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s messa 29 marzo le Palme
A Gerusalemme, nel IV secolo, nella domenica prima di Pasqua,
una lunga liturgia che durava tutto il giorno inaugurava quella
che veniva chiamata la «grande settimana». Dopo la messa ce-
lebrata come al solito, il vescovo e tutto il popolo si recavano
alla chiesa posta sul monte degli ulivi (l'«Eleona»), dove si leg-
geva il vangelo dell'ingresso di Gesü a Gerusalemme. Poi, una
processione scendeva fino alla basilica della risurrezione («Ana-
stasis»), dove sul tardi si cantava l'ufficio della sera detto «Lu-
cernario». Al termine della celebrazione, larcidiacono annun-
ciava che, durante tutti i giorni della settimana, l'assemblea si
sarebbe riunita all'inizio del pomeriggio, «alle ore 15», nella chie-
sa principale, il «Martyrium», che sorgeva sul Golgota.
A Roma invece, al tempo di papa Leone Magno (440-461),
l'inizio della Settimana santa era ancora molto sobrio: una
messa domenicale nel corso della quale si leggeva il Vangelo
della passione secondo Matteo. ln seguito, slu suggerimento
dei pellegrini che erano andati a Gerusalemme, si introdusse
quest'eucaristia con la processione delle palme, che assunse
in occidente, fin dall'inizio, il carattere di un corteo trionfale
in onore di Cristo re.
Per «fare come a Gerusalemme», la celebrazione ha conser-
vato a lungo un certo carattere di evocazione storica, so-
vraccaricata, durante il medioevo, di elementi di diversa pro-
venienza, semplificata al tempo del rinnovamento della setti-
mana santa (1955), essa ha ritrovato, a partire dalla riforma
del 1970, una grande sobrietà. Nulla distrae più dal vero si-
gnificato di questa processione liturgica. E' stata conservata
la benedizione delle palme, ma puô essere sostituita con una
A Gerusalemme, nel IV secolo, nella domenica prima di Pasqua,
una lunga liturgia che durava tutto il giorno inaugurava quella
che veniva chiamata la «grande settimana». Dopo la messa ce-
lebrata come al solito, il vescovo e tutto il popolo si recavano
alla chiesa posta sul monte degli ulivi (l'«Eleona»), dove si leg-
geva il vangelo dell'ingresso di Gesü a Gerusalemme. Poi, una
processione scendeva fino alla basilica della risurrezione («Ana-
stasis»), dove sul tardi si cantava l'ufficio della sera detto «Lu-
cernario». Al termine della celebrazione, larcidiacono annun-
ciava che, durante tutti i giorni della settimana, l'assemblea si
sarebbe riunita all'inizio del pomeriggio, «alle ore 15», nella chie-
sa principale, il «Martyrium», che sorgeva sul Golgota.
A Roma invece, al tempo di papa Leone Magno (440-461),
l'inizio della Settimana santa era ancora molto sobrio: una
messa domenicale nel corso della quale si leggeva il Vangelo
della passione secondo Matteo. ln seguito, slu suggerimento
dei pellegrini che erano andati a Gerusalemme, si introdusse
quest'eucaristia con la processione delle palme, che assunse
in occidente, fin dall'inizio, il carattere di un corteo trionfale
in onore di Cristo re.
Per «fare come a Gerusalemme», la celebrazione ha conser-
vato a lungo un certo carattere di evocazione storica, so-
vraccaricata, durante il medioevo, di elementi di diversa pro-
venienza, semplificata al tempo del rinnovamento della setti-
mana santa (1955), essa ha ritrovato, a partire dalla riforma
del 1970, una grande sobrietà. Nulla distrae più dal vero si-
gnificato di questa processione liturgica. E' stata conservata
la benedizione delle palme, ma puô essere sostituita con una
preghiera che invita solo ad acclamare «il Cristo trionfante e
chiede che noi portiamo in lui frutti che rendano gloria a Dio.
Ma è la lettura del vangelo a conferire più esplicitamente il
suo senso e la sua portata alla processione delle palme.
