| 14:38 (5 ore fa) | |||
| ||||
s messa 15 marzo
ll vangelo della guarigione del
cieco nato» presenta un mi-
racolo, il cui significato e
la cui portata catechesi appaiono
immediatamente, anche se gli
elementi simbolici non costi-
tuiscono il fondamento e la
trama del racconto. La narrazio-
ne è cosi vivace e il numero
delle persone che vanno e ven-
gono, esprimendo i loro sentimenti
e le loro opinioni, cosi ele-
vato che il lettore viene
spontaneamente indotto a seguire i
diversi interlocutori, a prendere
parte alle discussioni e agli
scambi di opinioni, a pronunciarsi.
Infine, diverse «parole di
rivelazione» risuonano come
altrettante «rimesse in discus-
sione» della vita e della fede
di ciascuno.
Gesù, il Verbo di Dio, è la luce
venuta nel mondo. Davanti a
lui gli uomini si dividono. Gli
uni lo accolgono e diventano fi-
gli di Dio, gli altri lo rifiutano
e restano nelle tenebre della
carne in cui sono nati. Cið che
proclama la prima pagina del
Vangelo (Gv 1,1-14) assume al
riguardo un senso molto con-
creto: Gesū-luce dona la vista ai
ciechi; lui solo può liberarli
dalle tenebre nelle quali sono
imprigionati. La loro cecità spi-
rituale viene guarita dal lavacro
del battesimo ricevuto nella
Comunità dei credenti.
Catecumeni e neofiti imparano
progressivamente a conosce-
re l'inviato di Dio Padre e lo
Spirito Santo nel cui nome han-
no potuto accedere alla luce. Ma
l'iniziazione cristiana va con-
tinuamente proseguita. La vita di
tutti i cristiani è da un ca-
po all'altro una vita catecumenale.
La Chiesa ha il grave do-
vere di assicurare a tutti i cristiani
i mezzi di formazione per-
manente proporzionati alle necessità
e capacità di ciascuno.
Il concilio Vaticano Il ha compreso
che la liturgia non è certa-
mente il piü piccolo e il meno efficace
di questi mezzi.
Ma questo non basta. Si impara a
conoscere Cristo luce del
mondo vivendo come figli della
luce che fanno attenzione a
non ricadere nelle opere delle tenebre.
Anche coloro che ci cir-
condano giocano un ruolo molto importante:
i nostri fratelli e
le nostre sorelle di fede con la
comunicazione della loro espe-
rienza, gli altri chiedendoci ragione
della nostra fede. Bonarie
o aggressive, le intimazioni di questi
ultimi contribuiscono al
nostro avanzamento sul cammino della
luce e della verită, del-
l'umiltà e della gioia, dell'azione di
grazie per i doni ricevuti.
antifona d'ingresso cf.Is 66,10-11
Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti
che l'amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate
nella tristezza: saziatevi
dell'abbondanza della vostra consolazione.
colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la
nostra redenzione, concedi al popolo
cristiano di affrettarsi
con fede viva e generoso impegno verso
la Pasqua ormai vi-
cina. Per il nostro Signore
Cristo...
oppure
O Dio, Padre della luce, tu vedi le
profondità del nostro cuo-
re: non permettere che ci domini il
potere delle tenebre, ma
apri i nostri occhi con la grazia del
tuo Spirito, perché ve-
díamo colui che hai mandato a illuminare
il mondo, e cre-
diamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo
Figlio, nostro Signore.
Egli è Dio, e vive...
prima lettura 1Sam 16,1b.4.6-7.10-13
Spesso sconcertanti, le scelte di Dio
non sono arbitrarie, poi-
ché il Signore guarda il cuore e non
le apparenze. Così è av-
venuto per la scelta dell'ultimo dei
figli di lesse, Davide, che,
nei dintorni di Betlemme, custodiva
il gregge di suo padre.
La storia della salvezza ha registrato
in quel momento una
svolta decisiva. Gesù, il messia secondo
il cuore di Dio, è in-
fatti figlio di Davide, unto di Spirito
non da un profeta, ma
dal Padre suo celeste.
