sabato 31 gennaio 2026

S Messa 8 novembre




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s messa 8 novembre
Nel corso della cena dell'ultima Pasqua, Gesû ha lasciato ai
suoi discepoli il segno del pane e del vino come pegno della
partecipazione al banchetto che egli condividerà con i suoi nel
regno del Padre suo (Mt 26,29). Cosi ogni eucaristia viene
celebrata nell'attesa della venuta di Gesũ Cristo nostro sal-
vatore, del suo ritorno glorioso che l'assemblea eucaristica
non si stanca di invocare: «Vieni, Signore Gesū». Il mistero di
questa venuta, verso la quale tende tutta la storia della sal-
vezza come verso il suo compimento, è il tema specifico del-
la trentaduesima e trentatreesima domenica del tempo ordi-
nario dell'anno A.

Una tale insistenza è particolarmente attuale. Oggi, infatti, si
parla molto dei rischi di distruzione del pianeta, mentre la
prospettiva del ritorno del Signore sembra preoccupare mol-
to meno i cristiani, anche praticanti. Ci si comporta come con
la morte di cui nessuno conosce il giorno e l'ora: «Ci si pre-
parerà quanto sarà venuto il momento!».

«E' un atteggiamento insensato!, avverte la parabola delle
dieci vergini che dovevano partecipare al corteo nuziale. Poi-
chế non sappiamo quando lo sposo giungerà, bisogna tener-
sİ pronti per accoglierlo quando verrà. Quando risuonerà il
grido che lo annuncia, sarà troppo tardi per comprare ciò di
cui avremo bisogno per entrare con lui nella sala del ban-
chetto e nessuno sarà piũ in grado di procurarcelo. Lungi dal
suscitare ansia, nervosismo, o, al contrario, scoraggiamento
e sonnolenza, l'attesa, per quanto lunga possa essere, deve
stimolare la nostra vigilanza e la nostra previdenza. Come I'a-
mata del cantico dei cantici sta all'erta per scorgere, al mini-
mo segno, l'arrivo del fidanzato, cosi deve fare il credente.
 Ogni celebrazione dell'eucaristia anticipa sacramentalmente
questa grande processione che avanza verso la sala del ban-
chetto nuziale. Del resto, il Signore è già li: lo si accoglie ri-
cevendo il pane e il calice, sacramento della vita eterna e del
regno nuovo. Anche coloro che ci hanno preceduti nella mor-
te si preparano. Insieme a noi e come noi essi attendono, nel-
la speranza, il segnale dato dalla voce dell'arcangelo: «Ecco
lo sposo, andategli incontro. Allora, si apriranno le porte
della sala del banchetto e noi entreremo tutti insieme per ce-
lebrare nella gioia le nozze dell'Agnello. 

antifona d'ingresso sal 87,3
La mia preghiera giunga fino a te: 
tendi, o Signore, l'orecchio alla mia preghiera.

colletta
Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel no-
stro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e
dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesú Cristo.

oppure
O Dio, la tua sapienza va in cerca di quanti ne ascoltano la
voce, rendici degni di partecipare al tuo banchetto e fa' che
alimentiamo l'olio delle nostre lampade, perché non si estin-
guano nell'attesa, ma quando tu verrai siamo pronti a cor-
rerti incontro, per entrare con te alla festa nuziale. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

prima lettura  Sap 6, 12-16
La Sapienza detiene il segreto di un'arte di vivere che realiz-
za umanamente l'uomo e piace a Dio. Per stimolare i suoi let-
tori a ricercarla l'autore la personifica, attribuendole le fat-
tezze di una splendida ragazza dal fascino inalterabile. Essa
stessa guida i passi di coloro che la cercano. Va loro incontro,
bussa alla loro porta, si siede sulla soglia della loro casa. 

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
La sapienza è splendida e non sfiorisce.
Facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
nonché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.
- Parola di Dio.

salmo responsoriale 62,2; 3-4; 5-6; 7-8
Un salmo che esprime il desiderio di Dio: cercarlo senza so-
sta, avere fame e sete di lui, restare delle ore a parlargli, ri-
cordarsi di lui giorno e notte.

RIT. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall'aurora io ti cerco,
ha sete di te l'anima mia,
desidera te la mia carne
In terra arida, assetata, senz'acqua./R

Cosi nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenzae la tua gloria.
Poiche' il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode./R

Cosi ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca/R.