Si legge alternativamente il racconto dell'ingresso di Gesů a
Gerusalemme secondo Matteo (anno A), Marco o Giovanni
(anno B), Luca (anno C). Ogni evangelista presenta e inter-
preta l'avvenimento da un punto di vista particolare, ma tut-
ti affermano, in termini pressoché identici, che è stato Gesù
stesso a regolare ogni cosa. Queste precisazioni, i cui detta-
gli evocano oracoli profetici, svelano discretamente il vero
senso del «gioioso ingresso» di Gesù nella cittā della sua pa-
squa di morte-risurrezione e inducono a pensare alla minu-
ziosa preparazione di una liturgia. Si tratta evidentemente di
un evento salvifico, di un «mistero» e non, per memorabile che
sia, di un semplice episodio della vita di Gesù.
Segue la messa della passione, cosi chiamata a causa del van-
gelo che viene proclamato in questa domenica. Per oltre quin-
dici secoli è stato sempre il Vangelo di Matteo. Ora, si pro-
clamano anche quelli di Marco (anno B) e di Luca (anno C),
riservati in passato al lunedi e martedi seguenti, mentre la
passione secondo Giovanni conserva il suo posto tradiziona-
le al Venerdi santo.
Come si presenta attualmente, la liturgia molto spoglia della
domenica delle Palme e della passione costituisce un sorpren-
dente ingresso nella Settimana santa, e specialmente nel Triduo
pasquale che forma un'unità liturgica, praticamente una sola
celebrazione della Pasqua del Signore estesa su tre giorni.
'L'accento viene posto successivamente sull'una o l'altra delle
sue componenti, ma senza mai separarle. così anche nel Ve-
nerdi santo, la liturgia dell'adorazione solenne della croce pre-
senta sorprendenti risonanze pasquali.
La celebrazione della domenica della Palme e della passione
dà per così dire il tono. L'assemblea cristiana va incontro al
Signore che acclama come re dell'universo. Essa lo segue fir-
chiede che noi portiamo in lui frutti che rendano gloria a Dio.
Ma è la lettura del vangelo a conferire più esplicitamente il
suo senso e la sua portata alla processione delle palme.
Si legge alternativamente il racconto dell'ingresso di Gesů a
Gerusalemme secondo Matteo (anno A), Marco o Giovanni
(anno B), Luca (anno C). Ogni evangelista presenta e inter-
preta l'avvenimento da un punto di vista particolare, ma tut-
ti affermano, in termini pressoché identici, che è stato Gesù
stesso a regolare ogni cosa. Queste precisazioni, i cui detta-
gli evocano oracoli profetici, svelano discretamente il vero
senso del «gioioso ingresso» di Gesù nella cittā della sua pa-
squa di morte-risurrezione e inducono a pensare alla minu-
ziosa preparazione di una liturgia. Si tratta evidentemente di
un evento salvifico, di un «mistero» e non, per memorabile che
sia, di un semplice episodio della vita di Gesù.
Segue la messa della passione, cosi chiamata a causa del van-
gelo che viene proclamato in questa domenica. Per oltre quin-
dici secoli è stato sempre il Vangelo di Matteo. Ora, si pro-
clamano anche quelli di Marco (anno B) e di Luca (anno C),
riservati in passato al lunedi e martedi seguenti, mentre la
passione secondo Giovanni conserva il suo posto tradiziona-
le al Venerdi santo.
Come si presenta attualmente, la liturgia molto spoglia della
domenica delle Palme e della passione costituisce un sorpren-
dente ingresso nella Settimana santa, e specialmente nel Triduo
pasquale che forma un'unità liturgica, praticamente una sola
celebrazione della Pasqua del Signore estesa su tre giorni.
'L'accento viene posto successivamente sull'una o l'altra delle
sue componenti, ma senza mai separarle. così anche nel Ve-
nerdi santo, la liturgia dell'adorazione solenne della croce pre-
senta sorprendenti risonanze pasquali.
La celebrazione della domenica della Palme e della passione
dà per così dire il tono. L'assemblea cristiana va incontro al
Signore che acclama come re dell'universo. Essa lo segue fir-
no al Calvario. Morto in croce, egli è stato elevato da Dio al
di sopra di ogni cosa, «perché nel nome di Gesů ogni ginoc-
chio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua
proclami che Gesû Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre»
(Fil 2,9-11).
Osanna nel più alto dei cieli!
di sopra di ogni cosa, «perché nel nome di Gesů ogni ginoc-
chio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua
proclami che Gesû Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre»
(Fil 2,9-11).
