sabato 31 gennaio 2026

S Messa 4 ottobre






 s messa 4 ottobre
Curioso alberello, la vite! || suo legno non serve a nulla. Bi-
sogna tagliarla ogni anno. |l suo frutto resta incerto fino al
giorno della vendemmia. Basta una grave malattia e il vi-
gnaiolo perde in un batter d'occhio l'intera vigna di uve pre-
giate che aveva circondato di amorevoli cure e di cui andava
fiero. Si comprende allora perchế i profeti e i salmisti ricor-
rano allimmagine della vite per evocare il popolo di Dio, la
sollecitudine del Signore nei suoi riguardi e i sentimenti che
prova quando non vi trova il frutto che si aspettava. Una stra-
ziante poesia del libro di Isaia, «il canto della vigna», esprime
questa delusione. D'altra parte, nel Vangelo di Matteo, si leg-
ge una parabola che mette in scena il proprietario di una vi-
gna e i suoi operai.

Raccontandola, Gesū si riferiva direttamente a coloro che, al
suo tempo, erano stati costituiti sovrintendenti della pro-
prietā che appartiene a Dio. Ma diversi tratti del «discorso ec-
clesiastico o comunitario» del Vangelo di Matteo (Mt 18) e il
modo in cui vengono riferite le severe invettive di Gesù con-
tro gli scribi (Mt 23) inducono a ritenere che l'evangelista pen-
sasse anche ai capi della comunità cristiana. Già allora, come
sempre nella storia della Chiesa, alcuni si comportavano in
modo detestabile: erano pieni di pretese, ricercavano più gli
onori che l'umile servizio, si comportavano come padroni, e
non come semplici sovrintendenti, della vigna, si mostravano
aggressivi verso gli inviati del padrone che li richiamavano ai loro doveri.

La cosa riguarda anche i membri della comunità. Anch'essi
devono cercare e promuovere, nella Chiesa, «tutto quello che
è vero, nobile, amabile, onorato, quello che è virtū», come
dice Paolo. I loro capi sono stati costituiti per guidarli e sti-
molarli in questa ricerca mediante l'insegnamento e l'esem-
pio. Devono poter contare su tutti per comportarsi come so-
vrintendenti fedeli. Bisogna quindi osare riprenderli umil-
mente e caritatevolmente, rendendo loro il servizio della
«correzione fraterna» (vangelo della ventitreesima domeni-
ca). Ma bisogna anche pregare Dio di inviare dei buoni ope-
rai nella sua vigna, favorire l'impegno dei candidati chiama-
ti all'esercizio di questo ministero, essere personalmente
pronti a rispondere all'appello del Signore. Non dimenti-
chiamoci, inoltre, che Gesů ha detto: «lo sono la vite, voi tralci» (Gv 15,5).

antifona d'ingresso Est 13,9, 10-11
Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno puo re-
sistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la
terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Si-
gnore di tutto l'universo.

colletta
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo
popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su
di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza te-
me e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il
nostro Signore Gesù Cristo.

oppure
Padre giusto e misericordioso, che vegli incessantemente
sulla tua Chiesa, non abbandonare la vigna che la tua de-
stra ha piantato: continua a coltivarla e ad arricchirla di
scelti germogli, perché innestata in Cristo, vera vite, porti
frutti abbondanti di vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

.prima lettura Is 51.7
Forse canto popolare di un vignaiolo amante della sua vi-
gna incredibilmente ingrata, questo lamento è quello del Si-
gnore dell'universo, il cui popolo scelto ha prodotto l'iniquità
invece della giustizia che ci si attendeva.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAİA
Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la
sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un ferti-
le colle. Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi ave-
va piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una tor-
re e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi
giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora al-
la mia vigna che io non abbia fatto? Perche, mentre attende-
vo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere cio che sto per fare alla mia vigna:
togliero' la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il
suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; al-
le nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'lsraele:
gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si
aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attende-
va rettitudine ed ecco grida di oppressi. - Parola di Dio.

salmo responsoriale 79,9.12; 13-14; 15-16; 19-20
Ci siamo allontanati dal Signore: egli ci faccia ritornare a lui!

