sabato 31 gennaio 2026

Cena del Signore 2 aprile Giovedì Santo---- sviluppi Venerdì Santo 3 aprile




noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me


Cena del Signore 2 aprile Giovedì Santo
La cena del Signore, la sera del Giovedi santo, è la prima cele-
brazione del Triduo pasquale. Secondo la tradizione piů antica,
attestata da Paolo (1 Cor 11,23), «nella notte in cui veniva tra-
dito», il Signore Gesù, avendo preso del pane e un calice di vi-
no, disse: «Questo è il mio corpo», «Questo è il mio sangue»,
«Fate questo in memoria di me». Cosi ogni volta che noi man-
giamo di questo pane e beviamo di questo calice annunciamo
la morte del Signore finchế egli venga. La Cena del Signore è
stata quindi celebrata nelle comunità cristiane fin dalle origini.
come attestano anche gli Atti degli apostoli (At 2,42).

La celebrazione del Signore, che ha sempre comportato il rac-
conto di ciò che Gesū ha fatto e detto «al momento di essere
consegnato alla morte e di offrirsi liberamente alla sua pas-
sione», seguito dalla condivisione del pane e del calice, corpo
e sangue di Cristo (1 Cor 11,27-28), si è evoluta nel corso dei
secoli. Inizialmente, si è lasciata molta libertà a colui che pre-
siedeva l'«assemblea» liturgica, detta anche «sinassi». Ma la
cosa non è durata a lungo. Ben presto si è dovuto codificare
lo svolgimento della celebrazione. E questo fondamentalmen-
te per due ragioni. Anzitutto, il fatto di attingere continua-
mente alle proprie risorse personali è alla portata di pochi; i
più hanno bisogno di un aiuto all'«improvvisazione». Cosi han-
no cominciato a circolare e a servire da riferimento diversi for-
mulari, apprezzati per la loro qualità. In secondo luogo, so-
prattutto in epoche di profonde controversie, occorreva vigi-
lare sull'ortodossia dei testi liturgici. Cosi sono cominciate le
«preghiere eucaristiche», dette anche «anafore», cioè «obla-
zioni», a partire dal IV secolo, nella Chiesa latina si è imposto
il «Canone romano», un modello che ha escluso tutti gli altri 
formulari fino al concilio Vaticano ll, quando sono state intro-
dotte nel messale diverse «preghiere eucaristiche», Cosi si e'
ritrovata una certa flessibilitā che permette di adattarsi alle
diverse assemblee, ma oggi come ieri, in oriente come in oc-
cidente, si celebra sempre la stessa eucaristia «in memoria del
Signore, ripetendo, come egli ha chiesto, ciò che ha fatto «nel-
la notte in cui fu tradito».

La celebrazione della «cena», il Giovedi Santo, non è diversa
dall'eucaristia degli altri giorni dell'anno. Ma essa ha un valo-
re esemplare. Ricordando ciò che il Signore ha fatto durante
I'ultima cena con i suoi discepoli, si aggiunge: questo giorno».
Ma quest'espressione ha una portata generale. In realtā, ogni
volta che la Chiesa celebra l'eucaristia e gli altri sacramenti
che da essa scaturiscono, l'opera di Dio che il Cristo ha com-
piuto una volta per tutte si rinnova per noi qui, oggi, median-
te lo Spirito Santo. Ciò che Gesù ha fatto un giorno è quindi
sempre attuale e nuovo, benché indefinitamente ripetuto.
Ogni liturgia, e soprattutto ogni eucaristia, realizza effettiva-
mente per noi, qui e ora, quella salvezza che Dio continua a
perseguire fin dalle origini. Il Cristo è presente. Agisce attra-
verso la mediazione dei segni efficaci e la potenza dello Spiri-
to. La lettura del libro dell'Esodo ricorda che l'eucaristia affon-
da le proprie radici nella liturgia ancestrale della pasqua
ebraica, il che illustra chiaramente sia il suo carattere tradi-
zionale che la sua novità.

