sabato 31 gennaio 2026

S Messa 7 giugno Corpus Domini






solennita SS Corpo e Sangue di Cristo
s messa 7 giugno

Nei giorni dell'esodo, Dio ha salvato il suo popolo con la man-
na, «un cibo che neppure i tuoi padri avevano mai conosciu-
to», e con l'acqua sgorgata «dalla roccia». Grazie a questo pa-
ne caduto dal cielo e a quest'acqua, il popolo ha potuto at-
traversare «il deserto grande e spaventoso», per entrare nel-
la terra promessa, dove ha goduto del riposo che aveva a lun-
go sperato. Durante il suo cammino, ha fatto l'esperienza di
un'estrema indigenza, che solo Dio può soccorrere, e ha pre-
so coscienza di un bisogno più vitale di quello del cibo terre-
no: «L'uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dal-
la bocca del Signore».
Moltiplicando i pani e i pesci per sfamare la folla, Gesü si ri-
vela come il nuovo Mosè, ma aggiunge che egli dà da man-
giare la sua carne e da bere il suo sangue. Egli è il «vero cibo»
e la «vera bevanda», data non per estinguere la fame e la se-
te di un momento, ma per procurare la vita eterna. Afferma-
zione esorbitante, pretesa incredibile da parte di un uomo, an-
che se compie segni e prodigi inauditi! Per accettare tutto que-
sto, bisogna aver riconosciuto in Gesû il Figlio di Dio, che ha
«dato» il suo corpo e «sparso» il suo sangue per la salvezza del
mondo, che il Padre ha risuscitato dai morti per farlo sedere
alla sua destra nei cieli. Bisogna ricordare ciò che il Signore
ha detto e fatto in occasione dell'ultima cena con i suoi apo-
stoli. Bisogna, infine, riconoscere sotto i segni del pane e del
vino, offerti rendendo grazie, il corpo e il sangue di Cristo.
Questo sacramento che edifica la Chiesa riunisce nell'unità del
Padre, del Figlio e dello Spirito la moltitudine dei credenti di-
spersi Su tutta la faccia della terra. Esso è il viatico che nulla
puo' sostituire sulla strada del nostro esodo verso la Gerusa-
lemme celeste, dove il Signore ci introdurrà quando ritornerà.
L'eucaristia che celebra la Chiesa è «mistero della fede», sor-
gente ed esigenza della carità, fondamento della speranza,
medicina di immortalita! La solennità di questo giorno cele-
bra ciò che noi sappiamo e proclamiamo continuamente.

antifona d'ingresso sal.80,17
Il Signore ha nutrito il suo popolo 
con fior di frumento,
lo ha saziato di miele della roccia.

colletta
Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell'eu-
caristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa' che
adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del
tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della re-
denzione. Tu sei Dio, e vivi...

oppure
Dio fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre, rav-
viva in noi il desiderio di te, fonte inesauribile di ogni bene:
fa' che, sostenuti dal sacramento del Corpo e Sangue di Cri-
sto, compiamo il viaggio della nostra vita, fino ad entrare
nella gioia dei santi, tuoi convitati alla mensa del regno. Per
il nostro Signore Gesù Cristo...

Prima  lettura Dt 8,2-3.14b-16a
Gli avvenimenti dell'esodo sono stati spesso meditati e fin
nei minimi particolari dagli autori biblici. Allora, il popolo
ha fatto un'esperienza fondamentale: nel deserto, «terra as-
setata, senz'acqua», la parola di Dio è necessaria al pari del-
l'acqua scaturita dalla roccia e della manna, il pane mera-
viglioso dato dal Signore. 

DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO
Mose' parlo' al popolo dicendo:
«Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fat-
to percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliar-
ti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuo-
re, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti
ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri
non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non
vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dal-
la bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla
terra d'Egitto, dalla condizione servile: che ti ha condotto per
questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti veleno-
si e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgor-
gare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha
nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri, Parola di Dio.

salmo responsoriale147,12-13;14-15;19-20
Pane per il cammino, parola per i cuori, pace per tutto il po-
polo: doni del cielo che la Chiesa ricorda.