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali./R

seconda lettura 1Ts 4,13-18
Cristo è risorto e anche gli uomini di tutte le epoche del mon-
do risusciteranno; egli ritornerà in gloria e noi saremo tutti
insieme a lui presso il Padre. Cercare di immaginare questo
evento ultimo della salvezza o il modo in cui gli uni e gli al-
tri vi parteciperanno è assolutamente vano. Bisogna atte-
nersi alle certezze della fede, fondamento della nostra spe-
ranza. Senza angoscia, attendiamo il ritorno del Signore che
invoca la liturgia: «Vieni, Signore Gesù!».

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICÉSI
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di
quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che
non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesů è morto e
risorto, cosi anche Dio, per mezzo di Gesû, radunerà con lui
coloro che sono morti.
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che vi-
viamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore,
non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Per-
che il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e
al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima ri-
sorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che sa-
remo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nu-
bi, per andare incontro al Signore in alto, e cosi per sempre
saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
- Parola di Dio.

canto al Vangelo Mt 24.42a.44
Alleluia, alleluia.
Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell'ora che non immaginate,
viene il Figlio dell'uomo
Vangelo Mt 25,1-13
Ritardo inaudito di uno sposo il giorno del suo matrimonio,
damigelle d'onore che rifiutano di aiutare le loro compagne,
porta del banchetto chiusa da colui che si è fatto incredibil-
mente attendere: non si tratta di una sorprendente «storia ve-
ra, ma di una parabola sul ritorno del Signore. Bisogna pre-
pararsi ogni giorno ad accoglierlo. Domani sarà troppo tardi.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesu disse ai suoi discepoli questa parabola:
ll regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le lo-
ro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse era-
no stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,
ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle lo-
ro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi.
Poiche lo sposo tardava, si assopirono tutte e
e si addormen-
tarono. A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! An-
dategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e
prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge:
"Dateci un po' del vostro olio, perche' le nostre lampade si
spengono". Le sagge risposero: "No, perche' non venga a man-
care a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivõ lo spo-
so e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze,
e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergi-
ni e incominciarono a dire:"Signore, signore, aprici!". Ma egli
rispose: "In veritā io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dungue, perché non sapete nê il giorno ne l'ora». -
Parola del Signore.

preghiera
Volgi il tuo sguardo, o Padre, alle offerte della tua Chiesa, e fa'
che partecipiamo con fede alla passione gloriosa del tuo Figlio,
che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
 
antifona Sal 22,1-2
Il Signore è mio pastore, non manco di nulla; 
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.

oppure Lc 24,35
I discepoli riconobbero Gesů, il Signore, nello spezzare il pane.

oppure cf Mt 25,13
Vegliate, perché non sapete né il giorno né l'ora in cui verrà il Signore».

preghiamo
Ti ringraziamo dei tuoi doni, o Padre; la forza dello Spiri-
to Santo, che ci hai comunicato in questi sacramenti, ri-
manga in noi e trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, bal-
zando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un
cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla fine-
stra, spia attraverso le inferriate. Ora parla il mio diletto e mi di-
ce: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l'inverno è
passato, è cessata la pioggia, se n'è andata; i fiori sono apparsi nei
campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si
fa sentire nella nostra campagna. I fico ha messo fuori i primi frut-
tie le viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia, mia bel-
la, e vieni!l» (Ct 2,8-13).

Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo popolo e
la casa di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza. La figlia del re
è tutta splendore, gemme e tessuto d'oro è il suo vestito. E' presen-
tata al re in preziosi ricami; con lei le vergini compagne a te sono
condotte; guidate in gioia ed esultanza entrano insieme nel palaz-
zo del re (Sal 45, 11-12. 14- 16).
Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per
suo figlio (MI 22,2).

Ouesto considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora del-
lo notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la
ensa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non imma-
ginate, il Figlo dell'uomo verrà (Mt 24,43-44).

Se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in
quale ora io verrò da te (Ap 3,3).

Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!», E chi ascolta ripeta: «Vieni!l».
Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vi-
ta. Colui che attesta queste cose dice: «Si, verrò presto!». Amen. Vie-
ni, Signore Gesù (Ap 22,17.20).