Osanna nel più alto dei cieli!
antifona d'ingresso (se non c'e stata la processione)
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua,
quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono in-
contro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e ac-
clamavano a gran voce: «Osanna nell'alto dei cieli: Gloria a
te che vieni, pieno di bontà e di misericordia».
oppure Sal 23,9-20
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli
uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e
umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre
presente il grande insegnamento della sua passione, per
partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te...
prima lettura Is 50,4-7
Il misterioso «servo di Dio» intravisto da Isaia (Is 42,1-8;
49,1-6; 50,4-9; 52,13-53, 12) si ferma un istante per gettare
uno sguardo sulla sua missione e sul modo in cui l'ha com-
piuta. Nonostante le persecuzioni, egli è restato fedele alla
parola di Dio ascoltata giorno dopo giorno. Poiché in tutte
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua,
quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono in-
contro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e ac-
clamavano a gran voce: «Osanna nell'alto dei cieli: Gloria a
te che vieni, pieno di bontà e di misericordia».
oppure Sal 23,9-20
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli
uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e
umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre
presente il grande insegnamento della sua passione, per
partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te...
prima lettura Is 50,4-7
Il misterioso «servo di Dio» intravisto da Isaia (Is 42,1-8;
49,1-6; 50,4-9; 52,13-53, 12) si ferma un istante per gettare
uno sguardo sulla sua missione e sul modo in cui l'ha com-
piuta. Nonostante le persecuzioni, egli è restato fedele alla
parola di Dio ascoltata giorno dopo giorno. Poiché in tutte
le sue traversie ha conservato una totale fiducia nel Padre,
nulla ha intaccato la sua forza d'animo e la sua profonda
serenità. In lui, la tradizione cristiana ha visto da sempre
(At 8,26-34) un annuncio del Cristo.
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAİA
|| Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io
sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti co-
me i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non
ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho pre-
sentato il mio dorso ai flagelatori, le mie guance a coloro che
mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti
e agli sputi. I| Signore Dio mi assiste, per questo non resto
svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pie-
tra, sapendo di non restare confuso, - Parola di Dio.
salmo responsoriale 21,8-9;17-18a;19-20a; 23-24
Nel più totale smarrimento, il giusto ha la forza di alzare
gli occhi verso Dio, la sua speranza. Nella notte angosciosa
della fede, egli percepisce la risposta alla sua preghiera e già
sale dal suo cuore l'azione di grazie.
RIT. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!»./R
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori:
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa./R
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. /R
nulla ha intaccato la sua forza d'animo e la sua profonda
serenità. In lui, la tradizione cristiana ha visto da sempre
(At 8,26-34) un annuncio del Cristo.
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAİA
|| Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io
sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti co-
me i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non
ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho pre-
sentato il mio dorso ai flagelatori, le mie guance a coloro che
mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti
e agli sputi. I| Signore Dio mi assiste, per questo non resto
svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pie-
tra, sapendo di non restare confuso, - Parola di Dio.
salmo responsoriale 21,8-9;17-18a;19-20a; 23-24
Nel più totale smarrimento, il giusto ha la forza di alzare
gli occhi verso Dio, la sua speranza. Nella notte angosciosa
della fede, egli percepisce la risposta alla sua preghiera e già
sale dal suo cuore l'azione di grazie.
RIT. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!»./R
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori:
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa./R
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. /R
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'lsraele./R
seconda lettura Fil 2,6-11
Di spoliazione in spoliazione fino alla morte ignominiosa
sulla croce: questo è l'itinerario pasquale del Cristo, al qua-
le Dio «ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome».
E mediante una tale obbedienza, opposta alla disobbedien-
za di Adamo, che noi parteciperemo alla gloria di Gesù Cristo, il Signore.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPÈSI
Cristo Gesū, pur essendo nella condizione di Dio, non riten-
ne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso as-
sumendo una condizione di servo, diventando simile agli uo-
mini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umilið se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli dono il nome che è al di sopra
di ogni nome, perché nel nome di Gesü ogni ginocchio si pie-
ghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami:
«Gesū Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. - Parola di Dio.
canto al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Vangelo A
Mt 26,14-27,66 (lett. breve 27,11-54)
Il Vangelo della passione di nostro Signore Gesù Cristo se-
condo Matteo contiene delle risonanze liturgiche: ciò che è
avvenuto in quei giorni compie le Seritture, chiarisce la ve-
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'lsraele./R
seconda lettura Fil 2,6-11
Di spoliazione in spoliazione fino alla morte ignominiosa
sulla croce: questo è l'itinerario pasquale del Cristo, al qua-
le Dio «ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome».
