sabato 31 gennaio 2026

S Messa 27 settembre






s messa 27 settembre
L'intenzione equivale all'azione». Questa massima popolare
viene usata in circostanze e prospettive molto diverse. La si
invoca normalmente per scusarsi di non aver mantenuto una
promessa, di non aver fatto ciò che si sarebbe dovuto fare.
Non bisogna farmene una colpa, se, mio malgrado, il mio
slancio è imprevedibilmente venuto meno». A volte, al con-
trario, si considera una colpa anche la semplice intenzione di
compiere un atto riprovevole. Non sono passato all'atto so-
lo perchế le circostanze o un intervento esterno me lo han-
no impedito. Ma un cattivo pensiero, una cattiva intenzione
possono essere semplici tentazioni, passeggere o ossessive,
che ho avuto il merito di respingere. Nessuno dovrebbe, inol-
tre, rimproverarmi se mi sono accorto per tempo, o anche al-
l'ultimo momento, della malvagità del mio piano e non l'ho
realizzato.
E comunque vero che la serietà dell'intenzione si giudica nor-
malmente dagli atti. In ogni caso, il proposito, anche ripetu-
to, di convertirsi non equivale alla conversione. Fermarsi a
una pura dichiarazione di intenzione è persino scandaloso e
impedisce l'ingresso nel regno di Dio. Al momento del suo glo-
rioso ritorno, il Figlio dell'uomo riconoscerà come suoi tutti
coloro che, anche senza un esplicito riferimento a lui, hanno
compiuto la volontà del Padre, hanno abbandonato la loro
«malvagità» (Mt 25,31 -46). Colui che conosce i segreti dei
cuori e al quale nulla sfugge dirà: «Eri pubblicano, prostituta,
ma hai ascoltato la mia parola, la predicazione dei miei in-
viati, la voce della tua coscienza e hai abbandonato la tua
malvagitā; avvicinati, vieni avanti ed entra nella sala del ban-
chetto al quale Dio chiama fin dalla fondazione del mondo»,
Al contrario, a coloro che si sono allontanati dalla giustizia o
hanno detto «si, amen» alla volontà del Signore, ma non
I'hanno fatta, egli dirà: «Andate indietro, andatevene, io non
vi conosco!». Tale è, nella sua incontesta- bile perfezione, la giu-
stizia di Dio. Lasciamo cadere quindi ogni arroganza, ma non
accontentiamoci di parole. Diciamo di avere la fede? Tradu-
ciamola in atti.
Quest'esigenza si impone a chiungue vuole essere veramen-
te discepolo di Cristo e partecipare alla salvezza acquistata
dalla sua incondizionata obbedienza alla volontā del Padre,
alla sua Pasqua di morte, risurrezione e gloria, di cui l'euca-
ristia è il memoriale. Noi dobbiamo comunicare ad essa non
solo nel sacramento ma anche nella vita concreta.

antifona d'ingresso
Dn 3,31.29.30.43.42
Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi l'hai fat-
to con retto giudizio; abbiamo peccato contro di te, non ab-
biamo dato ascolto ai tuoi precetti; ma ora glorifica il tuo
nome e opera con noi secondo la grandezza della tua mise-
ricordia.

colletta
O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la mi-
sericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua
grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, di-
ventiamo partecipi della felicità eterna. Per il nostro Si-
gnore Gesù Cristo...

oppure
O Padre, sempre pronto ad accogliere pubblicani e peccato-
ri appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti vi-
ta e salvezza a ogni uomo che desiste dall'ingiustizia: il tuo
Spirito ci renda docili alla tua parola e ci doni gli stessi sen-
timenti che sono in Cristo Gesù. Egli è Dio, e vive..
 prima lettura Ez 18,25-28

Il tempo concesso a ciascuno da Dio è un tempo di prova e di
grazia: il giusto deve perseverare sulla retta via e non rite-
nere che la salvezza sia acquisita una volta per tutte: il «mal-
vagio deve approfittare del tempo che gli viene concesso per
desistere dall'ingiustizia»e camminare senza sbandamenti
sulla retta via della «giustizia», Il Signore non vuole la mor-
te di nessuno, ma lascia a ciascuno la responsabilita di sce-
gliere fra la strada che conduce alla vita e quella che condu-
ce alla morte.

DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIỀLE
Cosi dice il Signore: «Voi dite: "Non è retto il modo di agire
del Signore". Ascolta dunque, casa d'lsraele: Non è retta la
mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si
allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di que-
sto muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha com-
messo e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stes-
so. Ha riflettuto, si ề allontanato da tutte le colpe commesse:
egli certo vivrà e non morirà», - Parola di Dio,

salmo responsoriale 24,4-5;6-7;8-9
I sentieri del Signore sono diritti, le sue vie conducono alla VITA.