|| Vangelo di Giovanni ricorda che, durante l'ultima cena con i
suoi discepoli, «prima della festa di pasqua», dopo aver depo-
sto le vesti, Gesū lavò i piedi ai suoi discepoli. Per fare accet-
tare a Pietro un tale abbassamento del Signore, il maestro ha
dovuto dirgli: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Poi
aggiunse: «Vi ho dato l'esempio, perchế come ho fatto io, fac-
ciate anche voi». Questo «comando», che somiglia a quello da-
to dal Signore riguardo al pane e al calice, riguarda la missio"
ne e il comportamento che i discepoli devono tenere gli uni
verso gli altri. Ora, l'evangelista introduce il racconto, dicen- 
do: «Gesü, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amo
sino alla fine», Come non vedere allora in questo gesto insoli-
to del Maestro una concreta proclamazione della carità, leg-
ge fondamentale della comunità cristiana, di cui la cena del Si-
gnore è fonte ed esigenza?

La liturgia del Giovedi santo celebra quindi l'eucaristia, me-
moriale della Pasqua di Cristo, sacramento del suo amore in-
finito per noi e di quello che dobbiamo avere gli uni per gli al-
tri, e l'istituzione del ministero sacerdotale, che deve essere
compreso ed esercitato, sull'esempio del Signore, come servi-
zio dei fratelli e delle sorelle nella comunità.

antifona d'ingresso cf.Gal 6,14
Di null'altro mai ci glorieremo se non della croce di Gesù
Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e ri-
surrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.

colletta
O Dio, che ci hai riuniti celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio,
prima di consegnarsi alla morte,
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito 
nuziale del suo amore, fa' che dalla partecipazione a cosi gran-
de mistero attingiamo pienezza di carità e di vita. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

prima lettura Es 12,1-8.11-14
Gesù ha regolarmente osservato ciò che prescriveva la legge per la
Pasqua,  memoriale della notte in cui Dio fece uscire il suo popolo
dall'Egitto. E durante la sua ultima cena pasquale con i suoi 
discepoli che, prendendo il pane e poi il calice, ha detto a 
coloro che erano a tavola con lui: Questo è il
mio corpo offerto in sacrificio per voi; questa è la nuova alleanza 
nel mio sangue». Quest'ancestrale contesto liturgico
della pasqua conferisce il loro senso ai gesti e alle parole del 
Signore. Lui, il primogenito, ha riscattato, con la sua morte,
la moltitudine degli uomini e, con il suo sangue versato, li
introduce nel nuovo regno. Agnello senza macchia, offerto
una volta per tutte, egli ha liberato l'intera umanità dall'antica 
schiavitù del peccato e conserva «di generazione in
generazione» coloro che, attraverso la loro vita e la liturgia,
fanno memoria di lui, fino al suo ritorno.

DAL LIBRO DELL'ESODO
In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra
d'Egitto: «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per
voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità d'Israele  
e dite: "l dieci di questo mese ciascuno si procuri un
agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse
troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossi-
mo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete 
come dovrà essere l'agnello secondo quanto ciascuno
può mangiarne.
I| vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; 
potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete
fino al quattordici di questo mese: allora tutta I'assemblea
della comunità d'lsraele lo immolerà al tramonto. Preso un
po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave 
delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne
mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con
åzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete:
con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo
mangerete in fretta. É la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d'Egitto e colpirò ogni
primogenito nella terra d'Egitto, uomo o animale; cosi farò
giustizia di tutti gli dei dell'Egitto. lo sono il Signore! Il sangue 
sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: 
io vedrò il sangue e passerð oltre; non vi sarà tra voi
flagello di sterminio quando io colpirð la terra d'Egitto. Questo 
giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa 
del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete
come un rito perenne"», - Parola di Dio.

 salmo responsoriale 115,12-13; 15-16; 17-18

RIT. / Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

Che cosa rendero' al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzero' il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore./R

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
lo sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene./R

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo./R

seconda lettura 1Cor 11,23-26
Questo racconto dell'istituzione dell'eucaristia, il più antico
fra quelli riferiti dal Nuovo Testamento, viene presentato 
come ciò che è stato «ricevuto dal Signore», al tempo in 
cui Paolo ha evangelizzato Corinto (certamente nel 50-51). 
Vi si riconosce, quasi parola per parola, il modo in cui noi 
celebriamo l'eucaristia, che quindi, nei suoi tratti essenziali, era
già quello delle prime assemblee cristiane.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORİNZI
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi
ho trasmesso: il Signore Gesů, nella notte in cui veniva tradito, 
prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «
Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: 
«Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, 
ogni volta che ne bevete, in memoria di me»
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice
voi annunciate la morte del Signore, finchè egli venga . 
Parola di Dio. 

canto al Vangelo Gy 13,34
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri.