DAL PRIMO LIBRO DI SAMUELE
In quei giorni, il Signore disse a
Samuele: «Riempi d'olio il tuo
corno e parti. Ti mando da Iesse il
Betlemmita, perché mi so-
no scelto tra i suoi figli un re».
Samuele fece quello che il Si-
gnore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliab
e disse: «Certo, davanti al
Signore sta il suo consacrato!». Il
Signore replicò a Samuele:
«Non guardare al suo aspetto né alla
sua alta statura. lo l'ho
scartato, perché non conta quel che
vede l'uomo: infatti l'uo-
mo vede l'apparenza, ma il Signore
vede il cuore»
lesse fece passare davanti a Samuele
i suoi sette figli e Sa-
muele ripeté a lesse: ll Signore non
ha scelto nessuno di que-
sti». Samuele chiese a lesse: «Sono
qui tutti i giovani?». Ri-
spose lesse: «Rimane ancora il più
piccolo, che ora sta a pa-
scolare il gregge». Samuele disse a
lesse: «Manda a prender-
lo, perchế non ci metteremo a tavola
prima che egli sia ve-
nuto qui, lo mandò a chiamare e lo
fece venire. Era fulvo,
con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Ālzati e ungilo: è
lui!». Samuele prese il corno
dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi
fratelli, e lo spirito del Signo-
re irruppe su Davide da quel giorno
in poi. - Parola di Dio.
salmo responsoriale 22,2-3; 4; 5-6
Azione di grazie di Cristo al Padre
che lo ha preservato dal-
la morte; azione di grazie della
Chiesa al Cristo, il pastore
che la guida e la nutre alla tavola
dell'eucaristia.
RIT. I/ Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
I| Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranguille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia./R
Mi guida per il giusto cammino,
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza./R
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca./R
Si, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni./R
seconda lettura Ef 5,8-14
Un'esortazione rivolta a coloro che
hanno ricevuto il batte-
simo, chiamato anticamente «illuminazione».
Diventate ogni
giorno e sempre più ciò che siete: figli
della luce che, attra-
verso la loro condotta, fugano le tenebre
con il loro seguito
di illusioni e fantasmi.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO
AGLI EFESİNI
Fratelli, un tempo eravate tenebra,
ora siete luce nel Signo-
re. Comportatevi percið come figli
della luce; ora il frutto del-
la luce consiste in ogni bontà, giustizia
e verità.
Cercate di capire cið che è gradito
al Signore. Non parteci-
pate alle opere delle tenebre, che non
danno frutto, ma piut-
tosto condannatele apertamente. Di quanto
viene fatto in se-
greto da coloro che disobbediscono a Dio]
è vergognoso per-
fino parlare, mentre tutte le cose
apertamente condannate
sono rivelate dalla luce: tutto quello
che si manifesta è luce.
Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai mor-
ti e Cristo ti illuminerà», - Parola di Dio.
canto al Vangelo ef. Gv 8,12
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Lo sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Vangelo Gv 9,1-41
(lett. breve 9,1.6-9.13-17.35-38)
Una delle pagine più dense del quarto Vangelo.
Rendendo la
vista a un cieco dalla nascita, Gesù si
manifesta come la lu-
ce che illumina ogni uomo, ma senza imporsi.
La fede infatti
è un cammino personale e libero, che spesso
espone alla con-
traddizione, se non al rifiuto, da parte dei
propri familiari
e concittadini: è quanto è accaduto allo
stesso Gesù. D'altra
parte, non sempre si riconosce a prima
vista chi egli è vera-
mente. Questo racconto presenta in rapida
successione i ti-
toli dati a Gesù: maestro, inviato di Dio,
profeta, messia, Fi-
glio dell'uomo e, infine, Signore, un
appellativo che spetta
personalmente, cosi come spetta a Dio suo
Padre. Ciò non si-
gnifica che questi titoli corrispondano a
tappe successive nel
cammino della fede e dell'accesso al
battesimo. Con la rice-
zione di questo sacramento si oltrepassa
certamente una so-
glia importante, ma anche in seguito
bisogna continuare ad
avanzare verso la luce.
