sabato 31 gennaio 2026

s messa 22 febbraio




s messa 22 febbraio
Le letture bibliche di questa domenica di ingresso nella Qua-
resima evidenziano la stretta solidarietā esistente fra il gene-
re umano, da una parte, e Adamo e Gesû Cristo, dall'altra.
L'uomo e la donna sono stati creati per vivere nell'intimità di
Dio e, di conseguenza, nella pace e nell'armonia fra di loro e
Con l'universo. Il peccato ha sconvolto questo magnifico dise-
gno. Ľ'uomo e la donna si sono ritrovati nudi, disarmati di fron-
te alla lotta ingaggiata fra il bene e il male e anche di fronte
all'ostilità della natura, il cui equilibrio è stato distrutto dal lo-
ro peccato.
Anche Gesû, uomo Adamo, Figlio di Dio fatto uomo, ha in-
contrato sul suo cammino colui che ha fatto cadere Adamo
ed Eva. O meglio, lo Spirito di cui ề stato investito al mo-
mento del battesimo nelle acque del Giordano lo ha condot-
to nel deserto, il luogo tradizionale del confronto con le op-
zioni fondamentali da cui dipende la vita. Nella Bibbia, come
in molte tradizioni religiose, il deserto è anche il luogo della
verifica e della maturazione, del profondo radicamento nel
cuore e nella volontà, di una vocazione. Soli davanti a Dio, si
valutano le esigenze della sua chiamata e le rinunce che es-
sa comporta. La privazione di beni che sembrano indispen-
sabili o preferibili a tutto il resto porta a rivedere le proprie
valutazioni personali, a interrogarsi sulla gerarchia dei valo-
ri. E questo richiede sempre una dura lotta, poichế è molto
forte la tentazione di cercare scappatoie e compromessi, ba-
sandosi persino su uno stravolgimento del senso delle paro-
le della Scrittura. Ma al termine di questa prova, superata vit-
toriosamente, a quale profonda pace interiore! Durante il cam-
mino si presenteranno senza dubbio altre tentazioni, ma il rị- 
cordo della vittoria iniziale permetterà di affrontarle con la
forza di chi conosce il proprio avversario, 
le sue astuzie e la sua strategia.
Di colpo e una volta per tutte, Gesū ha costretto satana ad
allontanarsi da lui. Indefettibilmente aggrappato alla volontā
del Padre, non ha tergiversato con la missione che ha assun-
to entrando nel mondo. E ora ci attira a camminare sulla stra-
da liberata dalla sua vittoria su satana. Ormai, con lui e in lui,
ogni atto di conversione, ogni vittoria sul male contribuisco-
no misteriosamente, ma efficacemente, a rivolgere o a con-
servare I'orientamento di tutta l'umanità verso Dio, che ha
creato l'uomo e la donna a sua immagine. E' bene che queste
certezze siano richiamate proprio all'inizio della Quaresima.

antifona d'ingresso Sal 90,15- 16

Egi mi invocherà e io lo esaudirò; 
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita.

colletta
O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresi-
ma, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a
tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di
Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita. Per
il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio...

Oppure
O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal
peccato, concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza
della tua parola il cammino quaresimale, per vincere le se-
duzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia del-
lo Spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

prima lettura Gen 2,7-9;3,1-7
L'autore del libro della Genesi non disserta astrattamente
sull'uomo in generale. Egli mette in scena due personaggi in
cui ogni uomo e ogni donna possono e devono riconoscersi.
L'uomo, modellato con il fango (Adamo significa il terreno)
ha ricevuto dal Creatore il soffio della vita che lo ha libera-
to dalla materia originaria. Si potrebbe quindi dire che l'uo-
mo e' terreno, ma non terroso. Se non riconosce Dio come fon-
te della sua dignità e garante del suo avvenire, e' un re nu-
do, incapace di governarsi, per mancanza di punti di riferi-
mento affidabili, su una strada piena di tranelli.

DAL LIBRO DELLA GENESI

I| Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffið nel-
le sue narici un alito di vita e I'uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi
collocò l'uomo che aveva plasmato. I| Signore Dio fece ger-
mogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buo-
ni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'al-
bero della conoscenza del bene e del male.
Ilserpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio
aveva fatto e disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: "Non
dovete mangiare di alcun albero del giardino"?». Rispose la
donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi pos-
siamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al
giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo do-
vete toccare, altrimenti morirete"». Ma il serpente disse alla
donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui
voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come
Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gra-
devole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; pre-
se del suo frutto e ne mangio', poi ne diede anche al marito,
che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli
Occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono
foglie di fico e se ne fecero cinture. - Parola di Dio.

salmo responsoriale 50,3-4; 5-6a; 12-13; 14.17
Il perdono del Padre fa di noi degli uomini nuovi, ricreati
ad immagine del suo Figlio, aperti alla gioia dello Spirito.  
RIT. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquitā.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.R/