RIT. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi coscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
io spero in te tutto il giorno./R

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare: 
 ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore./R

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via./R

seconda lettura Fil 2,1-11 (lett. breve 2,1-5)
Per esortare i suoi corrispondenti a vivere nella carità
conformemente alla loro vocazione, Paolo non si abbandona
a considerazioni di ordine morale: essi devono avere gli uni
verso gli altri disposizioni simili a quelle del Cristo. Que-
st'evocazione richiama alla mente dell'apostolo un fram-
mento di inno che veniva certamente cantato al suo tempo
nelle assemblee cristiane.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPÉSI
Fratelli, se c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche
conforto, frutto della carità, se c'è qualche comunione di spi-
rito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rende-
te piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stes-
sa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi,
con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Cia-
scuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli al-
tri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesū: (egli,
pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio
l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una con-
dizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto
riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbe-
diente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo DiO
lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesü ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sul-
la terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesû Cristo e
Signorel», a gloria di Dio Padre.] - Parola di Dio.

 canto al Vangelo Gv 10,27
Alleluia, alleluia,
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.

Vangelo Mt 21,28-32
Le dichiarazioni di intenzione che non vengono suffragate
dalle azioni o, peggio, sono da esse contraddette condanna-
no coloro che le emettono. Seguiamo l'esempio di coloro che,
senza chiasso, si convertono all'appello della parola di Dio
ascoltata dalla bocca dei suoi inviati.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del
popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al
primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli ri-
spose: "Non ne ho voglia". Ma poi si penti e vi ando. Si rivolse
al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Si, signore" Ma
non vi ando'. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?.
Risposero: ll primo», E Gesù disse loro: in verità io vi dico: i
pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli
avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno cre-
duto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi
siete nemmeno pentiti cosi da credergli». Parola del Signore.

preghiera
Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni, e da quest'of
ferta della tua Chiesa fa' scaturire per noi la sorgente di
ogni benedizione. Per Cristo nostro Signore.

antifona  Sal 118,49-50
Ricorda, Signore, la promessa fatta al tuo servo:
in essa mi hai dato speranza,
nella mia miseria essa mi conforta.
oppure
Da questo abbiamo conosciuto l'amore di Dio: egli ha dato
la sua vita per noi, e anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.

oppure cf. Mt 21,32
«E' venuto Giovanni Battista e i peccatori gli hanno creduto»,

preghiera
Questo sacramento di vita eterna ci rinnovi, o Padre, nel-
l'anima e nel corpo, perché, comunicando a questo memo-
riale della passione del tuo Figlio, diventiamo
nella gloria. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
«l padri hanno mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono al-
legati». Com'è vero ch'io vivo, dice il Signore Dio, voi non ripetere-
te più questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le vite sono mie: la vi-
ta del padre e quella del figlio è mia; chi pecca morirà. Colui che
ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l'iniquità del
padre, né il padre l'iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la
sua giustizia e al malvagio la sua malvagità (Ez 18,2-4.20).
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi,
e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato mini-
mo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uo-
mini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Se amate quelli
che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pub-
blicani? (Mt 5,19.46).

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo
a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti. Non chiunque mi di-
ce: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la
volontà del Padre mio che è nei cili. Chiunque ascolta queste mie
parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha co-
struito la sua casa sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie pa-
role e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha co-
struito la sua casa sulla sabbia (Mt 7,12.21.24.26).

 s messa 4 ottobre
Curioso alberello, la vite! || suo legno non serve a nulla. Bi-
sogna tagliarla ogni anno. |l suo frutto resta incerto fino al
giorno della vendemmia. Basta una grave malattia e il vi-
gnaiolo perde in un batter d'occhio l'intera vigna di uve pre-
giate che aveva circondato di amorevoli cure e di cui andava
fiero. Si comprende allora perchế i profeti e i salmisti ricor-
rano allimmagine della vite per evocare il popolo di Dio, la
sollecitudine del Signore nei suoi riguardi e i sentimenti che
prova quando non vi trova il frutto che si aspettava. Una stra-
ziante poesia del libro di Isaia, «il canto della vigna», esprime
questa delusione. D'altra parte, nel Vangelo di Matteo, si leg-
ge una parabola che mette in scena il proprietario di una vi-
gna e i suoi operai.

Raccontandola, Gesū si riferiva direttamente a coloro che, al
suo tempo, erano stati costituiti sovrintendenti della pro-
prietā che appartiene a Dio. Ma diversi tratti del «discorso ec-
clesiastico o comunitario» del Vangelo di Matteo (Mt 18) e il
modo in cui vengono riferite le severe invettive di Gesù con-
tro gli scribi (Mt 23) inducono a ritenere che l'evangelista pen-
sasse anche ai capi della comunità cristiana. Già allora, come
sempre nella storia della Chiesa, alcuni si comportavano in
modo detestabile: erano pieni di pretese, ricercavano più gli
onori che l'umile servizio, si comportavano come padroni, e
non come semplici sovrintendenti, della vigna, si mostravano
aggressivi verso gli inviati del padrone che li richiamavano ai loro doveri.