¥ DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesů passando vide un
uomo cieco dalla na-
scita e i suoi discepoli lo interrogarono:
«Rabbi, chi ha pec-
cato, lui o i suoi genitori, perche'
sia nato cieco?». Rispose Ge-
sũ: «Ne lui ha peccato né i suoi genitori,
ma ề perche' in lui
siano manifestate le opere di Dio. Bisogna
che noi compiamo
le opere di colui che mi ha mandato finché
è giorno; poi viene
la notte, quando nessuno puð agire. Finché
io sono nel mon-
do, sono la luce del mondo».
Detto questo], sputò per terra, fece del
fango con la saliva,
spalmò il fango sugli occhi del cieco e
gli disse: Va' a lavarti
nella piscina di Siloe», che significa
«lnviato». Quegli andò, si
lavõ e torno" che ci vedeva. Allora i
vicini e quelli che lo aveva-
no visto prima, perché era un mendicante,
dicevano: «Non è
lui quello che stava seduto a chiedere
l'elemosina?». Alcuni di-
cevano: «E' lui; altri dicevano: «No, ma
è uno che gli assomi-
glia». Ed egli diceva: «Sono io!. (Allora
gli domandarono: in
che modo ti sono stati aperti gli occhi?».
Egli rispose: L'uomo
che si chiama Gesû ha fatto del fango, me
lo ha spalmato su-
gli occhi e mi ha detto: "Va' a Siloe e
làvati!". lo sono andato,
mi sono lavato e ho acquistato la vista».
Gli dissero: «Dov'è co-
stui?». Rispose: «Non lo so».)
Condussero dai farisei quello che era
stato cieco: era un sa-
bato, il giorno in cui Gesù aveva fatto
del fango e gli aveva
aperto gli occhi. Anche i farisei dunque
gli chiesero di nuovo
come aveva acquistato la vista. Ed egli
disse loro: «Mi ha mes-
so del fango sugli occhi, mi sono lavato
e ci vedo». Allora al-
cuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo
non viene da Dio, per-
chế non osserva il sabato», Altri invece
dicevano: «Come può
un peccatore compiere segni di questo
genere?». E c'era dis-
senso tra loro. Allora dissero di nuovo
al cieco: «Tu, che cosa
dici di lui, dal momento che ti ha aperto
gli occhi?». Egli ri-
spose: «È un profeta!. [Ma i Giudei non
credettero di lui che
fosse stato cieco e che avesse acquistato
la vista, finchế non
chiamarono i genitori di colui che aveva
ricuperato la vista. E
li interrogarono: «Ē questo il vostro
figlio, che voi dite essere
nato cieco? Comne mai ora ci vede?». I
genitori di lui rispose-
ro: «Sappiamo che questo è nostro figlio
e che è nato cieco;
ma come ora ci veda non lo sappiamo, e
chi gli abbia aperto
gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo
a lui: ha l'etă, par-
lerà lui di se». Questo dissero i suoi
genitori, perchễ avevano
paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano
già stabilito che, se
uno lo avesse riconosciuto come il Cristo,
venisse espulso dal-
la sinagoga. Per questo i suoi genitori
dissero: «Ha l'età: chie-
detelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che
era stato cieco e gli
dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo
che quest'uomo è un
peccatore». Quello rispose: «Se sia un
peccatore, non lo so.
Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
Allora gli dissero:
«Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto
gli occhi?». Rispose
loro: ve l'ho già detto e non avete
ascoltato; perché volete
udirlo di nuovo? Volete forse diventare
anche voi suoi disce-
poli?». Lo insultarono e dissero: Suo
discepolo sei tu! Noi
siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che
a Mosè ha par-
lato Dio; ma costui non sappiamo di dove
sia». Rispose loro
quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che
voi non sapete di
dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
Sappiamo che Dio
non ascolta i peccatori, ma che, se uno
onora Dio e fa la sua
volontà, egli lo ascolta. Da che mondo
è mondo, non si è mai
sentito dire che uno abbia aperto gli
occhi a un cieco nato.