RIT. Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli./R

Egli mette pace nei tuoi Confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce./R

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Cosi non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi./R

seconda lettura1Cor10,16-17
Ia comunione al corpo e al sangue di Cristo produce fra i
credenti un'unione vitale superiore alla comunità di fede e
di speranza di cui essa è segno efficace.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORİNZI
Fratelli. il calice della benedizione che noi benediciamo, non
è forse comunione con il sangue di Cristo?
E' il  pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il cor-
po di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo cor-
po: tutti infatti partecipiamo all'unico pane. - Parola  di Dio.

Sequenza
Sion,loda il Salvatore
la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode, non vi è canto che sia degno. 

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto, oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo la prima sacra cena.

E' il banchetto del nuovo Re,
nuova pasqua, nuova legge;
e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra; luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo.oe

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino, 0stia di salvezza.

E certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma, oltre la natura.

E un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide: intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono: mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione ben diverso è l'esito!

Quando spezzi il sacramento, non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte, quanto nell'intero.

E' diviso solo il segno, non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito della sua persona. ]

Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, 
vero pane dei figli: non dev'essere gettato.

Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua, nella manna data ai padri. 

Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi; nùtrici e difendici,
portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo 
nella gioia dei tuol Santi.

canto al Vangelo . Gv  6,51
Alleluia, alleluia.
lo sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore.
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Vangelo Gv 6,51-58
La manna, il pane venuto dal cielo, è stata data ai nostri pa-
dri per attraversare il deserto dell'esodo. Dopo la moltipli-
cazione dei pani, Gesù ha solennemente dichiarato di esse-
re il pane vivo disceso dal cielo per dare al mondo la vita
eterna e di essere personalmente il cibo indispensabile per
giungere alla risurrezione dell'ultimo giorno. Per compren-
dere il senso di queste parole, bisogna ricordarsi della cena
che il Signore ha condiviso con i suoi discepoli la vigilia del-
la sua morte. Dando loro il pane e il calice ha detto: «Pren-
dete e mangiate, questo è il mio corpo. Prendete e bevetene
tutti, questo è il mio sangue», Ecco come si può mangiare la
sua carne e bere il suo sangue e partecipare intimamente al-
la vita del Cristo risorto: sotto i segni efficaci del sacramen-
to che noi chiamiamo eucaristia.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesû disse alla folla: «lo sono il pane vivo,
disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in
eterno e il pane che io daro' è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Co-
me può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesû disse
 loro; «ln verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne
del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in
voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la
vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perche' la mia
carne è vero ciboe il mio sangue vera bevanda, Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lul, Co-
me il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Pa-
dre, cosİ anche colui che mangia me vivrà per me, Ouesto e
il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono
i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivra' in eterno.
Parola del Signore.

preghiera 
Concedi benigno alla tua Chiesa, o Padre, i doni dell'unità
e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti pre-
sentiamo. Per Cristo nostro Signore.

antifona 
Dice il Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio san-
gue, rimane in me, e io in lui», Alleluia.

preghiera 
Dònaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divi-
na nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo
sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue, Tu che vivi e re-
gni nei secoli dei secoli.

sviluppi 
Come il Padre ha la vita in se stesso, cosi ha concesso al Figlio di
avere la vita in se stesso (Gu 5, 26).
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se
stesso se non rimane nella vite, cosi anche voi se non rimanete in
me (Gu 15,4). 
Oni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice,
o annunziate la morte del Signore finché egli venga (1Cor 11,26).
Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egll in lui. E da
questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito ehe ci ha dato
(1Gv 3,24),.
Al vincitore darò la manna nascosta (Ap 2,17).

