sabato 31 gennaio 2026

S Messa 11 ottobre




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s messa 11 ottobre
I profeti, soprattutto Isaia, paragonano volentieri la felicitā

degli eletti a quella dei convitati chiamati da Dio a parteci-
pare al banchetto. A prima vista, un tale modo
di parlare potrebbe sorprendere: la beatitudine celeste non
e forse di un ordine diverso da quello delle gioie terrene? Per
comprendere questo paragone, basta riflettere sul significato
del mangiare insieme. Ma non ci si siede a mensa an-
zitutto, e tanto meno esclusivamente, per i cibi . 
Un banchetto esprime il carattere eccezionale della fe-
sta o dell'avvenimento celebrato. Essa intende onorare gli in-
vitati, dire loro quanto si sia felici di riceverli. Il banchetto con-
diviso è segno, si potrebbe dire persino «sacramento», dell'a-
micizia condivisa, della comunione che unisce colui che ospi-
ta e i suoi commensali. Ebbene, dice Isaia, ecco ciò che Dio ci
riserva: un'intimità infinitamente superiore a tutto ciò che si
può immaginare; una gioia senza pari e senza fine. «ln quel
giorno», infatti, Dio «eliminerà la morte per sempre» e noi en-
treremo in possesso della salvezza sperata.

Riprendendo questa tradizionale immagine biblica, Gesû la
estende all'intera storia della salvezza. Il re che invita è evi-
dentemente Dio. Nel figlio di cui celebra le nozze, noi ricono-
sciamo Gesů, il Signore che ha «sposato» l'umanità, assu-
mendo la nostra carne mortale, glorificata nella sua risurre-
zione e nel suo trionfo celeste. E a quest'evento che siamo in-
sistentemente invitati.

I servitori di Dio porteranno all'intero universo quell'invito che
è risuonato fin dalle origini del mondo. Un giorno, la sala del
 banchetto sarà piena di una «moltitudine immensa di ogni na-
zione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9), che celebrerà le noz-
ze dell'Agnello (Ap 19), di cui l'eucaristia è segno. Ognuno
esamini se stesso prima di parteciparvi (1 Cor 11,28-29), per
essere trovato rivestito dell'abito nuziale quando il Signore
verrà a «vedere i commensali».
Lui che fin d'ora «colma ogni nostro bisogno secondo la sua
ricchezza in Cristo Gesů» ci colmerà allora al di là di ogni spe-
ranza. «A Dio Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli»,

antifona d'ingresso Sal 129,3-4
Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono, o Dio di Israele.


colletta
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo
mai di operare il bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo..

oppure
O Padre, che inviti il mondo intero alle nozze del tuo Figlio,
donaci la sapienza del tuo Spirito, perché possiamo testi-
moniare qual è la speranza della nostra chiamata, e nessun
uomo abbia mai a rifiutare il banchetto della vita eterna o
a entrarvi senza l'abito nuziale. Per il nostro Signore Gesù Cristo... 


prima lettura   Is 25,6-10a
Uno sguardo su «quel giorno» che vedrà il compimento del-
l'opera della salvezza. Il profeta lo evoca con immagini sug-
gerite dai fasti di una corte reale: un banchetto di inaudita
sontuosità, indetto e preparato da Dio «su questo monte, luo-
go della sua presenza, dove i giusti di tutti i popoli parteci-
peranno alla sua vita, alla comunità seduta alla sua tavola. 

 DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA
Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo
monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini
eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperå su questo monte il velo che copriva la faccia di
tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà
la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su
ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tut-
ta la terra, poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo

sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo
sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché
la mano del Signore si poserà su questo monte». - Parola di Dio.

salmo responsoriale 22,1-3a;3b-4;5;6
Variazione sul tema del Dio-pastore nel quale si può sempre
confidare: egli conduce, protegge e ricolma di beni i suoi.

