
struggerli. Molte volte placò la sua ira e trattenne il suo furore,
ricordando che essi sono carne, un soffio che va e non ritorna
(Sal 78,38-39).
Perché lquesto fico] deve sfruttare il terreno? Ma quegli (il vi-
Bnaiolo] rispose: «Padrone, lascialo ancora quest anno finché io gli 
zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se portera' frutto per
l'avvenire; se no, lo taglierai» (Le 13,7-9).
Come il Signore vi ha perdonato, cosi fate anche voi (Col 3.13)
Siate pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l'a.
gricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra
finché abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera
(Ge 5,7).

Tale è quindi la composizione della Chiesa, mescolanza di forti e
di infermi, di buonie di cattivi, di peccatori ipocriti e di peccatori
scandalosi: l'unità della Chiesa contiene tutto e approfitta di tut-
to. I fedeli vedono negli uni tutto ciò che si deve imitare e in tutti
gli altri ciò che si deve superare con coraggio, riprendere con ener-
gia, sopportare con pazienza, aiutare con carità, ascoltare con con-
discendenza, guardare con tremore. E coloro che restano in piedi e
coloro che cadono servono allo stesso modo alla Chiesa: i suoi fe-
deli, vedendo in questi ultimi l'esempio della loro vigliaccheria e
negli altri la convinzione, sono da tutto stupiti, da tutto edificati,
da tutto confusi, da tutto incoraggiati, sia dai colpi della grazia sia
dai colpi del rigore e della giustizia.
(J.B. Bossuet, Lettere a una signorina di Metz)

Il peccatore e il santo sono due giunti essenziali, complementari,
reciprocamente complementari, che agiscono l'uno sull'altro e la cui
articolazione costituisce tutto il segreto del cristianesimo.
(Ch. Péguy, Un nuovo teologo: Fernand Laudet)

Capita spesso di imbattersi in cristiani i quali pensano che le
espressioni anti-evangeliche presenti nella loro Chiesa siano da
addebitare in gran parte all'istituzione, sotto tutte le sue forme.
Pensano quindi che, per liberare il carisma e la santità del popolo
cristiano, se ne dovrebbe continuamente diffidare. Anzi, probabil-
mente si dovrebbe proclamare la morte della Chiesa -istituzione, co-
si come si è proclamata la morte di Dio nell'ateismo purificatore.
Ma sarebbe troppo facile fare dell'istituzione abusiva o poco ade-
guata il capo espiatorio del peccato del corpo eclesiale, popolo di
peccatori. Il peccato della Chiesa si radica spesso nella mancanza 
di alta tensione mistica ed evangelica. Essenzialmente, nella man-
canza di fede, nella mancanza di passione per l'avventura della
santità secondo le beatitudini evangeliche... Potranno contestare il
peccato della Chiesa solo i cristiani che la desiderano santa e han-
no già fatto una qualche esperienza di una Chiesa più fedele al
vangelo, in forza del loro personale impegno mistico e missionario;
coloro che soffrono nel loro essere cristiani a causa delle malfor-
mazioni del Corpo con il quale sono solidali.
(PA. Liégé, La Chiesa di fronte al suo peccato) 
 


 




































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.


mercoledì 22 maggio 2019

RICORDATI



ricordati

Uno dei malfattori appesi alla croce disse: «Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno››. Gli rispose: «In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran
voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito››. Detto
questo spirò (Lc 23,45-46).
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in
Cristo Gesù (Ef 2,6).


Dopo averli così a lungo ammaestrati, dopo quaranta giorni,

finalmente, egli si è innalzato al disopra delle turbolenze di questo
mondo. È salito oltre la pesantezza del peccato, della tristezza, del
rimorso che grava sul mondo. E' entrato nel luogo della pace e
della gioia, nella pura luce, nella dimora degli angeli, nei palazzi
dell'Altissimo, dove risuonano continuamente i canti degli spiriti
beati e le lodi dei serafini. Egli è entrato lassù, dando ai suoi fratelli
la possibilità di raggiungerlo nel tempo stabilito, alla luce del suo
esempio e con la grazia del suo Spirito.

Al compimento dei quaranta giorni,

dopo la Risurrezione della Santa Pasqua,
tu hai fatto salire sul Monte degli ulivi
il gruppo che tu hai scelto: gli undici.
E la promessa del Padre, lo Spirito,
tu promettevi di accordarla a loro,
e, benedicendoli, Signore,
sei asceso al Padre nel cielo.
E la nostra natura umana,
che il Maligno aveva resa infernale,
tu l'hai elevata al di sopra
della natura degli esseri di fuoco.
Ti sei assiso alla destra di Colui che ti ha generato,
conformemente al profeta che l'aveva predetto;
sei stato adorato dagli eserciti degli angeli
con il Padre e con lo Spirito.
E io che sono inerte per il bene,
conducimi con te in cielo;
le mie membra putrefatte, terrestri,
ricongiungile di nuovo al tuo Capo.
Pur essendo l'ultimo in tutto,
come la pianta dei piedi,
tuttavia fra le sante membra
ch'io sia contato con la moltitudine!
(Gesù Figlio unigenito del Padre)

lunedì 17 settembre 2018

Il dolore umano







 Il dolore umano
Come  posso  venire  a  te  Signore?  Dove  e  come  consegnarti  la  mia  fatica? 
“Guardami  nel  Getzemani,  davanti  a  Pilato,  sul  Calvario,  così  ho  voluto 
condividere la tua sofferenza per camminare e portare insieme a te il tuo dolore di 
oggi  uniti  dal  giogo  dell'Amore.  Vieni,  cercami,  mi  troverai  dentro  la  tua 
sofferenza, qualsiasi essa sia, ti accorgerai di non essere solo e che, già prima che 
mi consegni il tuo dolore io l'ho già fatto mio, sono qui, ti ascolto, raccontami le 
tue  paure,  le  tue  solitudini.  Ti  sentirai  sollevato  dal  peso  della  fatica, 
dall'oppressione del dolore e si riaccenderà dolce la speranza, perché Io sono con 
te.”