Vangelo Gv 13,1-15
Là dove gli altri vangeli riportano la cosiddetta «istituzione
dell'eucaristia, Giovanni inserisce la scena insolita di Gesù 
che lava i piedi dei suoi discepoli. E' avvenuto durante la
cena condivisa con loro «prima della Pasqua», nell'«ora di
passare da questo mondo al Padre». Quest'annotazione 
evoca normalmente l'ultima cena. Ma qui si pone l'accento 
sull'amore infinito di Dio e sulla carità fraterna, sempre legati 
all'eucaristia, e sul ministero degli apostoli, che devono
considerarsi e agire come umili servi di tutti. Per contro, la
menzione del bagno che rende mondi fa pensare al battesimo, 
che è un passaggio, assieme al Cristo, dalla morte alla
vita. La varietà dei temi affrontati e delle allusioni fa di questo 
vangelo un testo fondamentale per la catechesi non solo
della liturgia del Giovedi santo, ma di tutte le celebrazioni
del Triduo pasquale.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
Prima della festa di Pasqua, Gesü, sapendo che era venuta la
sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato
i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore
a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo
che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto
da Dio e a Dio ritornava, si alzô da tavola, depose le vesti,
prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi ver- 
sò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli 
e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.
Venne dungue da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu
lavi i piedi a me?». Rispose Gesů: «Quello che io faccio, tu ora
non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi
laverai i piedi in eternol». Gli rispose Gesü: «Se non ti laverò,
non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non
solo i miei piedi, ma anche le mani e il capol. Soggiunse Gesũ: 
«Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i
piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva
infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri,
quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette
di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi
mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a
voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato
 un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho
fatto a voi», - Parola del Signore. 

preghiera 
Concedi a noi tuoi fedeli, Signore, di partecipare degna-
mente ai santi misteri, perche' ogni volta che celebriamo
questo memoriale del sacrificio del Sigore, si compie l'ope-
ra della nostra redenzione. Per Cristo nostro Signore.

antifona 
«Questo è il mio corpo, che è per voi; questo calice è la nuo-
va alleanza nel mio sangue, dice il Signore, «Fate questo
ogni volta che ne prendete, in memoria di me.

oppure
II Signore Gesù, sapendo che era giunta la sua ora, dopo aver
amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 

preghiera
Padre onnipotente, che nella vita terrena ci nutri alla cena
del tuo Figlio, accoglici come tuoi commensali al banchetto
glorioso del cielo. Per Cristo nostro Signore.

In seguito, mentre si cantano inni eucaristici, il santissimo sacra-
mento viene portato in processione all'altare della reposizione, do-
ve i fedeli sono invitati a venire ad adorarlo.

sviluppi
Contempla il legno e l'albero della croce, che porta il suo fiore e il
suo frutto eterno!
Pesa dell'albero il cuore è fecondo, matura il suo frutto nel
silenzio; grappolo sanguinante promesso al torchio.
Vascello fragile e carnale, universo segreto e aperto, là dove la
dolcezza del mondo affluisce con il sangue..
Istanti beati, ora privilegiata, che ha tenuto raccolto in sé tutto
l'amore sparso nel mondo. Ora troppo perfetta della quale gli dèi
sono gelosi. Ora di cui Dio forse è geloso e che bisogna rendergli
tremando.
Oggi, se senti la sua voce non indurire l'orecchio.
Andiamo, è qui il grado della prova, la scala di Giacobbe poggia
sul nostro cuore.
Andiamo, bisogna abbandonare per Dio la stessa bellezza, egli
contiene nella sua mano l'universo stellato.
Andiamo. Raccogliamo il nostro cuore dimentico che ha voluto
abbandonare il ricordo di Dio e vivere un 'ora solo fra le creature.
Andiamo a piangere davanti a Colui che ci ha fatti, dal quale
proviene ogni dono perfetto, - l'umiltà e la dolcezza, le lacrime pure.
Andiamo come un gregge a raccogliere le nostre delizie sul
sentiero insanguinato sul quale egli porta la croce.
Sentiero che egli ha preso per primo, umile lsacco, carico del
legno del sacrificio.
 Gesù vuole la nostra morte per donarci la vita, accettiamo di
tremare nel Giardino degli ulivi.
Ci farà gustare la gioia alle sorgenti vive. Andiamo e moriamo con lui.
(Raissa Maritain, Dolcezza del mondo) 