Se costui non venisse da Dio, non avrebbe
potuto far nulla».
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei
peccati e insegni a noi?».
E lo cacciarono fuori.]
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori;
quando lo trovo, gli
disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?».
Egli rispose: «E chi è,
Signore, perche' io creda in lui?». Gli
disse Gesů: «Lo hai visto:
è colui che parla con te». Ed egli disse:
«Credo, Signore!». E
si prostrò dinanzi a lui. (Gesù allora
disse: «E' per un giudizio
che io sono venuto in questo mondo,
perché coloro che non
vedono, vedano e quelli che vedono,
diventino ciechi». Alcuni
dei farisei che erano con lui udirono
queste parole e gli dis-
sero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesû
rispose loro: «Se foste
ciechi, non avreste alcun peccato; ma
siccome dite: "Noi ve-
diamo", il vostro peccato rimane».]-
Parola del Signore.
preghiera
Ti offriamo con gioia, Signore,
questi doni per il sacrificio:
aiutaci a celebrarlo con fede
sincera e a offrirlo degnamen-
te per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.
prefazio
Rendiamo grazie al Padre per
la salvezza che ci procura il
battesimo.
E' veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e
in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente
ed eterno, per Cristo no-
stro Signore. Nel mistero della
sua incarnazione egli si è fat-
to guida dell'uomo che camminava
nelle tenebre, per con-
durlo alla grande luce della fede.
Con il sacramento della ri-
nascita ha liberato gli schiavi
dell'antico peccato per ele-
varli alla dignità di figli. Per
questo mistero il cielo e la ter-
ra intonano un canto nuovo, e noi,
uniti agli Angeli, procla-
miamo con voce incessante la tua
lode: Santo...
antifona cf. Gv 9,11
«Il Signore ha spalmato un po' di
fango sui miei occhi: so-
no andato, mi sono lavato, ho
acquistato la vista, ho cre-
duto in Dio»,
preghiera
O Dio, che illumini ogni uomo
che viene in questo mondo,
fa' risplendere su di noi la
luce del tuo volto, perché i nostri
pensieri siano sempre conformi
alla tua sapienza e possia-
mo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.
sviluppi
Su coloro che abitavano in terra
tenebrosa una luce rifulse (Is 9,1).
lo sono la luce del mondo; chi segue
me, non camminerà nelle te-
nebre, ma avrà la luce della vita»
(Gv 8,12).
Questo è il messaggio che abbiamo
udito da lui e che ora vi annun-
ziamo: Dio è luce e in lui non ci
sono tenebre. Se diciamo che siamo
in comunione con lui e camminiamo
nelle tenebre, mentiamo e non
mettiamo in pratica la verità. Ma
se camminiamo nella luce, come
egli è nella luce, siamo in comunione
gli uni con gli altri, e il san-
gue di Gesù, suo Figlio, ci purifica
da ogni peccato (1Gv 1,5-7).
Coloro che vedevano la luce materiale
erano condotti da un cieco
che vedeva la luce dello Spirito; e,
nella sua notte, il cieco era con-
dotto da coloro che vedevano con gli
occhi del corpo, ma erano spi-
ritualmente ciechi. Il cieco lavò il
fango che copriva gli occhi e vide
se stesso; gli altri lavarono la cecità
del loro cuore e fecero un esa-
me di coscienza. Cosi, aprendo
esteriormente gli occhi a un cieco,
nostro Signore apriva segretamente gli
occhi a molti altri ciechi.
Questo cieco fu una vera fortuna per
nostro Signore: grazie a lui,
egli guadagnò molti ciechi, che guari
della cecità del loro cuore.
(Efrem Siro, Diatessaron, XVI, 28-31)
s messa 22 marzo
I tre vangeli sinottici riferiscono che,
nei dintorni di Cafarnao,
Gesù ha risuscitato la figlia di un
certo Giairo, capo della si-
nagoga (Mt 9,23-27; Mc 5,35-43; Lc 8,43-56).