RIT, La vigna del Signore è la casa d'israele.

Hai sradicato una vite dall'Egitto,
hai scacciato le genti e l'hai rapinata
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.  /R 

 Perche' hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco 
e vi pascolano le bestie della campagna./R
Dio degli eserciti, ritorna!.
Guada dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato, 
il figlio dell'uomo che per te hai reso forte./R

Da te mai più ci allontaneremo,
facci  rivivere e noi invocheremo il tuo nome. 
Signore, Dio degli eserciti, fa' che ritorniamo, 
fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi./R

seconda lettura Fil 4,6-9
Senza minimezzare le preoccupazioni della vita al punto da
cadere in un ingenuo ottimismo, non bisogna lasciarsi
prendere dall'inquetitudine che paralizza. La preghiera non
è ne un anestetico, né un euforizzante; essa non fa planare
al di sopra delle difficoltà, ma ci ottiene, da parte di Dio,
una sorprendente pace interiore. Lo testimonia l'esperienza dei santi

DALLA LETTERA DI SAN PAOL0 APOSTOLO AI BLIPPESI
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fa-
te presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche
e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligen
za, custodira' i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile,
quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile,
quello che è onorato, cio' che è virtù e cio' che merita lode,
questo sia oggetto dei vostri pensieri Le cose che avete impa
rato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica.
E il Dio della pace sara' con voi! Parola di Dio. 

canto al Vangelo cf. Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.

Vangelo Mt 21,33-43
Ciò che Gesù ha detto al suo tempo ad altri sovrintendenti
continua a risuonare nella Chiesa come un grave avverti-
mento che va preso molto seriamente soprattutto per il fat-
to che, come sappiamo e confessiamo, il Figlio è venuto in
mezzo a noi. Lui stesso ha rimesso tutto nelle mani del Pa-
dre suo. Perciò nessuno può comportarsi, in qualsiasi mo-
do, come proprietario della vigna che appartiene unicamen-
te a Dio.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani
del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che
possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondo' con
una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costrui una tor-
re. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi
servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini prese-
ro i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro
lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, piū numerosi dei
primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno ri-
spetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra
loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua ere-
dità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire
miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che
gli consegneranno i frutti a suo tempo»
E Gesû disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: "La pie-
tra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'an-
golo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai
nostri occhi"? Percio io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio
e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti», Parola del Signore.

preghiera
Accogli, Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comanda-
to d'offrirti e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdo-
tale, compi in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

antifona  Lam 3,25
Il Signore è buono con chi spera in lui,
con l'anima che lo cerca.

oppure cf 1cor 10,17
Uno solo è il pane, e noi, pur essendo molti, siamo un corpo
solo, perché partecipiamo tutti dell'unico pane e dell'unico
calice.

oppure Mt 21 ,42
La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo.

preghera
La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e se-
te di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio, Egli vi-
ve e regna, nei secoli dei secoli.

sviluppi
La vigna deliziosa: cantate di lei! Io, il Signore, ne sono il guardiano (Is 27,2-3).

lo tỉ avevo scelto come vigna scelta, tutta di vitigni genuini; ora,
come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda!
(Ger 2,2).

 Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro
che foglie, e gli disse: «Non nasca mai più frutto da te», E subito
Quel fico si seccò (Mt 21, 19),

lo sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che
in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo
pota perché porti più frutto (Gv 15,1-2).

