sabato 31 gennaio 2026

S Messa 26 aprile




noi amaria giovanipagine@gmail.com

14:38 (5 ore fa)

s messa 26 aprile
Gesù ha parlato di se stesso ricorrendo successivamente a
due immagini: quella del pastore e quella della porta delle pe-
core. Bisogna considerarle l'una dopo l'altra, poi farle intera-
gire al fine di coglierne la complementarită.
Inviato nel mondo da colui al quale tutto appartiene, il Figlio
di Dio ha condiviso pienamente la condizione degli uomini. Ha
parlato il loro linguaggio e li chiama a seguirlo. Si prende ge-
losamente cura di ognuno dei suoi per condurli sui sentieri
della vita. Conosce meglio di loro stessi i loro veri bisogni.
Questo pastore incomparabile si definisce anche come la
«porta delle pecore». Egli ha certamente mostrato la strada
che conduce ai pascoli verdeggianti. Ha anche affidato ad al-
cuni, costituiti amministratori di tutti i suoi beni, la chiave del-
la sua proprietā. Ma è lui, lui solo e personalmente, «la via,
la verità e la vita».
Affreschi e mosaici antichi, sculture e pitture di tutte le epo-
che, hanno spesso rappresentato il buon pastore. Una certa
«pia» iconografia ne ha fatto un giovane  che non
corrisponde in nulla al pastore descritto dalla Bibbia. Infatti,
indipendentemente dall'età, il pastore biblico, come del resto
quelli di oggi, è un uomo che vive nel vento, abituato a per-
correre grandi distanze, a salire scoscesi pendii alla testa del
suo gregge o alla ricerca della pecora smarrita, un uomo il cui
rude lavoro non è certamente un gioco. Gesù, il buon pasto-
re, ha preso su di sé il peccato del mondo. «Schiacciato dalla
sofferenza», ci ha guariti «con le sue piaghe»: ha dato la sua
vita perchế noi l'avessimo «in abbondanza»
Le immagini del gregge e delle pecore non suggeriscono af-
fatto dei discepoli dal comportamento
il loro pastore, i
cristiani sono chiamati a seguire  liberamente il loro pastorecontrario,
e, se devono superare prOve simili alle sue, se devono «mori
re al peccato» è per poter «vİvere nella giustizia» e ricevere il
dono dello Spirito,
Questa è la fede che la Chiesa, durante il tenmpo pasquale, ci
invita pressantemente a rinnovare, «Dio ha costituito Signore
e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso», Egli è presso il
Padre dove porta l'itinerario pasquale della nostra esistenza.

antifona d'ingresso Sal 32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli, alleluia.

colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della
gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con
sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo
pastore. Egli è Dio, e vive...

oppure
o Dio, nostro Padre, che nel tuo Figlio ci hai riaperto la por-
ta della salvezza, infondi in noi la sapienza dello Spirito,
perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce
di Cristo, buon pastore, che ci dona l'abbondanza della
vita. Egli è Dio, e vive...

prima lettura At 2,14a.36-41
«Circa tremila persone»! Al di là del suo straordinario suc-
cesso, la prima predicazione di Pietro proclama ciò che re-
sta essenziale nel messaggio cristiano. Gesù, crocifisso dagli
uomini, è stato risuscitato da Dio; per partecipare alla sal-
vezza meritata dalla sua Pasqua e offerta a tutti, bisogna
convertirsi, cioè rimediare alle proprie aberrazioni e riceve-
re il battesimo, sacramento del perdono dei peccati e del do-
no dello Spirito Santo, che introduce nella comunità dei sal-
vati. Tutto ciò che si può aggiungere è materia di catechesi
ed esortazione, il cui scopo è quello di far comprendere il
prezzo di questa buona novella e di spingere il maggior nu-
mero possibile di persone ad accoglierla con goia.

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli undici si alzò in pie-
di e a voce alta parlò cosi: «Sappia con certezza tutta la casa
d'lsraele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesû che
voi avete crocifisso».
All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a
Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?»,
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia
battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri
peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infat-
ti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono
lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava:
«Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro
che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno fu-
rono aggiunte circa tremila persone. - Parola di Dio.

salmo responsoriale 22,2-3;4;5;6
Un salmo che acquista, soprattutto nel tempo pasquale, riso-
nanze cristiane: «le acque tranquille che rinfrancano», «l'un-
zione che profuma il capo», «la tavola imbandita» fanno pen-
sare al battesimno, all'unzione dello Spirito, all'eucaristia.


RIT. Il Signore è  il mio pastore non manco
di nulla.

II Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia./R

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
|l tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza./R

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca./R

Si, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni./R

seconda lettura 1Pt 2,20b-26
Il «salvarsi da questa generazione perversa» (prima lettura)
se non sempre espone alla persecuzione,
un giorno o l'altro, a
dolorose contradizioni .Paradossal-
mente, queste sofferenze testimoniano a favore di coloro che
agiscono bene. «Sopportare con pazienza la sofferenza»è una
forma di omaggio nei riguardi di Dio, posto al di sopra di
tutto, e di risoluta fedeltà al Cristo, il giusto perseguitato di
cui parlava il profeta (Is 53,9.4-6), il pastore che ci salva con
le sue ferite e proclama: «Beati i perseguitati per causa del-
la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10-11).