Luca parla,
inoltre, del figlio di una vedova di Naim,
villaggio della Gali-
lea, restituito da Gesù a sua madre mentre
lo portava alla se-
poltura (Lc 7,11-17). Entrambi questi
racconti sono molto
brevi. D'altra parte, Gesù è stato spinto
a fare questi miraco-
li straordinari da circostanze impreviste.
Lo si sottolinea espli-
citamente per il figlio della vedova di
Naim: Gesū si è trova-
to per caso sul percorso del corteo funebre.
Quanto alla figlia
di Giairo, Marco e Luca dicono che era
ancora viva quando il
padre pregò Gesù di venire ad imporle le
mani. Ben diverso
è il caso del «vangelo della risurrezione
di Lazzaro» che si leg-
ge oggi in Giovanni, il solo che ne parla.
Il racconto è lungo e dettagliato: 45
versetti (Gv 11,1-45). Pri-
ma di recarsi alla tomba, Gesù sapeva
che il suo amico era
morto ed ề lui stesso che ha deciso di
andare a «svegliarlo».
Marta, la sorella del defunto, non chiede
nulla: si rammarica
solo che Gesù non sia venuto prima, per
guarire il fratello pri-
ma che lo cogliesse la morte. Vi è poi,
soprattutto, il dialogo
fra Gesů e Marta, il modo quasi liturgico
in cui Gesů, dopo
aver reso grazie al Padre con gli occhi
levati al cielo, grida a
Lazzaro di uscire dalla tomba, ordina di
scioglierlo dalle ben-
de che lo tenevano legato e di «lasciarlo
andare». Infine, Ge-
sù stesso dice che questa risurrezione
è un «segno» dato per
suscitare la fede.
Tutto ciò conferisce a questa grande
pagina del vangelo un
notevole sapore di catechesi battesimale,
rivolta a coloro che,
oggi, la sentono proclamare, poiché essa
interpella la loro fe-
de, «lo sono la risurrezione e la vita,
ci dice Gesū. Chi crede
in me, anche se muore, vivrà; chiunque
vive e crede in me
non morrà in eterno. Credi tu questo?».
Paolo, da parte sua, esplicita cið che
significa e implica la fe-
de in Gesü, risurrezione e vita. Lo
Spirito di Dio abita in noi
che quindi non siamo più sotto il
dominio della carne; pur es-
sendo votati alla morte, Gesü renderà
la vita ai nostri corpi
mortali. Noi professiamo la fede nella
risurrezione individua-
le, personale. La professiamo veramente?
antifona d'ingresso Sal 42,1-2
Fammi giustizia, o Dio, e difendi la
mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall'uomo ingiusto e malvagio,
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.
colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre
misericordioso, perché possia-
mo vivere e agire sempre in quella
carità, che spinse il tuo
Figlio a dare la vita per noi. Egli
è Dio e vive e regna con te...
oppure
Eterno Padre, la tua gloria è l'uomo
vivente; tu che hai ma-
nifestato la tua compassione nel
pianto di Gesù per l'amico
Lazzaro, guarda oggi l'afflizione
della Chiesa che piange e
prega per i suoi figli morti a causa
del peccato, e con la for-
za del tuo Spirito richiamali alla
vita nuova. Per il nostro
Signore Gesù Cristo.
prima lettura Ez 37.12-14
Secondo la tradizione biblica,
l'esilio a Babilonia (597-538 a. C.)
è stato per tutto il popolo come la
morte da cui non si ritorna.
Attraverso la voce del profeta, il
Signore Dio si rivolge ai depor-
tati che hanno perso ogni speranza.
Voi dimenticate chi io so-
no, la mia fedeltà e la mia potenza.
Siete morti? Ebbene, farò
risorgere il mio popolo, lo ricondurrò
sulla terra dei suoi padri.
DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE
Cosi dice il Signore Dio: «Ecco,
io apro i vostri sepolcri, vi fac-
cio uscire dalle vostre tombe, o
popolo mio, e vi riconduco nel-
la terra d'lsraele.