Questi misteri sono detti «sacramenti», poiché l'apparenza non cor-
risponde alla loro realtà profonda. Che cosa si vede? Una realta'
materiale. Ma lo spirito vi scorge una grazia spirituale. Vuoi com-
prendere che cos'è il corpo di Cristo? Ascolta l'apostolo che dice ai
fedeli: «Voi siete il corpo di Cristo e le sue membra». Se dunque voi
siete il corpo di Cristo e le sue membra, è il vostro stesso simbolo
che si trova sulla tavola del Signore, E' il vostro stesso simbolo che
voi ricevete. A ciò che voi siete, rispondete: «Amen» e questa rispo-
sta indica la vostra adesione. Tu senti dire: «ll corpo di Cristo» e
rispondi: «Amen», Sii un membro del corpo di Cristo, affinché il
tuo «Amen» sia vero.
(Agostino, Sermone 272 ai neofiti sul corpo di Cristo)

Questo strano nascondiglio, nel quale Dio si è ritirato, impenetra-
bile alla vista degli uomini, è una grande lezione per condurci al-
la solitudine, lontano dagli sguardi degli uomini. Egli è rimasto
nascosto sotto il velo della natura, che ce lo ha ricoperto fino
al'incarnazione, e quando è dovuto apparire, si è nascosto ancor di
più, ricoprendosi con 'umanità. Era molto più riconoscibile
quand'era invisibile di quanto lo sia dopo essersi reso visibile. E,
infine, quando ha voluto mantenere la promessa fatta ai suoi apo-
stoli di restare con gli uomini fino alla sua ultima venuta, ha scel-
to di restarvi nel nascondiglio più strano e oscuro di tutti, le spe-
cie eucaristiche. E' questo il sacramento che Giovanni chiama nel-
l'Apocalisse la manna nascosta (Ap 2,17); e credo che Isaia lo ve-
desse in questo stato, quando disse in spirito di profezia: «Vera-
mente tu sei un Dio nascosto» (Is 45, 15). E questo l'ultimo nascon-
diglio nel quale può esistere.
(B, Pascal, Lettera IV alla Signorina de Roannez) 


s messa  14 giugno
Ouando meditano sulla storia della salvezza, i credenti sco-
prono un Dio sconvolto dalle sofferenze dei suoi e sempre
pronto a perdonare il loro peccato. Quest'amore compassio-
nevole, chiamato «misericordia», spinge Dio a prendere con-
tinuamente iniziative sempre più audaci e inattese per rista-
bilire con i suoi l'alleanza compromessa. Nella memoria del
popolo eletto, l'esodo resta l'evento fondatore, nel corso del
quale esso ha fatto l'esperienza della sollecitudine divina nei
suoi confronti. Il Signore lo ha riunito attorno a sé. Attraver-
so molte disavventure, senza lasciarsi mai scoraggiare dalle
sue molteplici e gravi scappatelle, preservandolo dai pericoli,
procurandogli nel deserto cibo e bevanda, egli lo ha condot-
to fino alla terra promessa. Questa tenerezza divina evoca
T'immagine del Dio-pastore cantato dal salmo 23.

Quando Gesû scende dalla montagna dove, secondo Matteo,
ha pronunciato il suo lungo discorso inaugurale, grandi folle
lo seguono su una strada costellata di miracoli: molte guari-
gioni, fra cui soprattutto quelle di un lebbroso, del servo del
centurione romano, della suocera di Pietro, di un paralitico,
di una donna inferma, di due ciechi e di un indemoniato mu-
to; espulsione del demonio che tormentava due uomini; tem-
pesta sedata. Uscendo da Cafarnao, Gesů chiama un pubbli-
cano (vangelo di domenica scorsa). Strada facendo, sosta nel-
le sinagoghe delle città e dei villaggi per proclamare la buo-
na novela del Regno. Gesù ha fatto tutto questo mosso da
pietà per le folle stanche e sfinite, «come pecore senza pa-
store». Vedendole. il suo cuore ne resta sconvolto, come quel-
lo di Dio. 
Affinché il maggior numero di persone possibile possa bene-
ficiare di questa misericordia, egli sceglie dodici dei suoi di-
scepoli e li manda, con i suoİ stessi poteri, a proclamare il suo
messaggio, a guarire i malati e a scacciare i demoni. Non li
chiama «pastori», ma «operai della mèsse» che Dio fa germo-
gliare attraverso la Parola. Vi è, infatti, un solo pastore, il Cri-
sto morto per le folle straziate dal peccato. E lui che salva dal-
la collera divina, giustifica e riconcilia con il Padre, ridona la
vita. Scrivendo tutto questo, Matteo ricorda alle comunità cri-
stiane di tutti i tempi che la Chiesa ha la missione di testimo-
niare, con le sue azioni, la misericordia di Dio in mezzo alle fol-
le, in conformità all'insegnamento e all'esempio del Signore.