E mediante una tale obbedienza, opposta alla disobbedien-
za di Adamo, che noi parteciperemo alla gloria di Gesù Cristo, il Signore.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPÈSI
Cristo Gesū, pur essendo nella condizione di Dio, non riten-
ne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso as-
sumendo una condizione di servo, diventando simile agli uo-
mini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umilið se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli dono il nome che è al di sopra
di ogni nome, perché nel nome di Gesü ogni ginocchio si pie-
ghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami:
«Gesū Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. - Parola di Dio.
canto al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Vangelo A
Mt 26,14-27,66 (lett. breve 27,11-54)
Il Vangelo della passione di nostro Signore Gesù Cristo se-
condo Matteo contiene delle risonanze liturgiche: ciò che è
avvenuto in quei giorni compie le Seritture, chiarisce la ve-
ra identità di Gesù; annuncia ciò che accadrà a tutti coloro
che lo seguono e lo garantisce. Letta alla luce della parola
di Dio, la passione rivela che Gesù è il Figlio dell'uomo che
siede alla destra dell'Altissimo. Alla fine dei tempi, egli ra-
dunerà tutte le nazioni per il giudizio.
Matteo ha scritto il suo Vangelo in un periodo di duri scon-
tri fra la sinagoga e la giovane Chiesa perseguitata. Di qui,
come accade quasi sempre in circostanze del genere, un evi-
dente mancanza di sfumature che induce a ritenere tutto il
popolo responsabile di ciò che è avvenuto. Questo avrebbe
purtroppo tragicamente influenzato, per secoli, le relazioni
fra ebrei e cristiani. Oggi, come ha fatto il concilio Vaticano
II, si deve guardare in modo diverso al popolo cui apparte-
neva Gesù. Il vangelo va letto nella fede: non per giudicare
e condannare chicchessia, credendo così di giustificare se
stessi, ma per rendersi conto delle proprie responsabilità.
Ognuno deve prendere posizione di fronte al Figlio dell'uo-
mo, poiché l'ultima tappa della storia della salvezza è ini-
ziata il giorno in cui il Cristo è morto in croce: risurrezioni
di santi e fenomeni cosmici ricordati dall'evangelista rin-
viano a ciò che avverrà alla fine dei tempi. Allora avverrà il
giudizio che appartiene solo a Dio.
Guardie, sigilli, nulla può vincere la potenza divina, che ha
risuscitato Gesù e renderà la vita anche ai nostri poveri cor-
pi mortali. Colui che è stato visto morire sul monte Calva-
rio dalle donne «che avevano seguito Gesù dalla Galilea» e
dai soldati del governatore, colui che Giuseppe di Arimatea
«avvolse in un candido lenzuolo e depose nella sua tomba
nuova», è veramente il Figlio di Dio.
PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
In quel tempo, (uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota,
andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi per-
chế io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete
d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia perche lo seguono e lo garantisce. Letta alla luce della parola
di Dio, la passione rivela che Gesù è il Figlio dell'uomo che
siede alla destra dell'Altissimo. Alla fine dei tempi, egli ra-
dunerà tutte le nazioni per il giudizio.
Matteo ha scritto il suo Vangelo in un periodo di duri scon-
tri fra la sinagoga e la giovane Chiesa perseguitata. Di qui,
come accade quasi sempre in circostanze del genere, un evi-
dente mancanza di sfumature che induce a ritenere tutto il
popolo responsabile di ciò che è avvenuto. Questo avrebbe
purtroppo tragicamente influenzato, per secoli, le relazioni
fra ebrei e cristiani. Oggi, come ha fatto il concilio Vaticano
II, si deve guardare in modo diverso al popolo cui apparte-
neva Gesù. Il vangelo va letto nella fede: non per giudicare
e condannare chicchessia, credendo così di giustificare se
stessi, ma per rendersi conto delle proprie responsabilità.
Ognuno deve prendere posizione di fronte al Figlio dell'uo-
mo, poiché l'ultima tappa della storia della salvezza è ini-
ziata il giorno in cui il Cristo è morto in croce: risurrezioni
di santi e fenomeni cosmici ricordati dall'evangelista rin-
viano a ciò che avverrà alla fine dei tempi. Allora avverrà il
giudizio che appartiene solo a Dio.