Riconoscerete che io sono il
Signore, quando aprirò le vostre
tombe e vi farò uscire dai vostri
sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito
e rivivrete; vi farð riposare
nella vostra terra. Saprete che io
sono il Signore. L'ho detto
e lo farò», Oracolo del Signore Dio. -
Parola di Dio.
salmo responsoriale
129,1-2;3-4;5-6; 7cd-8
Gridare verso Dio è sperare.
Confessare il proprio peccato è
credere al perdono. Nelle tenebre
che ci circondano, già bril-
lano le prime luci della Pasqua.
RIT. Il Signore è bontà e misericordia.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica./R
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi tỉ può resistere?
Ma con te è il perdono:
Cosi avremo il tuo timore./ R
lo spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
piû che le sentinelle all'aurora./R
Piû che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe./R
seconda lettura Rm 8,8-11
Il dono dello Spirito cambia
radicalmente la condizione dei
credenti. Non sfuggono alla morte
fisica, ma, divenuti giusti,
non ne resteranno prigionieri.
La loro morte sara, con il Cri-
sto e come lui, Pasqua di
risurrezione, ingresso nella vita.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO
APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, quelli che si lasciano
dominare dalla carne non pos-
sono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio
della carne, ma dello Spi-
rito, dal momento che lo Spirito
di Dio abita in voi. Se qual-
cuno non ha lo Spirito di Cristo,
non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro
corpo è morto per ll peccato,
ma lo Spirito è vita per la giustizia.
E se lo Spirito di Dio, che
ha risuscitato Gesü dai morti, abita
in voi, colui che ha risu-
scitato Cristo dai morti darà la
vita anche ai vostri corpi mor-
tali per mezzo del suo Spirito che
abita in voi. Parola di Dio.
canto al Vangelo cf. Gv 11,25a-26
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Io sono la risurrezione e la vita,
dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.
Vangelo
Gv 11,1-45
(lett.breve3-7.17.20-27.33b-45)
Il vangelo della risurrezione di
Lazzaro induce a entrare nel
gruppo dei diversi personaggi
del racconto, a seguire le due
sorelle nei loro spostamenti e
poi fino alla tomba, dove il
morto giace già da quattro giorni.
Gli equivoci e i malintesi
che punteggiano i dialoghi invitano
ognuno a interrogarsi
sul modo in cui comprende
personalmente le parole e i gesti
di Gesù. Egli è assolutamente
tranquillo nel trambusto ge-
nerale, ma al tempo stesso
profondamente umano davanti
alla morte dell'amico, che gli
strappa le lacrime. Dopo que-
sto momento di intensa emozione,
eccolo in un atteggiamen-
to sobriamente ieratico, che
rivela la sua straordinaria au-
torità. Coloro che erano venuti
numerosi a consolare le so-
relle del defunto hanno creduto
in Gesu. E noi?oer
* DAL VANGELO SECONDO GIoVANNI
In quel tempo, lun certo Lazzaro di
Betania, il villaggio di Ma-
ria e di Marta sua sorella, era malato.
Maria era quella che
cosparse di profumo il Signore e gli
asciugo' i piedi con i suoi
capelli; suo fratello Lazzaro era
malato.] Le sorelle mandaro-
no dunque a dire a Gesū: «Signore,
ecco, colui che tu ami è
malato»,
All'udire questo, Gesù disse:
«Questa malattia non porterà al-
la morte, ma è per la gloria di Dio,
affinché per mezzo di essa
il Figlio di Dio venga glorificato».
Gesü amava Marta e sua so-
rella e Lazzaro. Quando senti che
era malato, rimase per due
giorni nel luogo dove si trovava.