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la
sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti sie-
te stati chiamati, perché anche Cristo pati per voi, lasciando-
vi un esempio, perchế ne seguiate le orme: egli non commi-
se peccato e non si trovo inganno sulla sua bocca; insultato,
non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava ven-
detta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli porto' i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce,
perché, non vivendo piû per il peccato, vivessimo per la giu-
stizia; dalle sue piaghe siete stati
guariti.Eravate erranti co-
me pecore, ma ora siete stati ricondotti  al pastore e custode
delle vostre anime. Parola di Dio.

canto al Vangelo Gv 10,14
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

* DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
Gv 10,1-10
Pastore», «porta delle pecore»: due immagini complementa-
ri che evocano la missione di Cristo e il modo in cui la as-
solve. Egli ha un'unica preoccupazione: che gli uomini «ab-
biano la vita e l'abbiano in abbondanza». Con pazienza, que-
sto pastore familiarizza i suoi a riconoscere il suono della
sua voce. Essi imparano così a seguirlo con fiducia, sicuri
di essere condotti verso pascoli dove potranno andare e ve-
nire in piena libertà e sicurezza, certi di trovare, al tempo
opportuno, il cibo adatto a loro. La Chiesa e ogni comunità
cristiana, quanti esercitano un ministero pastorale e ogni
membro dell'ovile, devono sempre tenere davanti agli occhi
il modello del pastore dato da Dio.

*DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesû disse: «ln veritā, in veritā io vi dico: chi
non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da
un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dal-
la porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli
chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti
a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da
lui, perchế non conoscono la voce degli estranei.
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di
che cosa parlava loro. 
Allora Gesû disse loro di nuovo: In verità, in verita' io vi dico:
io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti pri-
ma di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno
ascoltati. lo sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà
salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
I| ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;
io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbon-
danza». - Parola del Signore.

preghiera
O Dio, che in questi santi misteri compi l'opera della nostra
redenzione, fa' che ceiebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.

antifona
É risorto il buon Pastore, che ha offerto la vita per le sue
pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte,
alleluia.

oppure Gv 10,14, 15
«lo sono il buon pastore e offro la vita per le pecore, dice il Signore. Alleluia.

preghiera
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai re-
dento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pa-
scoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.

sviluppi
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo
raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le peco-
re madri (Is 40,11).
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove
le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno fe-
conde e si moltiplicheranno (Ger 23,3).
 Egli dice di essere la porta dell'ovile, il che significa che li introduce
nella verità. La sua dottrina sipresenta nella sua singolarità, ma ha
voluto che chiamasse tutti gli uomini. Ha stabilito delle leggi cosi co-
me ha ritenuto opportuno, affinché grazie a queste leggi gli uomini
conducano una vita conforme alla sua volontà. E' stato la causa che
ha fatto conoscere il Padre a tutti gli uomini. Percio', noi abbiamo ab-
bandonato le opere della legge e ci sforziamo di obbedire ai precetti
di Cristo. Abbiamo consacrato la nostra vita alle regole del Vangelo
e mettiamno ogni cura nell'osservanza dei suoi comandamenti. Molto
giustamente quindi il Signore si è definito la porta delle pecore. È
impossibile giungere alla verità se non si crede anzitutto al nostro
Signore e riuscire, grazie ai suoi precetti, ad entrare nella verità.
(Teodoro di Mopsuestia, Commento al Vangelo di Giovanni)
 




















































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.


mercoledì 22 maggio 2019

RICORDATI



ricordati

Uno dei malfattori appesi alla croce disse: «Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno››. Gli rispose: «In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran
voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito››. Detto
questo spirò (Lc 23,45-46).
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in
Cristo Gesù (Ef 2,6).


Dopo averli così a lungo ammaestrati, dopo quaranta giorni,

finalmente, egli si è innalzato al disopra delle turbolenze di questo
mondo. È salito oltre la pesantezza del peccato, della tristezza, del
rimorso che grava sul mondo. E' entrato nel luogo della pace e
della gioia, nella pura luce, nella dimora degli angeli, nei palazzi
dell'Altissimo, dove risuonano continuamente i canti degli spiriti
beati e le lodi dei serafini. Egli è entrato lassù, dando ai suoi fratelli
la possibilità di raggiungerlo nel tempo stabilito, alla luce del suo
esempio e con la grazia del suo Spirito.

Al compimento dei quaranta giorni,

dopo la Risurrezione della Santa Pasqua,
tu hai fatto salire sul Monte degli ulivi
il gruppo che tu hai scelto: gli undici.
E la promessa del Padre, lo Spirito,
tu promettevi di accordarla a loro,
e, benedicendoli, Signore,
sei asceso al Padre nel cielo.
E la nostra natura umana,
che il Maligno aveva resa infernale,
tu l'hai elevata al di sopra
della natura degli esseri di fuoco.
Ti sei assiso alla destra di Colui che ti ha generato,
conformemente al profeta che l'aveva predetto;
sei stato adorato dagli eserciti degli angeli
con il Padre e con lo Spirito.
E io che sono inerte per il bene,
conducimi con te in cielo;
le mie membra putrefatte, terrestri,
ricongiungile di nuovo al tuo Capo.
Pur essendo l'ultimo in tutto,
come la pianta dei piedi,
tuttavia fra le sante membra
ch'io sia contato con la moltitudine!
(Gesù Figlio unigenito del Padre)