Si, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te Solo io ho peccato.
quello che è male ai tuoi occhi,
io l'ho fatto.
R/
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.R/

Rendimi la gioia della tua salvezza.
Sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.R /

seconda lettura
Rm 5,12-19 (lett. breve 5,12.17-19)

Per restituire agli uomini ciò che il peccato aveva fatto loro per-
dere, Dio ha mandato il suo Figlio sulla terra. Divenuto terre-
no, egli è il nuovo Adamo di un'umanità restituita alla sua ori-
ginaria dignità dalla grazia divina alla quale nulla resiste. Ma
per poterne beneficiare bisogna accogliere questo dono divino.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI

Fratelli. come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel
mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si
è propagata la morte, poichê tutti hanno peccato... (Fino alla
Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato
non può essere imputato quando manca la Legge, la morte re-
gnò da Adamo fino a Mosẽ anche su quelli che non avevano
peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale
è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la ca-
duta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio,
e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesů Cristo, si so-
no riversati in abbondanza su tutti.E nel caso del dono non è
come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti
viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia in-
vece da molte cadute, ed ề per la giustificazione.] Infatti se per
la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel so-
lo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della
grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mez-
zo del solo Gesū Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti
gli uomini la condanna, cosi anche per l'opera giusta di uno
solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà ví-
ta. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti so-
no stati costituiti peccatori, cosi anche per l'obbedienza di uno
solo tutti saranno costituiti giusti. - Parola di Dio.

canto al Vangelo Mt 4,4

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vive l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Vangelo Mt 4.1-11
Condotto nel deserto dallo Spirito, il Figlio prediletto del
Padre ha inflitto al demonio una sconfitta dalla quale, no-
nostante tutti i suoi sforzi, il tentatore non riuscirà più a ri-
prendersi. Tre citazioni della Serittura dicono in che cosa
consiste questa vittoria e perché essa è decisiva: Gesù ha
sempre vissuto della parola di Dio, il suo cibo quotidiano;
ha rifiutato ogni forma di potere contrario alla sua missio-
ne di messia sofferente; ha fatto di tutta la sua vita e della
sua morte un'offerta al Padre. A questa vittoria la Chiesa e
ciascuno di noi partecipa alle stesse condizioni e con gli
stessi mezzi. 
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per
essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta
giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si
avvicino' e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pie-
tre diventino pane», Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di so-
lo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca
di Dio"»,
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto
più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gètta-
ti giū; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo ri-
guardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perchè il tuo pie-
de non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto
anche:"Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mo-
strò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte
queste cose io ti darð se, gettandoti ai miei piedi, mi adore-
rai». Allora Gesû gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto in-
fatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicina-
rono e lo servivano. - Parola del Signore

preghiera
Si rinnovi, Signore, la nostra vita e col tuo aiuto si ispiri
sempre più al sacrificio, che santifica l'inizio della Quaresi-
ma, tempo favorevole per la nostra salvezza. Per Cristo no-
stro Signore.

prefazio
É veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo no-
stro Signore.

Egli consacrò listituzione del tempo penitenziale con il di-
giuno di quaranta giorni, e vincendo le insidie dell'antico
tentatore ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato, 
perché celebrando con spirito rinnovato il mistero pasqua-
le possiamo giungere alla Pasqua eterna. E noi, uniti agli
angeli e ai santi, cantiamo senza fine l'inno della tua lode.:

antifona 
Non di solo pane vive l'uomo, ma
dalla bocca di Dio».

preghiera 
Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre, alimenti in noi la
fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e ci insegni ad
aver fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni pa-
rola che esce dalla tua bocca. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giusti-
zia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi
potrebbe governare questo tuo popolo cosi numeroso? (1Re 3,9).
Lo salverò, perché a me sia affidato; lo esalterò, perché ha cono-
sciuto il mio nome. Mi invocherà e gli darò risposta; presso di lui
sarò nella sventura, lo salverò (Sal 91,14-15).
Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio
non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Cia-
scuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae
e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il
peccato, quand'è consumato, produce la morte (Gc 1, 13-15).
Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché
noi fossimo come una primizia delle sue creature (Gc 1,18).