Veglia con il Cristo colui che, pur guardando verso l'avvenire, non
perde di vista il passato e, pur contemplando ciò che il suo salva-
tore ha guadagnato per lui, non dimentica ciò che ha sofferto per
lui. Veglia con il Cristo colui che commemora e rinnova continua-
mente nella sua persona la croce e l'agonia di Cristo e indossa
gioiosamente questo mantello d'afflizione che il Cristo ha indossa-
to quaggiù e si è lasciato dietro quando è salito al cielo. E per que-
sto che, nelle loro lettere, gli autori ispirati esprimono cosi spesso
il loro desiderio della sua seconda venuta, ogni volta che parlano
del ricordo che hanno conservato della prima, e che la sua risur-
rezione non fa mai perdere loro di vista la sua crocifissione.
(J.H. Newman, Parochial and Plain Sermons, vol. IV, sermone 22)

s messa 15. novembre
Al termine del tempo ordinario dell'anno A, la liturgia evoca
nuovamente il ritorno del Signore, quest'evento verso il qua-
le tende tutta la storia della salvezza. Ecco la parabola dei ta-
lenti, che è all'origine del detto: «Ciascuno deve far fruttare
suoi talenti». Ma bisogna comprendere che qui si tratta di
ben altro che della valorizzazione delle qualità umane, inna-
te o acquisite.

Un talento costituiva la paga di circa seimila giornate di la-
voro. Anche il servo al quale ne viene affidato uno solo rice-
ve quindi un capitale enorme. Questa somma ha un significa-
to che si potrebbe definire «teologico». Essa evoca infatti il te-
soro inestimabile della grazia che Dio distribuisce a ciascuno
«secondo le sue capacità». Sotterrarlo con il pretesto di non
perderlo, non osare assumere nễ iniziative, ne rischi, né la mi-
nima responsabilità per farlo fruttificare è comportarsi da
schiavi pavidi e indolenti.É soprattutto offendere Dio, consi-
derandolo un padrone spietato. Ma non sono servitori del ge-
nere che Dio vuole. I suoi doni attestano la sua fiducia. Quan-
do ritornerà, il Signore domanderà a ciascuno di rendergli
conto della sua gestione. Allora, coloro che si presenteranno
davanti a lui tenendo in mano il risultato dei loro sforzi rice-
veranno infinitamente di piů: entreranno nella gioia del loro
Signore. Credere, essere fedele servitore di Dio e vero disce-
polo di Cristo, è anche agire. E questo, in ultima analisi, I'in-
segnamento della parabola.

D'altronde, cio' che Dio ci chiede è ben «poca cosa»: la fedeltà
alla sua grazia di ogni giorno nel compimento dei doveri quo-
tidiani. Il libro dei Proverbi porta l'esempio della «donna per-
fetta», Si tratta di un esempio, non di una presa di posizione,
 e ancor meno di un oracolo, sulla condizione femminile. De-
ve far riflettere coloro che si credessero superiori agli altri, o
più degni di lode da parte di Dio, a causa della loro posizio-
ne o delle loro funzioni cosiddette «superiori» nella società o
nella Chiesa. Comportarsi da «buoni e fedeli servitori» là do-
ve ci si trova è vivere da «figli e figlie della luce», da persone
che non hanno nulla da temere dalla venuta del Signore.

La celebrazione della liturgia, in particolare dell'eucaristia, ci
assicura della sua presenza nascosta nella notte di questo
mondo e ravviva continuamente il nostro desiderio del suo ri-
torno che colmerà la nostra attesa al di lã di ogni speranza.

Ger 29,11.12.14 antifona d'ingresso
Dice il Signore: «lo ho progetti di pace e non di sventura; voi
mi invocherete e io vi esaudirò, vi farò tornare da tutti i luo-
ghi dove vi ho dispersi».

colletta
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possia-
mo avere felicità piena e duratura. Per il nostro Signore Ge-
sù Cristo...

oppure
O Padre, che affidi alle mani dell'uomo tutti i beni dela
creazionee della grazia, fa' che la nostra buona volontà mol-
tiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre ope-
rosi e vigilanti in attesa del tuo giorno, nella speranza di
sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e cosi entrare nella
gioia del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo..

prima lettura Pr 31,10-13.19-20.30-31
La «donna perfetta» è un esempio dell'umile e silenziosa fe-
deltà ai doveri quotidiani, fondamento della santità. Ecco
perché Dio stesso ne fa l'elogio. 

DAL LIBRO DEI PROVERBI
Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto,
gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso.
Apre le sue palme al misero,
stende la mano al povero.
Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.
Siate le riconoscenti per il frutto delle sue mani
e le sue opere la lodino alle porte della città.
Parola di Dio.

salmo responsoriale 127,1-2; 3 ; 4-5
Fatto di rispetto e di amore, il «timore di Dio», fondamento
della religione, caratterizza i veri servitori del Signore che
egli benedice e ricolma delle sue grazie.