A noi spetta glorificare il Signore di tutto, lodare la grandezza del
Creatore delle origini, lui che non ci ha fatti simili alle altre na-
zioni della terra, lui che non ci ha dato lo stesso posto delle altre
famiglie della terra, lui che non ha ridotto la nostra parte alla stes-
sa misura della loro, e non ha fatto somigliare la nostra sorte alla
loro tumultuosa agitazione.
Noi ci inchiniamo, ci prosterniamo davanti al volto del re dei re,
di tutti i re, del santo, sia egli benedetto, che stende i cieli e fissa la
terra; il seggio della sua gloria è nei cieli, lassù, e la sua potenza
risiede sulla sommità dei monti. È lui il nostro Dio, non ve nề al-
tro. In verità, egli è il nostro re, nessun altro all'infuori di lui, co-
me è scritto nella Torah: Riconosci oggi e medita nel tuo cuore che
il Signore è lui; egli è Dio in alto nei cieli e in basso sulla terra; non ve nè altro.
Perciò, noi ti aspettiamo, Signore, nostro Dio, per vedere presto la
grandezza della tua vittoria... Il mondo cambi per il regno del-
l'Onnipotente! Ogni carne invochi il tuo nome! Si volgano verso di
te tutti i peccatori della terra! Sapranno e riconosceranno, tutti gli
abitanti della terra, che davanti a te deve piegarsi ogni ginocchio..
Poiché è a te che appartiene il regno. Tu sarai il re di gloria per i
secoli e in eterno, come è scritto nella Torah: Il Signore regnerà per
sempre! E ancora: Il Signore sarà re su tutta la terra in quel gior-
no, il Signore sarà uno e il suo nome sarà uno.
(Alenu, preghiera )  
 
 










 




































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 
›

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.


mercoledì 22 maggio 2019

RICORDATI



ricordati

Uno dei malfattori appesi alla croce disse: «Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno››. Gli rispose: «In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran
voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito››. Detto
questo spirò (Lc 23,45-46).
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in
Cristo Gesù (Ef 2,6).


Dopo averli così a lungo ammaestrati, dopo quaranta giorni,

finalmente, egli si è innalzato al disopra delle turbolenze di questo
mondo. È salito oltre la pesantezza del peccato, della tristezza, del
rimorso che grava sul mondo. E' entrato nel luogo della pace e
della gioia, nella pura luce, nella dimora degli angeli, nei palazzi
dell'Altissimo, dove risuonano continuamente i canti degli spiriti
beati e le lodi dei serafini. Egli è entrato lassù, dando ai suoi fratelli
la possibilità di raggiungerlo nel tempo stabilito, alla luce del suo
esempio e con la grazia del suo Spirito.

Al compimento dei quaranta giorni,

dopo la Risurrezione della Santa Pasqua,
tu hai fatto salire sul Monte degli ulivi
il gruppo che tu hai scelto: gli undici.
E la promessa del Padre, lo Spirito,
tu promettevi di accordarla a loro,
e, benedicendoli, Signore,
sei asceso al Padre nel cielo.
E la nostra natura umana,
che il Maligno aveva resa infernale,
tu l'hai elevata al di sopra
della natura degli esseri di fuoco.
Ti sei assiso alla destra di Colui che ti ha generato,
conformemente al profeta che l'aveva predetto;
sei stato adorato dagli eserciti degli angeli
con il Padre e con lo Spirito.
E io che sono inerte per il bene,
conducimi con te in cielo;
le mie membra putrefatte, terrestri,
ricongiungile di nuovo al tuo Capo.
Pur essendo l'ultimo in tutto,
come la pianta dei piedi,
tuttavia fra le sante membra
ch'io sia contato con la moltitudine!
(Gesù Figlio unigenito del Padre)

lunedì 17 settembre 2018

Il dolore umano







 Il dolore umano
Come  posso  venire  a  te  Signore?  Dove  e  come  consegnarti  la  mia  fatica? 
“Guardami  nel  Getzemani,  davanti  a  Pilato,  sul  Calvario,  così  ho  voluto 
condividere la tua sofferenza per camminare e portare insieme a te il tuo dolore di 
oggi  uniti  dal  giogo  dell'Amore.  Vieni,  cercami,  mi  troverai  dentro  la  tua 
sofferenza, qualsiasi essa sia, ti accorgerai di non essere solo e che, già prima che 
mi consegni il tuo dolore io l'ho già fatto mio, sono qui, ti ascolto, raccontami le 
tue  paure,  le  tue  solitudini.  Ti  sentirai  sollevato  dal  peso  della  fatica, 
dall'oppressione del dolore e si riaccenderà dolce la speranza, perché Io sono con 
te.”