antifona d'ingresso Sal. 26,7.9
Ascolta, Signore, la mia voce: a te io grido.
Sei tu il mio aiuto, non respingermi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.teotno o

colletta
O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre
invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo
senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fede-
li ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni
e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

oppure
O Padre, che hai fatto di noi un popolo profetico e sacerdo-
tale, chiamato ad essere segno visibile della nuova realtà
del tuo regno, donaci di vivere in piena comunione con te
nel sacrificio di lode e nel servizio dei fratelli, per diventa-
re missionari e testimoni del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo..

prima lettura  Es 19,2-6a
Quando Dio sceglie un profeta, lo
fa sempre in vista di una missione a beneficio di altri: cosi 
Mose', il prototipo di questi inviati, e piu' tardi Gesu', l'Inviato,
il profeta per eccellenza. Lo stesso avviene nel caso del po-
polo dell'alleanza e, oggi, della Chiesa. Di conseguenza, non
si deve vantare di essere stati scelti di Dio quasi che si
trattasse di una dignità o di un titolo onorifico. Questa gra-
zia, data in vista di una missione, comporta una responsa-
bilita': testimoniare la santita di Dio davanti ai popoli.

DAL LUBR0 DELL'ESODO
In quei giorni, gli lsraeliti, levate le tende da Refidirn, giunse-
ro al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si ac-
campo davanti al monte.
Mose' sali verso Dio, e il Signore lo chiamo dal monte, dicen-
do: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli
Israeliti: "Voi stessi avete visto cio che io ho fatto all'Egitto e
come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino
a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la
mia alleanza, voi sarete per me una proprietã particolare tra
tutti i popoli; mia infatti e tutta la terra! Voi sarete per me un
regno di sacerdoti e una nazione santa". - Parola di Dio.

salmo responsoriale  99,2; 3; 5
Popolo scelto da Dio per proclamare il suo amore: una gra-
zia e una responsabilita'.

RIT. Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza./R

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo./R

Buono e il Signore,
il suo amore è per sernpre,
la sua fedelta di generazione in generazione. /R

seconda lettura. Rm 5,6-11
Il passaggio dallo stato di peccatori a quello di credenti é
possibile grazie alla morte e alla risurrezione di Cristo ohe
ci riconciliano con Dio. Noi poniamo quindi la nostra fie-
rezza non in noi stessi, che siamo radicalmente incapaci di
conseguire la salvezza, la giustizia, ma in Dio che ci ama e
in Gesiù salvatore.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AL ROMANI
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito
Cristo mori per gli empi., ora, a stento qualcuno è disposto a
morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una
persona buona.
Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, men-
tre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A mag-
gior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati
dall'ira per mezzo di lui.
Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con
Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto piů, ora che
siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita, Non
solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore no-
stro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la ri-
conciliazione. - Parola di Dio.

canto al Vangelo Mc 1,15
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino:
convertitevi e credete nel Vangelo.