sviluppi
Venerdì Santo

La liturgia del Venerdi santo ha origine a Gerusalemme. ll
«Diario di viaggio» di una cristiana di nome Egeria racconta il
modo in cui si svolgeva questa giornata alla fine del IV seco-
lo. Dopo una notte di veglia sul monte degli Ulivi, all'alba, si
scendeva al Getsemani per la lettura del racconto dell'arresto
di Gesù. Di li ci si recava al Golgota. Dopo la lettura dei testi
relativi al processo di Gesù davanti a Pilato, ognuno rientra-
va a casa propria per un momento di riposo, passando co-
munque dal monte Sion a venerare la colonna della flagella-
zione. Verso mezzogiorno, c'era un nuovo appuntamento al
Golgota per la venerazione del legno della croce. Si leggeva-
no per tre ore testi dell'Antico e del Nuovo Testamento intra-
mezzandoli con la recita di salmi e preghiere. La giornata si
concludeva alla chiesa della Risurrezione, «Anastasis», dove si
leggeva il vangelo della sepoltura di Gesù.

Le prime testimonianze della liturgia del Venerdi santo a Ro-
ma risalgono al VIl secolo. Il papa si recava alla basilica della
Santa Croce, dove si leggeva il Vangelo della passione secon-
do Giovanni, seguito da una litania di intenzioni universali.
Nelle chiese extra-urbane servite da sacerdoti si teneva una
celebrazione piû popolare: esposizione della Croce sull'altare;
liturgia della Parola, come nella basilica di Santa Croce; dopo
il Padre nostro, venerazione della Croce e comunione con il pa-
ne e il vino consacrati il giorno precedente. Nella liturgia pa-
pale, la venerazione della Croce viene introdotta nell'VIll se-
colo, ma senza comunione. Nel X secolo, le due prassi cele-
brative si fondono. Nel XIll secolo, si decise che solo il sacer-
dote celebrante possa comunicarsi e, nel XVI secolo, che la ce-
lebrazione avvenga al mattino. Ma anche il resto della gior-
nata veniva «santificato»: nella maggior parte delle chiese ci si 
riuniva, spesso piû numerosi del mattino, per la Via crucis e
la «predica della Passione, Cosi si è fatto fino al 1955, quan-
do la Chiesa romana ha cominciato a celebrare la liturgia del-
la Passione al pomeriggio o alla sera del Venerdi santo.

Questa celebrazione comincia con un momento di preghiera
in silenzio e un'«orazione» detta dal celebrante. Essa compor-
ta tre parti: liturgia della Parola con la preghiera universale:
adorazione della croce; comunione eucaristica.

La liturgia della Parola forma  il volto di un personaggio misterioso, un Giu-
sto, oppresso dalle peggiori sofferenze e sottoposto alle piũ
odiose persecuzioni, disprezzato dagli uomini, apparentemen-
te abbandonato da Dio stesso. In realtă, egli offre se stesso in
sacrificio di espiazione per il peccato delle moltitudini e il Si-
gnore ne farà il capo di un innumerevole popolo di giustificati.
Qualunque sia, nel libro di Isaia (52,13-53, 12), l'identità del
«servo di Dio», si deve pensare, soprattutto il Venerdi santo, al
Cristo, il giusto oltraggiato, la cui morte ha salvato tutti gli uo-
mini dal peccato e che Dio ha esaltato nella gloria del cielo.