Guardie, sigilli, nulla può vincere la potenza divina, che ha
risuscitato Gesù e renderà la vita anche ai nostri poveri cor-
pi mortali. Colui che è stato visto morire sul monte Calva-
rio dalle donne «che avevano seguito Gesù dalla Galilea» e
dai soldati del governatore, colui che Giuseppe di Arimatea
«avvolse in un candido lenzuolo e depose nella sua tomba
nuova», è veramente il Figlio di Dio.
PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
In quel tempo, (uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota,
andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi per-
chế io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete
consegnare Gesů.
Il primo giorno degli Àzzimi, i discepoli si avvicinarono a Ge-
sù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perche tu
possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città
da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino:;
farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero
come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangia-
vano, disse: «ln veritā io vi dico: uno di voi mi tradirà», Ed es-
si, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a doman-
dargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha
messo con me la mano nel piatto, è quello che mí tradirà. Il Fi-
glio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quel-
I'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per
quell'uomo se non fosse mai natol». Giuda, il traditore, disse:
«Rabbi, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la bene-
dizione, lo spezzo e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Pren-
dete, mangiate: questo è il mio corpo», Poi prese il calice, re-
se grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché que-
sto è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti per
il perdono dei peccati. lo vi dico che d'ora in poi non berrò di
questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berro nuovo con
voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l'inno, usci-
rono verso il monte degli Ulivi.
Allora Gesü disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò moti-
vo di scandalo. Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore e sa-
ranno disperse le pecore del gregge". Ma, dopo che saro' ri-
sorto, vi precederò in Galilea.
Pietro gli disse: «Se tutti si scandal- izzeranno di te, io non mi
scandalizzerò mai», Gli disse Gesü: «ln veritā io ti dico: que-
sta notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre vol-
te». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non
ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù ando, con loro in un podere, chiamato Getsēma-
ni, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pre-
gare». E, presi con sẽ Pietro e i due figli di Zebedeo, comin-
cið a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia ani-
ma è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
Andò un poco piū avanti, cadde faccia a terra e pregava, di-
cendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo ca-
lice! Però non Come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pie-
tro: «Cosi, non siete stati capaci di vegliare con me una sola
ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spi-
rito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una secon-
da volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non
può passare via senza che io lo beva, si compia la tua vo-
lontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perchế i
loro occhi si erano fatti pesanti. Li lascio, si allontano di nuo-
vo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi
si avvicino ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposa-
tevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegna-
to in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi
tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Do-
dici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, manda-
ta dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il tradi-
tore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò,
è lui; arrestatelo». Subito si avvicinò a Gesû e disse: «Salve,
Rabbil». E lo bacio. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei
qui!», Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù
scandalizzerò mai», Gli disse Gesü: «ln veritā io ti dico: que-
sta notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre vol-
te». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non
ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù ando, con loro in un podere, chiamato Getsēma-
ni, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pre-
gare». E, presi con sẽ Pietro e i due figli di Zebedeo, comin-
cið a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia ani-
ma è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
Andò un poco piū avanti, cadde faccia a terra e pregava, di-
cendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo ca-
lice! Però non Come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pie-
tro: «Cosi, non siete stati capaci di vegliare con me una sola
ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spi-
rito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una secon-
da volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non
può passare via senza che io lo beva, si compia la tua vo-
lontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perchế i
loro occhi si erano fatti pesanti. Li lascio, si allontano di nuo-
vo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi
si avvicino ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposa-
tevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegna-
to in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi
tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Do-
dici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, manda-
ta dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il tradi-
tore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò,
è lui; arrestatelo». Subito si avvicinò a Gesû e disse: «Salve,
Rabbil». E lo bacio. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei
qui!», Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù
e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesü
impugnò la spada, la estrasse e colpi il servo del Sommo Sa-
cerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesû gli disse: «Ri-
metti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che pren-
dono la spada, di spada moriranno. O credi che io non pos-
sa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia dispo-
sizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si com-
pirebbero le Scritture, secondo le quali cosi deve avvenire?»,
In quello stesso momento Gesû disse alla folla: «Come se fos-
si un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni
giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arre-
stato. Ma tutto questo è avvenuto perché si comnpissero le
Scritture dei profeti», Allora tutti i discepoli lo abbandonaro-
no e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesū lo condussero dal sommo
sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli
anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al pa-
lazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi,
per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa te-
stimonianza contro Gesù, per metterlo a morte: ma non la
trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni.
Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui
ha dichiarato: "Posso distruggere il tempio di Dio e rico-
struirlo in tre giorni"». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:
«Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di
te?», Ma Gesů taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti
scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Fi-
glio di Dio», «Tu l'hai detto - gli rispose Gesů -: anzi io vi di-
co: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra
della Potenza e venire sulle nubi del cielo»,
Allora il sommo sacerdote si straccio le vesti dicendo: «Ha be-
stemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco,
ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?», E quelli ri-
sposero: «E' reo di morte!, Allora gli sputarono in faccia e lo
impugnò la spada, la estrasse e colpi il servo del Sommo Sa-
cerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesû gli disse: «Ri-
metti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che pren-
dono la spada, di spada moriranno. O credi che io non pos-
sa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia dispo-
sizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si com-
pirebbero le Scritture, secondo le quali cosi deve avvenire?»,
In quello stesso momento Gesû disse alla folla: «Come se fos-
si un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni
giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arre-
stato. Ma tutto questo è avvenuto perché si comnpissero le
Scritture dei profeti», Allora tutti i discepoli lo abbandonaro-
no e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesū lo condussero dal sommo
sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli
anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al pa-
lazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi,
per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa te-
stimonianza contro Gesù, per metterlo a morte: ma non la
trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni.
Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui
ha dichiarato: "Posso distruggere il tempio di Dio e rico-
struirlo in tre giorni"». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:
«Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di
te?», Ma Gesů taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti
scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Fi-
glio di Dio», «Tu l'hai detto - gli rispose Gesů -: anzi io vi di-
co: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra
della Potenza e venire sulle nubi del cielo»,
Allora il sommo sacerdote si straccio le vesti dicendo: «Ha be-
stemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco,
ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?», E quelli ri-
sposero: «E' reo di morte!, Allora gli sputarono in faccia e lo
percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa' il profeta
per noi, Cristol Chi e che ti ha colpito?».Pietro intanto se ne stava seduto fuor, nel cortile. Una gio-
vane serva gli si avvicino e disse: «Anche tu eri con Gesú, il
Galileo, ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco
che cosa dici», Mentre usciva verso I'atrio, lo vide un'altra ser-
va e disse ai presentl: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma
egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!», Do-
po un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro:«E'
vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradi-
sce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non co-
nosco quell'uomo, E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordo
della parola di Gesù, che aveva detto; «Prima che il gallo can-
ti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del
popolo tennero consiglio contro Gesů per farlo morire. Poi lo
misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al go-
vernatore Pilato.
Allora Giuda - colui che lo tradi , vedendo che Gesû era sta-
to condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete
d'argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho
peccato, perché ho tradito sangue innocente, ma quelli dis-
sero: «A noi che importa? Pensaci tu. Egli allora, gettate le
monete d'argento nel tempio, si allontano e ando' a impic-
carsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non
è lecito metterle nel tesoro, perchế sono prezzo di sangue».
Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio»
per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato
«Campo di sangue» fino al giorno d'oggi. Allora si compi quan-
to era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero
trenta monete d'argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu
valutato dai figli d'lsraele, e le diedero per il campo del va-
saio, come mi aveva ordinato il Signore».
Gesû intanto comparve davanti al governatore, e il governa-
tore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesü ri-
spose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani
lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze por-
tano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola,
tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il
governatore era solito rimettere in libertà per la folla un car-
cerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato
famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radu-
nata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi:
Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che
glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:
«Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno,
sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sa-
cerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e
a far morire Gesů. Allora il governatore domando loro: «Di
questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?», Quel-
li risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che
faro' di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifis-
so!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?», Essi allora gri-
davano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto au-
mentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla,
dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensate-
ci voi!». E tutto il popolo rispose: ll suo sangue ricada su di
noi e sui nostri figli. Allora rimise in libertà per loro Barab-
ba e, dopo aver fatto flagellare Gesu, lo consegnò perché fos-
se crocifiss
Allora i soldati del governatore condussero Gesü nel pretorio
e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli
fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una co-
rona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna
nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo de-
tore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesü ri-
spose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani
lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze por-
tano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola,
tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il
governatore era solito rimettere in libertà per la folla un car-
cerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato
famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radu-
nata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi:
Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che
glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:
«Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno,
sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sa-
cerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e
a far morire Gesů. Allora il governatore domando loro: «Di
questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?», Quel-
li risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che
faro' di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifis-
so!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?», Essi allora gri-
davano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto au-
mentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla,
dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensate-
ci voi!». E tutto il popolo rispose: ll suo sangue ricada su di
noi e sui nostri figli. Allora rimise in libertà per loro Barab-
ba e, dopo aver fatto flagellare Gesu, lo consegnò perché fos-
se crocifiss
Allora i soldati del governatore condussero Gesü nel pretorio
e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli
fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una co-
rona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna
nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo de-
ridevano: «Salve, re dei Giudei!. Sputandogli addosso, gli tol-
sero di mano la canna e lo percuotevano sul capo, Dopo aver-
lo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue ve
sti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato
Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce, giunti al luo-
go detto Golgota, che significa «Luogo del cranio», gli diede-
ro da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggio, ma non
ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti,
tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di so-
pra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna:
«Costui è Gesü, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno
a sinistra.
