sabato 31 gennaio 2026

s messa 22 marzo




noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)
me

s messa 22 marzo
I tre vangeli sinottici riferiscono che, 
nei dintorni di Cafarnao,
Gesù ha risuscitato la figlia di un 
certo Giairo, capo della si-
nagoga (Mt 9,23-27; Mc 5,35-43; Lc 8,43-56). 
Luca parla,
inoltre, del figlio di una vedova di Naim, 
villaggio della Gali-
lea, restituito da Gesù a sua madre mentre 
lo portava alla se-
poltura (Lc 7,11-17). Entrambi questi 
racconti sono molto
brevi. D'altra parte, Gesù è stato spinto 
a fare questi miraco-
li straordinari da circostanze impreviste. 
Lo si sottolinea espli-
citamente per il figlio della vedova di 
Naim: Gesū si è trova-
to per caso sul percorso del corteo funebre. 
Quanto alla figlia
di Giairo, Marco e Luca dicono che era 
ancora viva quando il
padre pregò Gesù di venire ad imporle le 
mani. Ben diverso
è il caso del «vangelo della risurrezione 
di Lazzaro» che si leg-
ge oggi in Giovanni, il solo che ne parla.

Il racconto è lungo e dettagliato: 45 
versetti (Gv 11,1-45). Pri-
ma di recarsi alla tomba, Gesù sapeva 
che il suo amico era
morto ed ề lui stesso che ha deciso di 
andare a «svegliarlo».
Marta, la sorella del defunto, non chiede 
nulla: si rammarica
solo che Gesù non sia venuto prima, per 
guarire il fratello pri-
ma che lo cogliesse la morte. Vi è poi, 
soprattutto, il dialogo
fra Gesů e Marta, il modo quasi liturgico 
in cui Gesů, dopo
aver reso grazie al Padre con gli occhi 
levati al cielo, grida a
Lazzaro di uscire dalla tomba, ordina di 
scioglierlo dalle ben-
de che lo tenevano legato e di «lasciarlo 
andare». Infine, Ge-
sù stesso dice che questa risurrezione 
è un «segno» dato per
suscitare la fede.
Tutto ciò conferisce a questa grande 
pagina del vangelo un
notevole sapore di catechesi battesimale, 
rivolta a coloro che,
oggi, la sentono proclamare, poiché essa 
interpella la loro fe- 
de, «lo sono la risurrezione e la vita, 
ci dice Gesū. Chi crede
in me, anche se muore, vivrà; chiunque 
vive e crede in me
non morrà in eterno. Credi tu questo?».

Paolo, da parte sua, esplicita cið che 
significa e implica la fe-
de in Gesü, risurrezione e vita. Lo 
Spirito di Dio abita in noi
che quindi non siamo più sotto il 
dominio della carne; pur es-
sendo votati alla morte, Gesü renderà 
la vita ai nostri corpi
mortali. Noi professiamo la fede nella 
risurrezione individua-
le, personale. La professiamo veramente?

antifona d'ingresso Sal 42,1-2
Fammi giustizia, o Dio, e difendi la 
mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall'uomo ingiusto e malvagio, 
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.

colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre 
misericordioso, perché possia-
mo vivere e agire sempre in quella 
carità, che spinse il tuo
Figlio a dare la vita per noi. Egli 
è Dio e vive e regna con te...

oppure 
Eterno Padre, la tua gloria è l'uomo 
vivente; tu che hai ma-
nifestato la tua compassione nel 
pianto di Gesù per l'amico
Lazzaro, guarda oggi l'afflizione 
della Chiesa che piange e
prega per i suoi figli morti a causa 
del peccato, e con la for-
za del tuo Spirito richiamali alla 
vita nuova. Per il nostro
Signore Gesù Cristo.

prima lettura  Ez 37.12-14
Secondo la tradizione biblica, 
l'esilio a Babilonia (597-538 a. C.)
è stato per tutto il popolo come la 
morte da cui non si ritorna.
Attraverso la voce del profeta, il 
Signore Dio si rivolge ai depor-
tati che hanno perso ogni speranza. 
Voi dimenticate chi io so-
no, la mia fedeltà e la mia potenza. 
Siete morti? Ebbene, farò
risorgere il mio popolo, lo ricondurrò 
sulla terra dei suoi padri. 


DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE
Cosi dice il Signore Dio: «Ecco, 
io apro i vostri sepolcri, vi fac-
cio uscire dalle vostre tombe, o 
popolo mio, e vi riconduco nel-
la terra d'lsraele.
Riconoscerete che io sono il 
Signore, quando aprirò le vostre
tombe e vi farò uscire dai vostri 
sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito 
e rivivrete; vi farð riposare
nella vostra terra. Saprete che io 
sono il Signore. L'ho detto
e lo farò», Oracolo del Signore Dio. - 
Parola di Dio.

salmo responsoriale 
129,1-2;3-4;5-6; 7cd-8
Gridare verso Dio è sperare. 
Confessare il proprio peccato è
credere al perdono. Nelle tenebre 
che ci circondano, già bril-
lano le prime luci della Pasqua.

RIT. Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica./R

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi tỉ può resistere?
Ma con te è il perdono:
Cosi avremo il tuo timore./ R

lo spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
piû che le sentinelle all'aurora./R

Piû che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe./R 

seconda lettura Rm 8,8-11
Il dono dello Spirito cambia 
radicalmente la condizione dei
credenti. Non sfuggono alla morte 
fisica, ma, divenuti giusti,
non ne resteranno prigionieri. 
La loro morte sara, con il Cri-
sto e come lui, Pasqua di 
risurrezione, ingresso nella vita.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO 
APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, quelli che si lasciano 
dominare dalla carne non pos-
sono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio 
della carne, ma dello Spi-
rito, dal momento che lo Spirito 
di Dio abita in voi. Se qual-
cuno non ha lo Spirito di Cristo, 
non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro 
corpo è morto per ll peccato,
ma lo Spirito è vita per la giustizia.
E se lo Spirito di Dio, che
ha risuscitato Gesü dai morti, abita 
in voi, colui che ha risu-
scitato Cristo dai morti darà la 
vita anche ai vostri corpi mor-
tali per mezzo del suo Spirito che 
abita in voi. Parola di Dio.

canto al Vangelo cf. Gv 11,25a-26
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Io sono la risurrezione e la vita,
dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.

Vangelo
Gv 11,1-45 
(lett.breve3-7.17.20-27.33b-45)
Il vangelo della risurrezione di 
Lazzaro induce a entrare nel
gruppo dei diversi personaggi 
del racconto, a seguire le due
sorelle nei loro spostamenti e 
poi fino alla tomba, dove il
morto giace già da quattro giorni. 
Gli equivoci e i malintesi
che punteggiano i dialoghi invitano 
ognuno a interrogarsi
sul modo in cui comprende 
personalmente le parole e i gesti
di Gesù. Egli è assolutamente 
tranquillo nel trambusto ge-
nerale, ma al tempo stesso 
profondamente umano davanti
alla morte dell'amico, che gli 
strappa le lacrime. Dopo que- 
sto momento di intensa emozione, 
eccolo in un atteggiamen-
to sobriamente ieratico, che 
rivela la sua straordinaria au-
torità. Coloro che erano venuti 
numerosi a consolare le so-
relle del defunto hanno creduto 
in Gesu. E noi?oer