Vangelo Mt 9,36-10,8
Durante la sua vita terrena, Gesù ha potuto avvicinare solo
qualche peccatore, come, ad esempio, il pubblicano Matteo
di cui ha fatto un discepolo. Ma, come quella di Dio, la sua
misericordia, questo sentimento che prende alle viscere, e
senza limiti. Non potendo essere contemporaneamente ovun-
 que, egli ha scelto dodici apostoli e li ha inviati in missione
in tutta la regione, donando loro istruzioni simili a quelle
ricevute da lui stesso dal Padre. Al momento della sua
Ascensione al cielo, egli farà del mondo intero il campo del
loro apostolato. Dovranno raccogliere i frutti di un seme che
essi hanno solo sparso e che è stato fatto germogliare da un
Altro. Oggi, egli non è più in mezzo a noi per scegliere e in-
viare gli operai nella sua mèsse. Bisogna quindi chiederli a
Dio nella preghiera.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesů, vedendo le folle, ne senti compassione,
perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno
pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbon-
dante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore
della messe perchê mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli
spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni in-
fermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pie-
tro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedēo, e Gio-
vanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo
il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Ca-
naneo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradi.
Questi sono i Dodici che Gesū invið, ordinando loro: «Non an-
date fra i pagani e non entrate nelle cittā dei Samaritani; ri-
volgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'israele.
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vi-
cino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i leb-
brosi, scacciate i demõni. Gratuitamente avete ricevuto, gra-
tuitamente date», - Parola del Signore.

preghiera
O Dio, che nel pane e nel vino doni all'uomo il cibo che lo
alimenta e il sacramento che lo rinnova, fa' che non ci ven-
ga mai a mancare questo sostegno del corpo e dello spirito.
Per Cristo nostro Signore. 

antifona  Sal. 26,4
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita.

oppure Gv 17,11
Dice il Signore: «Padre santo, custodisci nel tuo nome colo-
ro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi,

preghiera
Signore, la partecipazione a questo sacramento, segno del-
la nostra unione con te, edifichi la tua Chiesa nell'unità e
nella pace. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro
ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 19-20).

Sia dungue noto a voi che questa salvezza di Dio viene ora rivolta
ai pagani ed essi l'ascolteranno! (At 28,28).

Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il po-
polo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di
lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce (1Pt 2,9).

Gesù chiama il vangelo mietitura. E come se dicesse: «Tutto è pron-
to, tutte le disposizioni sono state prese. Vi mando a mietere il gra-
no maturo; potrete seminare e mietere nello stesso giornol». Quan-
do l'agricoltore esce di casa per andare a mietere è pieno di gioia
e raggiante di felicità. Non pensa né alle sofferenze né alle diffi-
coltà che potrà incontrare. Pensando alla messe che potrà am-
 massare, egli corre e si affretta a portare a termine il raccolto del-
l'annata. Nulla può traltenerlo, ostacolarlo o indurlo a dubitare
dell'avvenire.
Giovanni Crisostormo, Omelia sulla mésse abbondante)

Sono stato li per serivere all'Università di Parigi o perlomeno al
nostro maestro De Cornibus e al dottor Picardo per dire loro quan-
te migliaia e milioni di pagani si farebbero cristiani se vi fossero
operai per la mèsse.
(Francesco Savefio, Lettera del 15 gennaio 1544)

Conteranno molto, nella storia della Chiesa, le forme di apostola-
to che fanno molto chiasso?. Ciò che conta non è né la superficie,
né la lunghezza, né la larghezza. E' la profondità. L'apostolato si
misura con la sonda e non con la corda.
(L. Cerfaux, Il discorso missionario)

Dio ha deciso che certi sforzi si sarebbero fatti solo in seguito alla
preghiera dei suoi figli. Come il duro lavoro è una delle condizio-
ni del raccolto, cosi la preghiera è una delle condizioni della mès-
se di Dio.. Essa è il nostro strumento, il trapano che scava in
profondità per farne scaturire Dio.

(J. Loew. Come se vedesse l'ivisibile)

Pensate solo a Dio e alla diffusione del suo regno. E latteggia-
mento proprio della carità.. Nella carità non vi è più nulla di me
stesso. E l'immersione nella sorgente. Il suo desiderio diventa il
mio desiderio.
(VCh. Journet, Come una frecia incandescente) 




 




































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.