Quelli che passavano di Ii lo insultavano, scuotendo il capo e
dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo rico-
struisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla
croce!». Cosi anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli an-
ziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non
può salvare se stesso! E' il re d'Israele; Scenda ora dalla cro-
ce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se
gli vuol bene. Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio"!». Anche i
ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del
pomeriggio. Verso le tre, Gesû gridò a gran voce: «Eli, Eli,
lemà sabactāni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perchë mi
hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dice-
vano: «Costui chiama Elia», E subito uno di loro corse a pren-
dere una spugna, la inzuppò di aceto, la fisso su una canna e
gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene
Elia a salvarlo». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emi-
se lo spirito.
sero di mano la canna e lo percuotevano sul capo, Dopo aver-
lo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue ve
sti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato
Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce, giunti al luo-
go detto Golgota, che significa «Luogo del cranio», gli diede-
ro da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggio, ma non
ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti,
tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di so-
pra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna:
«Costui è Gesü, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno
a sinistra.
Quelli che passavano di Ii lo insultavano, scuotendo il capo e
dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo rico-
struisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla
croce!». Cosi anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli an-
ziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non
può salvare se stesso! E' il re d'Israele; Scenda ora dalla cro-
ce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se
gli vuol bene. Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio"!». Anche i
ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del
pomeriggio. Verso le tre, Gesû gridò a gran voce: «Eli, Eli,
lemà sabactāni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perchë mi
hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dice-
vano: «Costui chiama Elia», E subito uno di loro corse a pren-
dere una spugna, la inzuppò di aceto, la fisso su una canna e
gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene
Elia a salvarlo». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emi-
se lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarcio' in due. da cima a fon-
do la terra tremo', le rocce si spezzarono, i sepolcri si apr-
rono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono
uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nel-
la città santa e apparvero a molti. II centurione, e quelli che
con lui facevano la guardia a Cesū, alla vista del terremoto e
di quello che succedeva, furono presi da grande timore e di-
cevano: Davero costui era Figlio di Dio.
Vi erano là anche molte donne, che ossevavano da lontano:
esse avevano seguito Gesû dalla Galilea per servirlo. Tra que-
ste c'erano Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di
Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato
Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi
si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesū. Pilato allora or-
dino' che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo av-
volse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo ,
do la terra tremo', le rocce si spezzarono, i sepolcri si apr-
rono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono
uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nel-
la città santa e apparvero a molti. II centurione, e quelli che
con lui facevano la guardia a Cesū, alla vista del terremoto e
di quello che succedeva, furono presi da grande timore e di-
cevano: Davero costui era Figlio di Dio.
Vi erano là anche molte donne, che ossevavano da lontano:
esse avevano seguito Gesû dalla Galilea per servirlo. Tra que-
ste c'erano Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di
Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato
Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi
si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesū. Pilato allora or-
dino' che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo av-
volse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo ,
che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una gran-
de pietra all'entrata del sepolcro, se ne ando'. Li, sedute di
fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria.
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono pres-
so Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci
siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse:
"Dopo tre giorni risorgero". Ordina dunque che la tomba ven-
ga vigilata fino al terzo giorno, perchế non arrivino i suoi di-
scepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: "É risorto dai morti".
Cosi quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima.
Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sor-
veglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere
sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
- Parola del Signore.
de pietra all'entrata del sepolcro, se ne ando'. Li, sedute di
fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria.
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono pres-
so Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci
siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse:
"Dopo tre giorni risorgero". Ordina dunque che la tomba ven-
ga vigilata fino al terzo giorno, perchế non arrivino i suoi di-
scepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: "É risorto dai morti".