* DAL VANGELO SECONDO GIoVANNI 
In quel tempo, lun certo Lazzaro di 
Betania, il villaggio di Ma-
ria e di Marta sua sorella, era malato. 
Maria era quella che
cosparse di profumo il Signore e gli 
asciugo' i piedi con i suoi
capelli; suo fratello Lazzaro era 
malato.] Le sorelle mandaro-
no dunque a dire a Gesū: «Signore, 
ecco, colui che tu ami è
malato»,
All'udire questo, Gesù disse: 
«Questa malattia non porterà al-
la morte, ma è per la gloria di Dio, 
affinché per mezzo di essa
il Figlio di Dio venga glorificato». 
Gesü amava Marta e sua so-
rella e Lazzaro. Quando senti che 
era malato, rimase per due
giorni nel luogo dove si trovava. 
Poi disse ai discepoli: «An-
diamo di nuovo in Giudea!». | discepoli 
gli dissero: «Rabbi, po-
co fa i Giudei cercavano di lapidarti 
e tu ci vai di nuovo?», Ge-
sũ rispose: «Non sono forse dodici 
le ore del giorno? Se uno
cammina di giorno, non inciampa, 
perché vede la luce di que-
sto mondo; ma se cammina di notte, 
inciampa, perché la luce
non è in lui». Disse queste cose 
e poi soggiunse loro: «Lazza-
ro, il nostro amico, s'è addormentato; 
ma io vado a svegliar-
lo». Gli dissero allora i discepoli: 
«Signore, se si è addormen-
tato, si salverà». Gesû aveva parlato 
della morte di lui; essi in-
vece pensarono che parlasse del riposo 
del sonno. Allora Ge-
sũ disse loro apertamente: «Lazzaro è 
morto e io sono con-
tento per voi di non essere stato là, 
affinchế voi crediate; ma
andiamo da lui!». Allora Tommaso, 
chiamato Didimo, disse agli
altri discepoli: «Andiamo anche noi 
a morire con luil».]
Quando Gesü arrivõ, trovò Lazzaro 
che già da quattro giorni
era nel sepolcro. Betània distava 
da Gerusalemme meno di tre
chilometri e molti Giudei erano venuti 
da Marta e Maria a con-
solarle per il fratello. Marta dunque,
come udi che veniva Ge-
sù, gli ando incontro; Maria invece 
stava seduta in casa. Mar- 
ta disse a Gesü: «Signore, se tu fossi 
stato qui, mio fratello non
sarebbe morto! Ma anche ora so che 
qualunque cosa tu chie.-
derai a Dio, Dio te la concederà, 
Gesû le disse: «Tuo fratelle
risorgerà», Gli rispose Marta: «So che 
risorgerà nella risurre-
zione dell'ultimo giorno», Gesù le 
disse: «lo sono la risurrezio-
ne e la vita; chi crede in me, anche 
se muore, vivrà; chiungue
vive e crede in me, non morirà in eterno. 
Credi questo?», Gli
rispose: «Si, o Signore, io credo che 
tu sei il Cristo, il Figlio di
Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, ando' a chiamare 
Maria, sua sorella, e di
nascosto le disse: «ll Maestro è qui e 
ti chíama». Udito questo
ella si alzò subito e andò da lui. Gesů 
non era entrato nel vil-
laggio, ma si trovava ancora là dove 
Marta gli era andata in-
contro. Allora i Giudei, che erano in 
casa con lei a consolarla-
vedendo Maria alzarsi in fretta e 
uscire, la seguirono, pensan-
do che andasse a piangere al sepolcro. 
Quando Maria giunse
dove si trovava Gesů, appena lo vide 
si gettò ai suoi piedi di-
cendogli: «Signore, se tu fossi stato 
qui, mio fratello non sa-
rebbe morto!».]
Gesü allora, quando la vide piangere, 
e piangere anche i Giu-
dei che erano venuti con lei,) si 
commosse profondamente e,
molto turbato, domando': «Dove lo 
avete posto?». Gli dissero:
«Signore, vieni
a vedere!». Gesü scoppið in pianto. 
dissero al-
lora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 
Ma alcuni di loro dis-
sero: «Lui, che ha aperto gli occhi al 
cieco, non poteva anche
far si che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso 
profondamente, si
recò al sepolcro: era una grotta e 
contro di essa era posta
una pietra. Disse Gesū: «Togliete la 
pietra, gli rispose Mar-
ta, la sorella del morto: «Signore, 
manda già cattivo odore: è
li da quattro giorni», Le disse Gesû: 
«Non ti ho detto che, se
crederai, vedrai la gloria di Dio?». 
Tolsero dunque la pietra,
Gesû allora alzò gli occhi e disse: 
«Padre, ti rendo grazie per-
chế mi hai ascoltato. lo sapevo che 
mi dai sempre ascolto, ma
I'ho detto per la gente che mi sta 
attorno, perchê credano che
tu mi hai mandato». Detto questo, gridò 
a gran voce: Lazza-
ro, vieni fuori». Il morto usci, i piedi 
e le mani legati con ben-
de, e il viso avvolto da un sudario. 
Gesũ disse loro: «Liberà-
telo e lasciàtelo andare»,
Molti dei Giudei che erano venuti da 
Maria, alla vista di cið che
egli aveva compiuto, credettero in 
lui. - Parola del Signore.