Il diavolo fa appello a questa contraddizione fra la coscienza inti-
ma che Gesù possiede della sua vera condizione, della sua realtà
ultima, e la sua esperienza della fame, dell'abbandono e della de-
bolezza e gli dice: «Ricorri alla tua realtà ultima e, basandosi su
di essa, protesta dicendo: Vi sia pane, mi si onori, mi appartenga-
no le meraviglie del mondo e tutta la sua potenza!», E Gesù che fa
Rinuncia, se è permesso di esprimersi in questo modo, alla co-
scienza divina che ha di se stesso, per collocarsi ancora una volta
dalla parte dell'uomo povero, debole e abbandonato. Non risponde
a questa tentazione dicendo: «lo sono senza dubbio il Figlio di Dio,
ma a quest'ultimo conviene di essere solo, debole e affamato». Di
fronte a questa tentazione egli dice solo ciò che ogni uomo può di-
re: «Pur avendo fame, voglio vivere del pane di Dio; non si ha al-
cun diritto di tentare Dio, ma si deve servirlo». Dice che occorre fa-
re ciò che tutti noi, uomini, dobbiamo fare: adattarci alla realtà che
subiamo, compresa la povertà, la solitudine e la debolezza. Mentre
il diavolo fa appello alla sua coscienza di Figlio di Dio, il Figlio
entra così nella nostra condizione di uomini, cioè nella povertà, nel-
la solitudine e nel servizio di Dio, un servizio che dobbiamo conti-
nuamente riscoprire.
(K. Rahner, Omelie bibliche)

s messa 1 marzo
Nel deserto, dove lo Spirito lo ha condotto, Gesu' ha affrontato vittoriosamente, 
in una battaglia corpo a corpo, il demonio. Basandosi sulla parola di Dio, egli ha r
espinto le tentazioni alle quali avevano ceduto sia l'uomo e la donna «all'inizio s
ia il popolo eletto nei quarant'anni dell'esodo che l'ha
condotto alla terra promessa.
Sul monte della trasfigurazione, ecco, risplendente della luce divina, il Cristo 
vincitore del peccato e della morte. Compaiono Mosè ed Elia, testimoni delle 
Scritture, in base alle quali il messia doveva soffrire per entrare nella sua gloria. 
Dalla nube luminosa, che copre con la sua ombra i tre discepoli, esce una voce, 
la stessa che era risuonata in occasione del battesimo sulle sponde del Giordano. 
Essa torna a proclamare che Gesù è il Figlio prediletto del Padre e aggiunge: 
«Ascoltatelo».
Pietro, Giacomo e Giovanni non si addormentano come al Getsemani: sono a
ssaliti da grande tìmore e cadono con la
faccia a terra. È ciò che avviene sempre in presenza di una manifestazione divina. 
Ma questa teofania pone i discepoli di
fronte alla Pasqua di Cristo, mistero di morte e risurrezione, ed essi fanno molta 
fatica, come attestano i vangeli, ad accettare la fase oscura di questo mistero. 
«Non temete», dice loro Gesù, come dirà ancora in occasione delle apparizioni 
pasquali. Essi se ne ricorderanno all'indomani della Pentecoste e, ripieni a 
loro volta di Spirito Santo, annunceranno con grande determinazione: Dio ci
 ha salvati mediante il Cristo vincitore della morte. In lui risplendono la vita e l'immortalità!».
Un tempo, Abramo, confidando nella parola di Dio, si è messo in cammino, 
senza sapere dove andava, verso una terra 
che il Signore gli avrebbe mostrato, avendo come sola certezza la promessa 
di diventare «una grande nazione»,
Oggi. la Chiesa e i credenti non avanzano piũ a tentoni, nell'oscurità. 
Da quando ha coperto con la sua ombra Pietro Giacomo e Giovanni, 
la nube che li guida è davanti a loro, Essa rischiara il loro cammino 
fino alla fine, fino a luogo in cui il Signore della gloria li ha preceduti 
e li attende. La trasfigurazione del Signore conferisce il suo senso 
al loro esodo, di cui la Quaresimna è come il sacramento.

antifona d'ingresso Sal 26,8-9

Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto». Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondere il tuo volto da me.

oppure Sal 24,6.3.22

Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà, le tue misericordie che 
sono da sempre.Non trionfino su di noi i nostri nemici; libera il tuo popolo,Signore,
da tutte le sue angosce.

colletta

O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra 
fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito, perché 
possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

oppure

O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri e hai dato a noi la 
grazia di camminare alla luce del Vangelo,aprici all'ascolto del 
tuo Figlio, perché accettando nella nostra vita il mistero della 
croce, possiamo entrare nella gloria del tuo regno. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo... 

prima lettura Gen 12,1-4a
Una parola di Dio, accomnpagnata da una
promessa di benedizione, è sufficiente: Abramo lascia la fertile Caldea, dove si
era stabilito, e parte, senza sapere dove lo condurrà il suo viaggio. Cosi 
comincia la grande avventura della fede nella quale si lancia, dopo di lui, 
la moltitudine di coloroche si fidano del Signore. che si fidano del Signore.