Cosi quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima.
Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sor-
veglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere
sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
- Parola del Signore.
prefazio
Ringraziamo il Padre per la vita eterna che il Cristo ci ot-
tiene con la sua morte.
E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in ogní luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo no-
stro Signore.
Egli che era senza peccato, accetto la pa-
ssione per noi
peccatori e, consegnandosi a un'ingiusta condanna, portò il pe-
so dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione ci acquisto' la salvezza.
E noi con tutti gli angeli del cielo innalziamo a te il nostro
canto e proclamiamo insieme la tua lode.
antifona
Mt 26,42; cf. Mc 14,36; cf. Lc 22,42
«Padre, se questo calice non puo passare senza che io lo be-
va, sia fatta la tua volontà».
preghiera
O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la mor-
te del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa'
che per la sua risurrezione possiamo giungere alla mèta del-
la nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.
sviluppie
Se si considerano insieme l'odierna processione e la passione, si ve-
de che Gesù è, da un lato, sublime e gloriosoe, dall'altro, umile e
miserabile. Infatti, nella processione egli riceve omaggi regali e nel-
la passione viene punito come un bandito. Là è circondato di gloria
e onore, qui non ha né aspetto né bellezza. Là la gioia degli uomini
e la fierezza del popolo; qui, la vergogna degli uomini e il disprezzo
del popolo. Là lo si acclama: Osanna al figlio di Davide. Benedetto
sia il re di Israele che viene. Qui si grida che merita la mnorte e lo si
Ringraziamo il Padre per la vita eterna che il Cristo ci ot-
tiene con la sua morte.
E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in ogní luogo a te, Signo-
re, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo no-
stro Signore.
Egli che era senza peccato, accetto la pa-
ssione per noi
peccatori e, consegnandosi a un'ingiusta condanna, portò il pe-
so dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione ci acquisto' la salvezza.
E noi con tutti gli angeli del cielo innalziamo a te il nostro
canto e proclamiamo insieme la tua lode.
antifona
Mt 26,42; cf. Mc 14,36; cf. Lc 22,42
«Padre, se questo calice non puo passare senza che io lo be-
va, sia fatta la tua volontà».
preghiera
O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la mor-
te del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa'
che per la sua risurrezione possiamo giungere alla mèta del-
la nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.
sviluppie
Se si considerano insieme l'odierna processione e la passione, si ve-
de che Gesù è, da un lato, sublime e gloriosoe, dall'altro, umile e
miserabile. Infatti, nella processione egli riceve omaggi regali e nel-
la passione viene punito come un bandito. Là è circondato di gloria
e onore, qui non ha né aspetto né bellezza. Là la gioia degli uomini
e la fierezza del popolo; qui, la vergogna degli uomini e il disprezzo
del popolo. Là lo si acclama: Osanna al figlio di Davide. Benedetto
sia il re di Israele che viene. Qui si grida che merita la mnorte e lo si
schernisce per essersi fatto re di Israele. Là gli si corre incontro con
palme; qui lo si percuote in faccia con le palme delle mani e gli si
colpisce la testa con una canna. Là lo si colma di elogi; qui lo si riem-
pie di ingiurie. Là ci si disputa per stendere sul suo passaggio le ve-
sti altrui; qui lo si spoglia delle sue vesti. Là lo si accoglie a Geru-
salemme come il re giusto e salvatore; qui lo si caccia da Gerusa-
lemme come un criminale e un impostore. Là viene issato sopra un
asino e omaggiato; qui viene appeso al legno della croce, straziato
con le fruste, cosparso di piaghe e abbandonato dai suoi.
(Guerrico di Igny, Sermone sulla domenica delle Palme)
palme; qui lo si percuote in faccia con le palme delle mani e gli si
colpisce la testa con una canna. Là lo si colma di elogi; qui lo si riem-
pie di ingiurie. Là ci si disputa per stendere sul suo passaggio le ve-
sti altrui; qui lo si spoglia delle sue vesti. Là lo si accoglie a Geru-
salemme come il re giusto e salvatore; qui lo si caccia da Gerusa-
lemme come un criminale e un impostore. Là viene issato sopra un
asino e omaggiato; qui viene appeso al legno della croce, straziato
con le fruste, cosparso di piaghe e abbandonato dai suoi.
(Guerrico di Igny, Sermone sulla domenica delle Palme)