preghiera
Esaudisci, Signore, le nostre preghiere: 
tu che ci hai illu-
minati con gli insegnamenti della fede, 
trasformaci con la
potenza di questo sacrificio. 
Per Cristo nostro Signore.

prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita 
eterna che il Cristo ci ha promesso.

E veramente cosa buona e giusta, 
nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e 
in ogni luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed 
eterno, per Cristo no-
stro Signore. Vero uomo come noi, 
egli pianse l'amico Laz-
zaro; Dio e Signore della vita, lo 
richiamò dal sepolcro; og-
gi estende a tutta l'umanità la sua 
misericordia, e con i suoi
sacramnenti ci fa passare dalla morte 
alla vita. Per mezzo di
lui ti adorano le schiere degli Angeli 
e dei santi e contem-
plano la gloria del tuo volto. Al 
loro canto concedi, Signore,
che si uniscano le nostre voci 
nell'inno di lode: Santo...

antifona  Gv 11,26
«Chiunque vive e crede in me, non 
morirà in eterno», dice il
Signore.

preghiera
Dio onnipotente, concedi a noi 
tuoi fedeli di essere sempre
inseriti come membra vive nel 
Cristo, poiché abbiamo co-
municato al suo corpo e al suo 
sangue. Per Cristo nostro
Signore.

 sviluppi
lo lo so che il mio Vendicatore 
è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla
polvere! Dopo che questa mia pelle 
sarà distrutta, senza la mia car-
ne, vedrò Dio (Gb 19,25-26).

In verità, in verità vi dico: 
chi ascolta la mia parola e crede 
a co-
lui che ni ha mandato, ha la vita 
eterna e non va incontro al giu-
dizio, ma è passato dalla morte 
alla vita (Gu 5,24).

Il primo uomo tratto dalla terra 
è di terra, il secondo uomo viene
dal cielo. E come abbiamo portato 
l'immagine dell'uomo di terra,
cosi porteremo l'immagine dell'uomo 
celeste (1Cor 15,47.49).

Bisogna sapere che vi sono anche 
oggi dei Lazzaro, che si sono
ammalati e sono morti dopo essere 
stati amici di Gesù, che sono
rimasti nella tomba e nel regno dei 
morti, morti fra i morti, e so-
no stati poi rianimati dalla preghiera 
di Gesù, chiamati a gran
voce da Gesù a uscire dalla tomba, Chỉ 
gli obbedisce esce, legato,
a causa dei suoi peccati passati, con 
le bende meritate dalla sua
condizione di morto, e con il viso 
ancora coperto, incapace di ve-
dere, di camminare o fare qualsiasi 
cosa, a causa dei vincoli del-
la morte, fino a quando Gesù non 
comandi a coloro che possono
farlo di slegarlo e lasciarlo andare. 
E chiunque può dire: «Cerca-
te la prova che è il Cristo che parla 
in me?» deve diventare tale
che il Cristo gridi a gran voce in lui 
queste parole: «Lazzaro, vie-
ni fuori!»,
(Origene, Commento a Giovanni, V)