RIT. Beato chi teme il Signore.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene./R

La tua sposa come vite feconda
nell'intimità della tua casa;
I tuoi figli come virgulti d'ulivo
intorno alla tua mensa.  /R

Ecco com'è benedetto
I'uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!/R

seconda lettura
Nessuno conosce e può conoscere il giorno e l'ora della ve-
nuta del Signore. E quindi assolutamente vano cercare di
stabilirne la data e bisogna guardarsi dal prestare orecchio
a chi afferma il contrario. Quest'evento sorprenderà come
una catastrofe imprevedibile coloro che vivono nella spen-
sieratezza. Coloro che restano vigilanti non hanno nulla da temere.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO Al TESSALONICESI
Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno
che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore
verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «Cè pa-
ce e sicurezzal, allora d'improvviso la rovina li colpirà, come
le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicchê quel giorno
possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli del-
la luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né
alle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo
sobri. - Parola di Dio.

canto al Vangelo Gv15,4a.5b
Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto. 

 Vangelo
Mt 25.14-30 (lett. breve 25,14-15.19-21)
Il  dono della grazia, della fede, un tesoro prezioso da far
fruttificare e non da seppellire; comportarsi come servi ai
quali Dio dà fiducia. Egli ricompenserà al di là di ogni
merito il servo «fedele nel poco, facendolo entrare nella
sua gioia.

DAL VANGELO SECOND MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio,
chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede
cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capa-
cità di ciascuno; poi parti.
Subito colui che aveva ricevuto cingue talenti andò a impie-
garli, e ne guadagnò altri cinque. Cosi anche quello che ne
aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che
aveva ricevuto un solo talento, ando' a fare una buca nel ter-
reno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi torno' e volle re-
golare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto
cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi
hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri
cinque". "Bene, servo buono e fedele, - gli disse il suo padro-
ne- sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; pren-
di parte alla gioia del tuo padrone.
Si presentõ poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse:
"Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guada-
gnati altri due" "Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo
padrone - sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto:
prendi parte alla gioia del tuo padrone.
SI presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo ta-
lento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti
dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avu-
to paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto ter-
ra: ecco ciò che è tuo"
Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che
mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;
avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ri-
tornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dun-
que il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perche' a chiun-
que ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chỉ non ha,
verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuo-
ri nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti"»,)
- Parola del Signore.

preghiera
Quest'offerta che ti presentiamo, Dio onnipotente, ci otten-
ga la grazia di servirti fedelmente e ci prepari il frutto di
un'eternità beata. Per Cristo nostro Signore.

antifona  Sal 72,28
II mio bene è stare vicino a Dio
nel Signore Dio riporre la mia speranza.

oppure Mt 11,23.24
Dice il Signore: «In verità vi dico: tutto quello che doman-
date nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi  sarà accordato».

oppure Mt 25,21
«Servo, buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò au-
torità su molto; prendi parte alla gioia del tuo Signore».

preghiera
O Padre, che ci hai nutriti con questo sacramento, ascolta
la nostra umile preghiera: il memoriale, che Cristo tuo Fi-
glio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vin-
colo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

 sviluppi
La sapienza loda se stessa, si vanta in mezzo al suo popolo. Avvi-
cinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti.
Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più
dolce del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora
fame e quanti bevono di me, avranno ancora sete (Sir 24,1. 18-20)
Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha prepo-
sto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo do-
vuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agi-
re cosi! (Mt 24,45-46).

E' come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la pro-
pria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha
ordinato al portiere di vigilare (Mc 13,34).

Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora vie-
ne il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenete-
vi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate
(Lc 12,39-40).

Ciò che conta è la fede che opera per mezzo della carità (Gal 5,6).

Oh, direte voi, dentro di me questa grazia di Dio è un seme tal-
mente piccolo, è come se non fosse nulla; non chiedetemi l'impossi-
bile. E altri mi diranno: dentro di me la grazia ha prodotto più una
domanda che una risposta; essa sa di dubbio più che di certezza; è
più la fiamma tremolante di una timidissima speranza che una
gioia delirante... Ebbene, al vostro scetticismo io oppongo la para-
bola di questa mattina. Il Vangelo è anzitutto la rivelazione che
ogni essere umano incontrato da Gesù possiede, da parte sua, al-
meno un talento, almeno una possibilità di far fruttificare qualco-
sa per il regno di Dio. E se voi avete ricevuto un talento che ha la
forma lancinante di un dubbio, di un'inquietudine, se è questa l'e-
redità palpabile che avete ricevuto dal vostro battesimo, se è que-
sta la traccia viva lasciata in voi dal Vangelo, dite a voi stessi che
esiste un modo di assumerla che è in grado di farle produrre ope-
re di vita.
A.M. Besnard. Cose nuve e cose antiche) 
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lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 
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