Poi disse ai discepoli: «An-
diamo di nuovo in Giudea!». | discepoli
gli dissero: «Rabbi, po-
co fa i Giudei cercavano di lapidarti
e tu ci vai di nuovo?», Ge-
sũ rispose: «Non sono forse dodici
le ore del giorno? Se uno
cammina di giorno, non inciampa,
perché vede la luce di que-
sto mondo; ma se cammina di notte,
inciampa, perché la luce
non è in lui». Disse queste cose
e poi soggiunse loro: «Lazza-
ro, il nostro amico, s'è addormentato;
ma io vado a svegliar-
lo». Gli dissero allora i discepoli:
«Signore, se si è addormen-
tato, si salverà». Gesû aveva parlato
della morte di lui; essi in-
vece pensarono che parlasse del riposo
del sonno. Allora Ge-
sũ disse loro apertamente: «Lazzaro è
morto e io sono con-
tento per voi di non essere stato là,
affinchế voi crediate; ma
andiamo da lui!». Allora Tommaso,
chiamato Didimo, disse agli
altri discepoli: «Andiamo anche noi
a morire con luil».]
Quando Gesü arrivõ, trovò Lazzaro
che già da quattro giorni
era nel sepolcro. Betània distava
da Gerusalemme meno di tre
chilometri e molti Giudei erano venuti
da Marta e Maria a con-
solarle per il fratello. Marta dunque,
come udi che veniva Ge-
sù, gli ando incontro; Maria invece
stava seduta in casa. Mar-
ta disse a Gesü: «Signore, se tu fossi
stato qui, mio fratello non
sarebbe morto! Ma anche ora so che
qualunque cosa tu chie.-
derai a Dio, Dio te la concederà,
Gesû le disse: «Tuo fratelle
risorgerà», Gli rispose Marta: «So che
risorgerà nella risurre-
zione dell'ultimo giorno», Gesù le
disse: «lo sono la risurrezio-
ne e la vita; chi crede in me, anche
se muore, vivrà; chiungue
vive e crede in me, non morirà in eterno.
Credi questo?», Gli
rispose: «Si, o Signore, io credo che
tu sei il Cristo, il Figlio di
Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, ando' a chiamare
Maria, sua sorella, e di
nascosto le disse: «ll Maestro è qui e
ti chíama». Udito questo
ella si alzò subito e andò da lui. Gesů
non era entrato nel vil-
laggio, ma si trovava ancora là dove
Marta gli era andata in-
contro. Allora i Giudei, che erano in
casa con lei a consolarla-
vedendo Maria alzarsi in fretta e
uscire, la seguirono, pensan-
do che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse
dove si trovava Gesů, appena lo vide
si gettò ai suoi piedi di-
cendogli: «Signore, se tu fossi stato
qui, mio fratello non sa-
rebbe morto!».]
Gesü allora, quando la vide piangere,
e piangere anche i Giu-
dei che erano venuti con lei,) si
commosse profondamente e,
molto turbato, domando': «Dove lo
avete posto?». Gli dissero:
«Signore, vieni
a vedere!». Gesü scoppið in pianto.
dissero al-
lora i Giudei: «Guarda come lo amava!».
Ma alcuni di loro dis-
sero: «Lui, che ha aperto gli occhi al
cieco, non poteva anche
far si che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso
profondamente, si
recò al sepolcro: era una grotta e
contro di essa era posta
una pietra. Disse Gesū: «Togliete la
pietra, gli rispose Mar-
ta, la sorella del morto: «Signore,
manda già cattivo odore: è
li da quattro giorni», Le disse Gesû:
«Non ti ho detto che, se
crederai, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra,
Gesû allora alzò gli occhi e disse:
«Padre, ti rendo grazie per-
chế mi hai ascoltato. lo sapevo che
mi dai sempre ascolto, ma
I'ho detto per la gente che mi sta
attorno, perchê credano che
tu mi hai mandato». Detto questo, gridò
a gran voce: Lazza-
ro, vieni fuori». Il morto usci, i piedi
e le mani legati con ben-
de, e il viso avvolto da un sudario.