Ecco Gesū, il Cristo, intronizzato pres-
so Dio come «il sommo sacerdote» per eccellenza, divenuto,
per la sua obbedienza, «causa di salvezza eterna per tutti co-
loro che gli obbediscono» (Eb 4,14-16; 5,7-9).

La passione di nostro Signore Gesū Cristo, che è al centro
di tutto (Gv 18,1-19,42). L'evangelista Giovanni ha voluto
far cogliere il significato profondo degli avvenimenti di cui è
stato testimone. Paradossalmente, è quando viene innalzato
in croce che Gesů si rivela come il vivente che dona la vita in
abbondanza a tutti coloro che volgono lo sguardo verso di lui.

Allora, dall'assemblea sale la preghiera universale, nella qua
le si chiede che la passione del Signore produca i suoi frutti
per tutti, fino agli estremi confini della terra.
Segue l'adorazione della croce, che ha accenti pasquali, essen-
do impossibile dissociare la morte e la risurrezione di Cristo.
La comunione generale al pane consacrato il giorno prece-
dente chiude questa celebrazione al tempo stesso austera e
vibrante di speranza.
Ognuno si ritira poi in silenzio, non per piangere sulla morte
del Cristo, ma per meditarne il mistero e prepararsi, nel rac-
coglimento, alla gioia dell'alleluia che risuonerà nel corso del-
la Veglia pasquale.





















































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.


mercoledì 22 maggio 2019

RICORDATI



ricordati

Uno dei malfattori appesi alla croce disse: «Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno››. Gli rispose: «In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran
voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito››. Detto
questo spirò (Lc 23,45-46).
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in
Cristo Gesù (Ef 2,6).


Dopo averli così a lungo ammaestrati, dopo quaranta giorni,

finalmente, egli si è innalzato al disopra delle turbolenze di questo
mondo. È salito oltre la pesantezza del peccato, della tristezza, del
rimorso che grava sul mondo. E' entrato nel luogo della pace e
della gioia, nella pura luce, nella dimora degli angeli, nei palazzi
dell'Altissimo, dove risuonano continuamente i canti degli spiriti
beati e le lodi dei serafini. Egli è entrato lassù, dando ai suoi fratelli
la possibilità di raggiungerlo nel tempo stabilito, alla luce del suo
esempio e con la grazia del suo Spirito.

Al compimento dei quaranta giorni,

dopo la Risurrezione della Santa Pasqua,
tu hai fatto salire sul Monte degli ulivi
il gruppo che tu hai scelto: gli undici.
E la promessa del Padre, lo Spirito,
tu promettevi di accordarla a loro,
e, benedicendoli, Signore,
sei asceso al Padre nel cielo.
E la nostra natura umana,
che il Maligno aveva resa infernale,
tu l'hai elevata al di sopra
della natura degli esseri di fuoco.
Ti sei assiso alla destra di Colui che ti ha generato,
conformemente al profeta che l'aveva predetto;
sei stato adorato dagli eserciti degli angeli
con il Padre e con lo Spirito.
E io che sono inerte per il bene,
conducimi con te in cielo;
le mie membra putrefatte, terrestri,
ricongiungile di nuovo al tuo Capo.
Pur essendo l'ultimo in tutto,
come la pianta dei piedi,
tuttavia fra le sante membra
ch'io sia contato con la moltitudine!
(Gesù Figlio unigenito del Padre)

lunedì 17 settembre 2018

Il dolore umano







 Il dolore umano
Come  posso  venire  a  te  Signore?  Dove  e  come  consegnarti  la  mia  fatica? 
“Guardami  nel  Getzemani,  davanti  a  Pilato,  sul  Calvario,  così  ho  voluto 
condividere la tua sofferenza per camminare e portare insieme a te il tuo dolore di 
oggi  uniti  dal  giogo  dell'Amore.  Vieni,  cercami,  mi  troverai  dentro  la  tua 
sofferenza, qualsiasi essa sia, ti accorgerai di non essere solo e che, già prima che 
mi consegni il tuo dolore io l'ho già fatto mio, sono qui, ti ascolto, raccontami le 
tue  paure,  le  tue  solitudini.  Ti  sentirai  sollevato  dal  peso  della  fatica, 
dall'oppressione del dolore e si riaccenderà dolce la speranza, perché Io sono con 
te.”