Non è casuale il fatto che Giovanni 
annoti il dettaglio delle bende
e del sudario. Egli annoterà anche 
con la stessa precisione che nel
sepolero di Gesù, trovato vuoto 
la mattina di Pasqua, le bende era-
no per terra, mentre il sudario 
era piegato in un luogo a parte. La
contrapposizione è evidente: Gesù 
è veramente risorto; non deve più
morire, è entrato nel mondo di Dio. 
Lazzaro invece è ritornato al-
la vita anteriore e morirà di nuovo: 
le bende e il sudario sono la
ricordarlo. Il ritorno miracoloso 
di Lazzaro alla vita mortale è so-
lo un segno, una prefigurazione. 
La risurrezione di Gesiù non sarà
il ritorno alla vita mortale, ma 
il passaggio alla vita di Dio. Solo
con Cristo, per Cristo e in Cristo 
il cerchio della mortalita' viene de-
finitivamente spezzato. E' lui la 
breccia aperta che fonda la nostra
speranza di vivere eternamente. Non 
dimentichiamo che eterna-
mente non significa solo senza fine, 
ma anche divinamente.
(Pr. Varillon, La parola è il mio regno)

lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.


mercoledì 22 maggio 2019

RICORDATI



ricordati

Uno dei malfattori appesi alla croce disse: «Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno››. Gli rispose: «In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran
voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito››. Detto
questo spirò (Lc 23,45-46).
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in
Cristo Gesù (Ef 2,6).


Dopo averli così a lungo ammaestrati, dopo quaranta giorni,

finalmente, egli si è innalzato al disopra delle turbolenze di questo
mondo. È salito oltre la pesantezza del peccato, della tristezza, del
rimorso che grava sul mondo. E' entrato nel luogo della pace e
della gioia, nella pura luce, nella dimora degli angeli, nei palazzi
dell'Altissimo, dove risuonano continuamente i canti degli spiriti
beati e le lodi dei serafini. Egli è entrato lassù, dando ai suoi fratelli
la possibilità di raggiungerlo nel tempo stabilito, alla luce del suo
esempio e con la grazia del suo Spirito.

Al compimento dei quaranta giorni,

dopo la Risurrezione della Santa Pasqua,
tu hai fatto salire sul Monte degli ulivi
il gruppo che tu hai scelto: gli undici.
E la promessa del Padre, lo Spirito,
tu promettevi di accordarla a loro,
e, benedicendoli, Signore,
sei asceso al Padre nel cielo.
E la nostra natura umana,
che il Maligno aveva resa infernale,
tu l'hai elevata al di sopra
della natura degli esseri di fuoco.
Ti sei assiso alla destra di Colui che ti ha generato,
conformemente al profeta che l'aveva predetto;
sei stato adorato dagli eserciti degli angeli
con il Padre e con lo Spirito.
E io che sono inerte per il bene,
conducimi con te in cielo;
le mie membra putrefatte, terrestri,
ricongiungile di nuovo al tuo Capo.
Pur essendo l'ultimo in tutto,
come la pianta dei piedi,
tuttavia fra le sante membra
ch'io sia contato con la moltitudine!
(Gesù Figlio unigenito del Padre)

lunedì 17 settembre 2018

Il dolore umano







 Il dolore umano
Come  posso  venire  a  te  Signore?  Dove  e  come  consegnarti  la  mia  fatica? 
“Guardami  nel  Getzemani,  davanti  a  Pilato,  sul  Calvario,  così  ho  voluto 
condividere la tua sofferenza per camminare e portare insieme a te il tuo dolore di 
oggi  uniti  dal  giogo  dell'Amore.  Vieni,  cercami,  mi  troverai  dentro  la  tua 
sofferenza, qualsiasi essa sia, ti accorgerai di non essere solo e che, già prima che 
mi consegni il tuo dolore io l'ho già fatto mio, sono qui, ti ascolto, raccontami le 
tue  paure,  le  tue  solitudini.  Ti  sentirai  sollevato  dal  peso  della  fatica, 
dall'oppressione del dolore e si riaccenderà dolce la speranza, perché Io sono con 
te.”