Gesũ disse loro: «Liberà-
telo e lasciàtelo andare»,
Molti dei Giudei che erano venuti da
Maria, alla vista di cið che
egli aveva compiuto, credettero in
lui. - Parola del Signore.
preghiera
Esaudisci, Signore, le nostre preghiere:
tu che ci hai illu-
minati con gli insegnamenti della fede,
trasformaci con la
potenza di questo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.
prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita
eterna che il Cristo ci ha promesso.
E veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e
in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed
eterno, per Cristo no-
stro Signore. Vero uomo come noi,
egli pianse l'amico Laz-
zaro; Dio e Signore della vita, lo
richiamò dal sepolcro; og-
gi estende a tutta l'umanità la sua
misericordia, e con i suoi
sacramnenti ci fa passare dalla morte
alla vita. Per mezzo di
lui ti adorano le schiere degli Angeli
e dei santi e contem-
plano la gloria del tuo volto. Al
loro canto concedi, Signore,
che si uniscano le nostre voci
nell'inno di lode: Santo...
antifona Gv 11,26
«Chiunque vive e crede in me, non
morirà in eterno», dice il
Signore.
preghiera
Dio onnipotente, concedi a noi
tuoi fedeli di essere sempre
inseriti come membra vive nel
Cristo, poiché abbiamo co-
municato al suo corpo e al suo
sangue. Per Cristo nostro
Signore.
sviluppi
lo lo so che il mio Vendicatore
è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla
polvere! Dopo che questa mia pelle
sarà distrutta, senza la mia car-
ne, vedrò Dio (Gb 19,25-26).
In verità, in verità vi dico:
chi ascolta la mia parola e crede
a co-
lui che ni ha mandato, ha la vita
eterna e non va incontro al giu-
dizio, ma è passato dalla morte
alla vita (Gu 5,24).
Il primo uomo tratto dalla terra
è di terra, il secondo uomo viene
dal cielo. E come abbiamo portato
l'immagine dell'uomo di terra,
cosi porteremo l'immagine dell'uomo
celeste (1Cor 15,47.49).
Bisogna sapere che vi sono anche
oggi dei Lazzaro, che si sono
ammalati e sono morti dopo essere
stati amici di Gesù, che sono
rimasti nella tomba e nel regno dei
morti, morti fra i morti, e so-
no stati poi rianimati dalla preghiera
di Gesù, chiamati a gran
voce da Gesù a uscire dalla tomba, Chỉ
gli obbedisce esce, legato,
a causa dei suoi peccati passati, con
le bende meritate dalla sua
condizione di morto, e con il viso
ancora coperto, incapace di ve-
dere, di camminare o fare qualsiasi
cosa, a causa dei vincoli del-
la morte, fino a quando Gesù non
comandi a coloro che possono
farlo di slegarlo e lasciarlo andare.
E chiunque può dire: «Cerca-
te la prova che è il Cristo che parla
in me?» deve diventare tale
che il Cristo gridi a gran voce in lui
queste parole: «Lazzaro, vie-
ni fuori!»,
(Origene, Commento a Giovanni, V)
Non è casuale il fatto che Giovanni
annoti il dettaglio delle bende
e del sudario. Egli annoterà anche
con la stessa precisione che nel
sepolero di Gesù, trovato vuoto
la mattina di Pasqua, le bende era-
no per terra, mentre il sudario
era piegato in un luogo a parte. La
contrapposizione è evidente: Gesù
è veramente risorto; non deve più
morire, è entrato nel mondo di Dio.
Lazzaro invece è ritornato al-
la vita anteriore e morirà di nuovo:
le bende e il sudario sono la
ricordarlo. Il ritorno miracoloso
di Lazzaro alla vita mortale è so-
lo un segno, una prefigurazione.
La risurrezione di Gesiù non sarà
il ritorno alla vita mortale, ma
il passaggio alla vita di Dio. Solo
con Cristo, per Cristo e in Cristo
il cerchio della mortalita' viene de-
finitivamente spezzato. E' lui la
breccia aperta che fonda la nostra
speranza di vivere eternamente. Non
dimentichiamo che eterna-
mente non significa solo senza fine,
ma anche divinamente.
(Pr. Varillon, La parola è il mio regno)