La cosa riguarda anche i membri della comunità. Anch'essi
devono cercare e promuovere, nella Chiesa, «tutto quello che
è vero, nobile, amabile, onorato, quello che è virtū», come
dice Paolo. I loro capi sono stati costituiti per guidarli e sti-
molarli in questa ricerca mediante l'insegnamento e l'esem-
pio. Devono poter contare su tutti per comportarsi come so-
vrintendenti fedeli. Bisogna quindi osare riprenderli umil-
mente e caritatevolmente, rendendo loro il servizio della
«correzione fraterna» (vangelo della ventitreesima domeni-
ca). Ma bisogna anche pregare Dio di inviare dei buoni ope-
rai nella sua vigna, favorire l'impegno dei candidati chiama-
ti all'esercizio di questo ministero, essere personalmente
pronti a rispondere all'appello del Signore. Non dimenti-
chiamoci, inoltre, che Gesů ha detto: «lo sono la vite, voi tralci» (Gv 15,5).

antifona d'ingresso Est 13,9, 10-11
Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno puo re-
sistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la
terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Si-
gnore di tutto l'universo.

colletta
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo
popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su
di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza te-
me e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il
nostro Signore Gesù Cristo.

oppure
Padre giusto e misericordioso, che vegli incessantemente
sulla tua Chiesa, non abbandonare la vigna che la tua de-
stra ha piantato: continua a coltivarla e ad arricchirla di
scelti germogli, perché innestata in Cristo, vera vite, porti
frutti abbondanti di vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

.prima lettura Is 51.7
Forse canto popolare di un vignaiolo amante della sua vi-
gna incredibilmente ingrata, questo lamento è quello del Si-
gnore dell'universo, il cui popolo scelto ha prodotto l'iniquità
invece della giustizia che ci si attendeva.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAİA
Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la
sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un ferti-
le colle. Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi ave-
va piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una tor-
re e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi
giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora al-
la mia vigna che io non abbia fatto? Perche, mentre attende-
vo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere cio che sto per fare alla mia vigna:
togliero' la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il
suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; al-
le nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'lsraele:
gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si
aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attende-
va rettitudine ed ecco grida di oppressi. - Parola di Dio.

salmo responsoriale 79,9.12; 13-14; 15-16; 19-20
Ci siamo allontanati dal Signore: egli ci faccia ritornare a lui!

RIT, La vigna del Signore è la casa d'israele.

Hai sradicato una vite dall'Egitto,
hai scacciato le genti e l'hai rapinata
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.  /R 

 Perche' hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco 
e vi pascolano le bestie della campagna./R
Dio degli eserciti, ritorna!.
Guada dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato, 
il figlio dell'uomo che per te hai reso forte./R

Da te mai più ci allontaneremo,
facci  rivivere e noi invocheremo il tuo nome. 
Signore, Dio degli eserciti, fa' che ritorniamo, 
fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi./R

seconda lettura Fil 4,6-9
Senza minimezzare le preoccupazioni della vita al punto da
cadere in un ingenuo ottimismo, non bisogna lasciarsi
prendere dall'inquetitudine che paralizza. La preghiera non
è ne un anestetico, né un euforizzante; essa non fa planare
al di sopra delle difficoltà, ma ci ottiene, da parte di Dio,
una sorprendente pace interiore. Lo testimonia l'esperienza dei santi

DALLA LETTERA DI SAN PAOL0 APOSTOLO AI BLIPPESI
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fa-
te presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche
e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligen
za, custodira' i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile,
quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile,
quello che è onorato, cio' che è virtù e cio' che merita lode,
questo sia oggetto dei vostri pensieri Le cose che avete impa
rato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica.
E il Dio della pace sara' con voi! Parola di Dio. 

canto al Vangelo cf. Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.

Vangelo Mt 21,33-43
Ciò che Gesù ha detto al suo tempo ad altri sovrintendenti
continua a risuonare nella Chiesa come un grave avverti-
mento che va preso molto seriamente soprattutto per il fat-
to che, come sappiamo e confessiamo, il Figlio è venuto in
mezzo a noi. Lui stesso ha rimesso tutto nelle mani del Pa-
dre suo. Perciò nessuno può comportarsi, in qualsiasi mo-
do, come proprietario della vigna che appartiene unicamen-
te a Dio.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani
del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che
possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondo' con
una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costrui una tor-
re. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi
servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini prese-
ro i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro
lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, piū numerosi dei
primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno ri-
spetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra
loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua ere-
dità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire
miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che
gli consegneranno i frutti a suo tempo». 
 
 










 




































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 
›

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)