DAL LIBRO DELLA GÈNESI

In quei giorni, il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, 
dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io 
ti indichero. Farò di te una grande nazione e ti benediro, renderò 
grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. 
Benediro colorobenedizione. Benediro coloro che ti benediranno 
e coloro che ti malediranno malediro', e in te si diranno benedette 
tutte le famiglie della terra», Allora Abram parti, come gli aveva 
ordinato il Signore. Parola di Dio.

salmo responsoriale 32,4-5;18-19;20.22

Dio accompagna fedelmente fino al termine della vita coloro che 
ha chiamato a mettersi in cammino. La fiducia nel suo amore 
non deluderà mai nessuno.

RIT Donaci , Signore, il tuo amore : in te speriamo.


Retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. 
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra.R/

Ecco, I'occhio del Signore è su chi lo teme, Su chi 
spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte 
e nutrirlo in tempo di fame./R

L'anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto 
e nostro scudo. Su di noi sia il tuo amore, Signore, 
come da te noi speriamo./R

seconda lettura 2Tm 1,8b-10

Dio chiama ciascuno a collaborare, nella Chiesa e nel mondo, 
alla sua opera di salvezza. Questa vocazione è una grazia 
inestimabile; rispondere all'appello divino, a qualungue costo, 
mettersi al servizio del vangelo è entrare fin d'ora 
nella luce del mistero pasquale.

DALLA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO A TIMÒTEO

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione 
santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo 
progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù 
fin dall'eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione 
del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha 
fatto risplendere la vita e l'incorruttibilitā per mezzo del vangelo. - 
Parola di Dio.

canto al Vangelo cf. Mt 17,5

Lode e onore a te, Signore Gesù! Dalla nube luminosa, 
si udì la voce del Padre:
«Questi è ilmio Figlio,l'amato:ascoltatelo!.

Vangelo Mt 17,1-9
Solenne conferma della parola dei profeti  (2Pt 1,19), 
la Trasfigurazione è un pressante invito rivolto ai discepoli del
Signore a fissare l'attenzione sulle Scritture, le quali attestano 
che il messia doveva passare attraverso la sofferenza e la 
morte per entrare nella gloria.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesû prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni 
suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E
fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillo' come il sole e 
le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco 
apparvero  loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesū: «Signore, è 
bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te,
una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, 
quando una nube luminosa li copri con la sua ombra. Ed
ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, 
l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono 
presi da grande timore. Ma Gesù si avvicino, li tocco e disse:
«Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, 
se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò 
loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il 
Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti», - Parola del Signore.

preghiera
Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdo-
no dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito,
perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.
Per Cristo nostro Signore.

prefazio
Ringraziamo il Padre per la gloria pasquale che il Cristo an-
nunciò nella sua trasfigurazione.

E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro
Signore. Egli, dopo aver dato ai discepoli l'annunzio della
sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chia-
mando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che
solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo del- 
la risurrezione. E noi uniti agli angeli del cielo acelamiam
senza fine la tua santità, cantando l'inno di lode: Santo..

antifona  Mt 17,5; Me 9,7, 14 9,95

Questoè il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono com-
piaciuto. Ascoltatelo».

preghiera 
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fer.
vide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla ter-
ra fai pregustare i beni del cielo. Per Cristo nostro Signore,

sviluppi 
E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la glo-
ria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagi-
ne, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore
(2Cor 3, 18).

La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvato-
re il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero cor-
po per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha
di,sottomettere a sé tutte le cose (Fil 3,20-2 1).
Non temere! lo sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto,
ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli infe-
ri (Ap 1, 17-18).

Li condusse sul monte e mostrò loro la sua regalità prima di pati-
re, la sua potenza prima di morire, la sua gloria prima di essere
oltraggiato, il suo onore prima di subire l'ignominia. Cos, quan-
do sarebbe stato catturato e crocifisso, i suoi apostoli avrebbero
compreso che non lo era stato per debolezza, ma volontariamente e
di buon grado per la salvezza del mondo.
(Omelia I sulla trasfigurazione attribuita a Efrem Siro)

Non si deve opporre il monte Tabor e il monte del Calvario, Il mi-
stero della trasfigurazione non è solo l'anticipazione del mattino di
Pasqua, ma anche lanticipazione della Bellezza crocifissa del Ve
 nerdi santo, questa croce di (Gesů che è l'ora della sua glorificazione
Sul monte Tabor il Padre glorifica il suo Figlio prediletto nel
quale ripone ogni sua compiacenza. Sul monte Calvario è il Figlio
a glorificare il Padre mediante il gesto supremo dell'amore: il do
no della vita. Si tratta di un unico mistero che ci conduce fin sul
la soglia del segreto più nascosto della gloria. Quella che noi chia-
miamo la gloria di Dio non è lo splendore di una luce più abba-
gliante di dieci mila soli o della fissione dell'atomo. El o splendo-
re che promana dall'eccesso di amore.
(C, Geffré, Uno sprzio per Dio) 

lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.