RIT. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

I| Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia./R


Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza./R

Davanti a me tu prepari una mensa
Sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca./R 
 Si, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abitero ancora nela casa del Signore
per lunghi giorni./R

seconda lettura Fil4,12-14.19-20
I filippesi hanno dato un aiuto materiale a Paolo: egli lha
apprezzato pur sapendosi accontentare di poco. NVon lo dice
per darsi delle arie, ma per invitare anche i suoi corrispon-
denti ad affidarsi alla magnificenza di Dio, rendendogli
grazie.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPÉSI
Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell'abbon-
danza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla
fame, all'abbondanza e all'indigenza.
Tutto posso in colui che mi dà la forza.
Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribola-
zioni. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno
secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.- 
Parola di Dio.

canto al Vangelo  cf. Ef 1,17-18
Alleluia, alleluia.
Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore  
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.

Vangelo Mt 22,1-14 (lett. breve 1-10)
Una parabola della storia della salvezza, come quella dei vi-
gnaioli omicidi. Fin dalle origini, Dio invita tutti gli uomi-
ni a vivere in comunione con lui. Nonostante l'insistenza dei
suoi inviati, alcuni rifiutano l'invito. Altri vi rispondono e
prendono posto nella sala del banchetto. Uno di essi viene 
espuulso: era entrato senza rivestire l'«abito nuziale», «il Cri-
sto «l'uomo nuovo, come dice Paolo (Rm 13,14: Gal 3.27:
Ef 4.24). Per essere fra gli eletti, bisogna convertirsi.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesů, riprese a parlare con parabole ai capi
dei sacerdoti e ai farisei e disse: «ll regno dei cieli è simile a
un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mando i
suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vo-
levano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Di-
te agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi
e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; veni-
te alle nozze!" Ma quelli non se ne curarono e andarono chi
al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi
servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indigno: mandò le sue truppe, fece uccidere que-
gli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi
servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano de-
gni: andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che tro-
verete, chiamateli alle nozze".
Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che tro-
varono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
|l re entrò per vedere i commensali e li scorse un uomo che
non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei
entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutoli. Allora il
re ordino ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel-
le tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perchế molti so-
no chiamati, ma pochi eletti».] - Parola del Signore.

preghiera
Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere, e fa' che que-
sto santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede,
ci apra il passaggio alla gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore 
antifona  Sal 33,11
I ricchi impoveriscono e hanno fame.
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

oppure 1Gv 3,2
Quando il Signore si manifesterà, saremo sinili a lui, per-
ché lo vedremo cosi come egli è.

oppure Mt 22,2
l regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di
nozze per suo figlio.

prrghiera
Padre santo e misericordioso, che ci hai nutriti con il corpo
e sangue del tuo Figlio, per questa partecipazione al suo sa-
crificio donaci di comunicare alla sua stessa vita. Egli vive
e regna nei secoli dei secoli.

sviluppi
La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colon-
ne. Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino e ha imbandito la
tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti
della città: «Chi è inesperto accorra qui!». A chi è privo di senno es-
sa dice: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho pre-
parato. Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate diritti per la via
dell'intelligenza» (Pr 9,1-6).
lo gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il
manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e co-
me una sposa che si adorna di gioielli (Is 61,10).
Silenzio, alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signo-
re è vicino, perché il Signore ha preparato un sacrificio, ha man-
dato a chiamare i suoi invitati. Nel giorno del sacrificio del Si-
gnore, io punirò i principi e i figli di re e quanti vestono alla mo-
da straniera; punirò in quel giorno chiunque salta la soglia, chi
riempie di rapine e di frodi il palazzo del suo padrone (Sof 1,7-9. 
Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siede-
ranno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli,
mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove
sarà pianto e stridore di denti (Mt 8,11-12),

Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isac-
co e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da setentrione e da mezzo-
giorno e siederanno a mensa nel regno di Dio (Le 13,28-29).
Udii come una vOce potente di una folla immensa nel cielo che
diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio»
(Ap 19,1).
Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo (1Cor 11, 1). 






 




































lunedì 4 novembre 2019

la vita cambia






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 
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martedì 17 settembre 2019

tu costruisci






Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili




                                                               

È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)      

martedì 11 giugno 2019

ricordate



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo


(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.